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Volare, Volare: ma per arrivare dove?

InTerritorio&Società - Territory&Society su maggio 8, 2010 a 9:04 am

Gli aeroporti delle nostre città sono stati e saranno sempre descritti e raccontati con gli appellativi più stravaganti. Chi li considera ‘non luoghi’, spazi di transizione, portali della globalizzazione, motori di progresso o luoghi di alienazione non fa altro che confermare la loro centralità, sociale, economica e politica nella società postmoderna e globalizzata. Io sono un frequentatore di aeroporti. Ne ho visti parecchi negli ultimi anni e tutti si assomigliano dopotutto. I tracciati di movimento al loro interno, gli spazi sociali predisposti, ricalcano tutti la stessa grammatica dell’efficienza, e spesso del consumismo. Lo spazio aeroportuale non percepisce il concetto di libertà d’uso. Lo spazio è prestampato e (anche per motivi di sicurezza) viene tolta ogni possibilità di uso creativo per noi utenti. Nonostante qualcuno potrebbe trovare risvolti psico-sociali interessanti, fin qui nulla di nuovo.

La dimensione più cruciale dello spazio aeroportuale è quella urbanistica, della quale quella economica e politica ne sono corollari fondamentali (la prima ne beneficia, la seconda li governa). Le regioni e metropoli globali sono attori in competizione in un mercato internazionale, globalizzato, all’interno del quale i fattori vincenti sono capacità di connessione, qualità della vita e potenziale produttivo. Più una città è ‘connessa’ ai vari centri economici mondiali più è probabile che merci, persone e ‘beni’ circolino, e crescano, all’interno del proprio territorio, aumentandone di fatto la capacità economiche. Quest’ultima potrebbe, se ben gestita, trasformarsi in benessere aggiunto per le popolazioni locali (detto in altre parole, aumentando il prodotto interno lordo di una città). E’ il grado di connettività di un aeroporto che ne definisce la capacità di influire nel benessere di una regione. Tale connessione è bidirezionale nel senso in cui un aeroporto esiste in quanto ‘allacciato’ ad altre città (internazionali o nazionali) e al proprio territorio. La mancanza di una delle due direzioni di connessione renderebbe un aeroporto una cosa inutile.

La gestione di un aeroporto fallisce nel momento in cui questo sistema di inter-connessioni non viene sviluppato e migliorato al passo con i tempi. Un maggior numero di passeggeri, un’aumentata capacità di mobilità, una società multiculturale e multietnica, un sistema produttivo decentrato e un turismo sempre più internazionale richiedono infrastrutture adeguate capaci di aumentare la portata connettiva degli aeroporti, in entrambe le direzioni. L’Italia è un paese la cui economia (in primo luogo turistica) è in gran parte sostenuta dalla capacità aeroportuale. Ed è per questo che il nostro paese fallisce nel creare appieno quel benessere aggiunto nel momento in cui una delle due dimensioni di connessione dello spazio aeroportuale rimane obsoleta. Da Milano Malpensa a Milano Centrale in 55 minuti a euro 7.50, da Linate a Centrale in Autobus o Autobus più metropolitana in 30 minuti. Da Roma Fiumicino a Termini in 35 minuti al costo di 11 euro in un trenino ripieno come un supplì. Da Ciampino a termini in un’ora con bus convenzionati o cambiano alla stanzioncina di Ciampino. Da Bologna International (uno dei pochi scali in vera espansione e a bilancio positivo) a Bologna Centrale in 30 minuti, in autobus a circa 20 posti a sedere, con 10 spazi valigia (le valigie prendono il posto delle persone…) a 5 euro (stessa qualità e servizio di una corsa urbana che però costa 1 euro, come se i passeggeri internazionali debbano pagare una sovrattassa). Prendendo aeroporti minori la storia non cambia. Falconara Raffaello Sanzio è servito da 2 treni al giorno (il taxi a volte bisogna prenotarlo visto che è il parcheggio è deserto). Pisa sembra andare meglio con una stazione al suo interno, alla quale arrivano principalmente i lenti treni regionali.

Purtroppo siamo indietro rispetto ad altri paesi, e soprattutto i nostri (ben due) hubs nazionali. Da Dusseldorf aeroporto a Hbf in 8 minuti (!!) con un treno ogni 15-20 minuti al costo di euro 2.50 (i treni vanno in tutte le direzioni, anche verso Amsterdam direttamente senza passare da Hbf). Da Schipol a Amsterdam Centrale in 15 minuti al costo di euro 3.50 (2 e qualcosa con lo sconto che molti residenti hanno). Da Parigi CDG a Parigi Nord in 35-40 minuti al costo di 8.50 euro ma presto il CDG express collegherà la città in meno di 20 minuti. L’S-train di Copenhagen ci porta praticamente dentro il gate in 30 min all’interno di vagoni che oserei definire lussuosi a soli 4 euro (34 DK). Se volate a Barcellona potete scegliere tra bus (ogni 15 min a 5 euro) oppure treno (6 euro ma con vari biglietti sconto) ogni 30 min (in 30 min in centro). La poverissima Atene ha un servizio autobus diretto per il porto (1 ora di viaggio) e un servizio di metropolitana diretto per Sintagma (in 30 minuti circa) al costo di pochi euro. Vienna centro è collegata da ben due servizi su rotaia, S-bahn e CAT, che ci portano all’aeroporto rispettivamente in 30 minuti e 16 minuti al costo di 3.80 e 9 euro. La non-europea Istanbul ha una miriade di autobus e taxi che vanno in centro (il che riduce i costi su strada) nonché una metropolitana efficientissima che per poche lire turche e circa 25 minuti ti porta in centro… Sarei contento di avere altri esempi da voi.

Ci tengo a precisare che sono personalmente convinto che molto spesso la sostenibilità degli aeroporti non coincida con la loro espansione. Il concetto di ‘viaggio’ nella sua essenza più pura ed eccitante rimane quello su terra o su mare e, soprattutto, l’abuso di voli sta distruggendo il nostro pianeta. Ciononostante, se volete chiamare gli aeroporti ‘non-luoghi’ e a quel punto chiedetevi perché dovreste spendere tutto quel tempo (e soldi senza qualità) in un ‘non-luogo’.

A presto

federico

L’Alta Velocità? Futurologia

InTerritorio&Società - Territory&Society su febbraio 16, 2010 a 8:15 pm

Cari Amici

leggo da La Voce.info che il progetto TAV Torino-Lione in Val di Susa a non supera il test del rapporto costi benefici (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001553.html). L’opera costa tantissimo, tra 15 e 20 miliardi senza però portare benefici concreti in nessuna delle dimensioni più cruciali. Il trasporto di beni su Alta Veloctà ‘velocizzerebbe’ solo di un’ora circa e gli effetti sull’ambiente del passaggio dalla gomma alla rotaia sarebbero trascurabili in quell’area, sopratutto rispetto ai danni che comporta lo scavo di un nuovo tunnel.

Ma perchè quest’opera? L’unione Europea sembra non pressare più di tanto (come si dice nell’articolo) e neanche la popolazione della Val Di Susa la chiede. Le imprese?? beh, i costi del trasporto su rotaia sarebbero addebitati a quelli su gomma, visto che abbiamo sembre bisogno di incentivi per convincere le imprese ad uscire dal camion e salire su un treno. Se no non si spiegherebbe perchè ancora in italia in trasporto su rotaia (si pensi alle merci che dal sud vengono portate al Nord) sia minimale.

Si potrebbe presupporre che l’Alta velocità sia un progetto a lungo termine, forse lunghissimo. Alcuni potrebbero dire che per il momento non possiamo percepire gli incredibili effetti positive che la TAV potrà avere fra 40 anni, quando le nostre strade saranno completamente congestionate. Beh, quello che manca per giustificare una tale opera è quindi un programma a lungo termine. Vorrei vedere dei documenti che contengano una visione di sviluppo territoriale e completa. In altre parole, se giustifichiamo la TAV in questo modo allora la crescita economice, lo sviluppo urbano e l’evoluzione dei trasporti dovrebbero essere pianificate fin da ora, giustificando la necessità di una TAV in futuro. Quante imprese si collocheranno a Torino? Quante di queste necessiteranno di un collegamento veloce con Lione o Kiev? Quale l’evoluzione del trasporto su gomma? Beh, sinceramente non credo esista un piano regionale (perchè no nazionale) che prenda in considerazione tutte queste variabili, prima di tutto per il fatto che il futuro è prevedibile solo fino ad un certo punto. Un piano a lungo termine è molto più complesso di un semplice tunnel da 20 miliardi. Stesso identico discorso vale per il ponte di Messina, la cui necessità non sembra giustificata da alcun progetto territoriale a lungo termine.

A presto

Federico

Amsterdam N-Z Lijn: Viva la Metro

InTerritorio&Società - Territory&Society su gennaio 20, 2010 a 9:29 pm

Cari amici

News da amsterdam. E alcune precisazioni in merito all’articolo scritto da me il 3 gennaio sulle reti di metropolitana Italia. In quell’occasione ho citato la line Nord-Sud della metro di Amsterdam perché mi sembrava un caso molto interessante di un’amministrazione che la metro la vuole veramente, quasi per forza, a costo di bucherellare il proprio sottosuolo. Volevo prima di tutto dire che personalmente non sono così negativo sulla questione, e che nonostante le critiche sul progetto siano incredibili dopotutto si tratta di un esempio interessante di sviluppo urbano. Vi vorrei dare quindi alcuni dettagli sulla cosa. Sia per chi Amsterdam non la conosce sia per coloro che la conoscono molto bene, e che magari hanno preso una volta la metro.

Amsterdam ha solo 4 linee di metro. Sono disposte in modo molto particolare in quanto servono solo la parte Est della città e, di fatto, girano attorno al centro. Il primo tracciato di metro, quello esistente appunto, è stato concepito soprattutto per collegare i quartieri popolari a sud est della città, nei quali stava emergendo una forte concentrazione di immigrati di origine non europea e di disoccupati. Tutt’ora quelle aree hanno le sembianze di ghetti. Il collegamento via rotaia era considerato come un primo passo verso l’annessione sociale dell’area nella città (al quale seguì anche lo sviluppo dell’Ajax arena e dell’Heineken music hall).Inoltre, quella linea era stata la prima ad essere scavata sopratutto perché tecnicamente il terreno lo permetteva.

La linea centrale invece è molto più complicata. La linea era stata tracciata nel 1960 in un piano chiamato Spoorstad (città di binari) che non fu mai abbandonato, perché di buona qualità tecnica. Gli urbanisti dell’epoca avevano previsto una rete di almeno 8 linee, che avrebbe collegato nord sud e ovest-est. Le proteste degli anni 70 (fortissime ad Amsterdam) avevano però reso il piano difficilmente implementabile. Fu tutto sospeso fino al 1994 quando l’amministrazione, supportata dallo Stato finanziariamente, decise di intraprendere il progetto Nord-Sud. Un primo tracciato doveva collegare la stazione centrale con i quartieri a nord del fiume IJ. Se andate a fare una passeggiata in quelle zone vi accorgerete subito come li ci sia un’altra realtà, più rurale che urbana. Il fiume ha fatto in modo che il nord seguisse una traiettoria di sviluppo a se stante, dominata fino a 20 anni fa dall’industria navale. Il tracciato nord è quasi pronto ormai e tutto è andato dritto.

Il tratto sud, che collega stazione centrale con il cosiddetto Zuidas è molto più problematico. Questi giorni in consiglio si sta addirittura mettendo in discussione la scelta iniziale: ‘averemmo dovuto iniziare’ ci si chiede. Questo perchè il costo iniziale previsto dell’opera, 1.5 miliardi, è esploso fino a 3.1 miliardi, e senza aver completato i tratti più difficili. Lo scavo del tunnel ha inoltre dissestato le fondamenta di alcuni edifici lungo in tracciato, appoggiati sul primo strato di sabbia della città (Amsterdam regge praticamente su due strati di sabbia, le case più antiche hanno fondamenta molto più corte). Il problema era dovuto soprattutto ad un malfunzionamento della tecnica super-complessa con la quale le stazioni della metro sono state scavate. La città persevera nella costruzione della metro. Nonostante l’opinione pubblica continui ad essere scettica, ed arrabbiata in alcuni casi, il comune continua nel suo grande progetto. Questo in nome della vivibilità della città, i cui trasporti tramviari sono praticamente esausti. La bicicletta unico stile di vita :)

Con questo volevo solo aggiungere un po’ di storia al mio intervento precedente. Le cose sono molto più complicate ovviamente questo è il succo della questione. Spero che avrete voglia di venire ad Amsterdam e di farvi un giro nella metropolitana (forse fra 5 anni).

Un saluto

Federico

Il terrore di volare

InTerritorio&Società - Territory&Society su gennaio 7, 2010 a 3:08 pm

Cari amici

è ora di parlare di cose serie. Di quelle cose che, come si dice alla TV, ci farebbero paura, terrore. I terroristi, quelli pirotecnici però, quelli che si fanno saltare con il tritolo nelle mutande e che amano viaggiare verso NY, Detroit, Amsterdam, Madrid e Londra etc…La scoperta del tipetto imbottito fino al cavallo ad Amsterdam ha creato scalpore. Come se pensassimo ancora che in un tempo in cui perfino le bombe atomiche si comprano al supermercato i terroristi usassero pistoloni o coltelli per dirottare aerei (come sui film!). Beh, le tecnologie avanzano, per tutti. E l’esplosivo si nasconde facilmente. Questo è ovvio e non è il punto.

L’ultima trovata anti-terrorismo (un pò come lo scudo spaziale anti missile che doveva evitare un attacco terroristico diretto agli stati uniti) è il ful body metal detector (o scanner, se vi piace). In pratica, chiunque prenda un aereo potrà essere esaminato ‘a fondo’ in ogni angolo del suo corpo per scovare eventuali armi non autorizzate. Interessante e semplice. Le critiche sono tante però e spaziano tra questioni legate alla privacy (quella del corpo umano) a quelle della sicurezza sanitaria (visto che si useranno radiazioni). La mia critica è diversa, e riguarda la solita tendenza a terrorizzare contro il terrorismo, ad allarmare passeggeri di ogni sorta.

Leggo sul sito dell’istat che nel 2004 i viaggiatori del trasporto ferroviario (interno) erano circa 60 milioni per Km. Quelli del trasporto aereo circa 13 milioni per Km (vedi link http://www.istat.it/dati/catalogo/20070417_00/ann_07_05_statistiche_trasporti04.pdf). Ora…consideriamo che questi dati riguardano il trasporto nazionale, e che quello internazionale aereo sia relativamente più alto rispetto a quello internazionale ferroviario. Diciamo però ache che, un esempio a caso, quando abitavo a PArigi mi spostavo frequentemente (anzi sempre) in treno per andare a Milano e che il trasporto ferroviario Europeo sta andando alla grande. Molte persone oltrepassano i confini nazionali semplicemente seduti su una poltroncina di un treno ad alta velocità (senza nessun tipo di controllo all’imbarco, e pure con fermate intermedie!).

Per quale motivo tutta questa attenzione ai trasporti aerei quindi? Perchè continuiamo a credere che i terroristi vogliono solo colpire torri o terrorizzare le 200 persone a bordo di un Jet? Gli attentati di Londra e Madrid hanno insengato che i treni possono essere bersagli altrettanto allettanti. Cosa voglio dire con questo. No di certo che il full body scanner debba essere implementato anche dalle ferrovie dello stato (magari ci aumentano il biglietto!). Dico semplicemente che l’utilità del ful body scanner è molto meno significativa rispetto ai risultati negativi che si hanno in fomentare il timore di un attacco terroristico via aerea tra noi cittadini.

Personalmente non vedo un grande risultato per la sicurezza nazionale o internazionale nell’acquistare un paio di aggeggi per Milano, Roma e Venezia (chissà perchè venezia!). Pensiamo all’integrazione e alla tolleranza piuttosto. Progetti a lungo termine, più impegnativi rispetto a guardare qualcuno nudo in aeroporto.

Viaggiate sempre! e così che la lotta al terrorismo potrà essere vinta.

a presto

Fede

Da Roma a Milano in metrò

InTerritorio&Società - Territory&Society su gennaio 3, 2010 a 11:55 am

La Scelta bipartisam: a ogni città il suo Metrò

da ‘Il Sole 24 Ore’ 28 Dicembre 2009

di Giorgio Santilli

Soppresso il ministero delle aree urbane, all’inizio degli anni 90, fallita nell’indifferenza generale ogni politica antinquinamento, in attesa di capire se decollino o meno gli interventi di housing sociale, restano le metropolitane l’unica politica nazionale per le nostre città, assolutamente bipartisan e sostenuta pure dai Verdi.

Negli ultimi 15 anni sono state progettate e avviate con una certa continuità una ventina di linea per un totale di 35 lotti e un costo di 17 miliardi, di cui 12,5 coperti finanziariamente con risorse statali (11,2 miliardi) e locali ( 1,3 miliardi).
Anche gli strumenti di finanziamento statali più recenti hanno fatto la loro parte: 2.165 milioni sono arrivati dalla legge obiettivo, mentre altri 240 milioni arrivano dal recentissimo fondo infrastrutture finanziato con il Fas.

Mancano ancora all’appello 3,7 miliardi per completare il quadro finanziario attuale più circa un miliardo di vecchie pendenze, ma Roma ha incassato più di 3 miliardi per i metrò, Napoli ha preso 1,1 miliardi solo per la linea 1 e quasi due miliardi per il resto, Milano e l’area circostante hanno incassato più di tre miliardi, Torino più di uno.
I comuni studiano nuove soluzioni per completare il quadro finanziario, ma un italiano che fosse partito dall’Italia negli anni 70 e vi facesse ritorno ora troverebbe nelle nostre città più sporche e insicure l’unica nota positiva di qualche metropolitana in più.

Cari Amici

Giusto quache info di contento, e non, per poter valutare autonomamente il fatto che da noi un pò tutte le città vorrebbero un metrò. Mi è giunta voce che anche Parma ne vorrebbe una, e che Firenze sta procedendo con lo scavo di un tunnel sotterraneo per poter decongestionare il proprio territorio. Si da il caso che casa di una mia amica sia costruita proprio sopra il tragitto previsto della metro. Una metropolitana dovrebbe essere una necessità, non un optional. Scavare il suolo porta rischi importanti.

Ne sanno qualcosa anche gli Olandesi, che dal 1994 stanno cercando di ultimare (seppur ancora all’inizio) la linea Nord Sud della metro, che dovrebbe collegare la Stazione Centrale con il distretto finanziario economico dell’Asse Sud (Zuidas). Dopo miliardi di Euro spesi, fior fiore di tecnici invitati da tutto il mondo a capire come risolvere problemi di pressione e stabilità, dopo due o tre edifici ridotti a carcasse pendenti in una della via più ricca della città, la giunta comunale, ma anche lo Stato (finanziatore principale) si stanno ancora chiedendo se era il caso di farla. Dopotutto il tram sembra una opzione più lenta ma molto meno invasiva, soprattutto ad Amsterdam. Chi va piano va sano e va lontanto.

A Roma si scava pure. Si scava contro gli scavi. Cosa giusta, se ponderata. Io sono personalmente a favore dei trasporti pubblici, e ogni tanto la storia dovrebbe lasciare spazio al future. Anche in questo caso però, bisogna essere consapevoli che interventi, repentini, dovrebbero essere fatti su trasporti su gomma e su rotaia. L’articolo del 24 ore ci fa intuire una cosa. Per quale motivo le giunte comunali, finanziate dal Ministero per gran parte, corrono alla metropolitana quando, nel caso arrivassero a Roma Termini, vedrebbero che il treno è in ritardo di 100 minuti? Molti soldi potrebbero essere spesi prima (in modo non esclusivo) su altri tipi di infrastrutture, credo. Se io voglio una bellissima e carissima macchina, devo prima pensare che ho bisogno anche di un tetto sopra la testa e del pane quotidiano.

Questo stesso discorso vale per ponti sullo stretto, aeroporti, e molti altri tipi di infrastrutture. Lo sviluppo ha bisogno di un’agenda.

Cari Saluti,

Federico

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