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Berlusconi c’è e si vede

InPolitica&Società - Politics&Society su novembre 15, 2011 a 7:08 am

Nel mondo erano rimasti solo in due a parlare attraverso i video-messaggi e di uno, al di là delle apparenze, non ci libereremo mai. Eh già, perché il Cavaliere oggi potrà aver perso una battaglia, ma la guerra, purtroppo, l’ha vinta da un bel pezzo: più o meno trent’anni fa, quando TeleMilano, una piccola realtà televisiva via cavo, diventa la nazionalissima Canale 5.
Burattinaio di serate nostrane – targate anni ’90 – l’ex (?) premier si colloca, ahimè, al primo posto nella lista delle persone più influenti in Italia degli ultimi anni. Insomma, lui la mente, lui il braccio.
Ci ha modellato a sua immagine e somiglianza, facendoci credere fin da subito che l’apparenza fosse tutto. Concetto ormai così ben radicato in Italia da trovarlo, oltre che in televisione, anche nelle stanze della sua politichetta da strapazzo.
Con le famigerate veline, letterine, tapparelline e sedioline, ha stravolto totalmente il significato dell’essere donna, portandolo al livello più basso in assoluto ovvero quello di gnocca senza cervello. Circostanza, tra le altre cose, da lui estremamente amata. Giuro che all’estero è del tutto impossibile tentare di spiegare questo fenomeno televisivo.
Ha poi rimodellato, senza mezze misure, il concetto di informazione, dove pertanto la politica si confonde facilmente con il gossip e il gossip con la cronaca nera. Chiaramente, quando si può, meglio se tutto a suo favore.
Ci ha regalato format televisivi stranieri trasformati, fin da subito, nella parodia di noi stessi: uno su tutti: Il Grande Fratello. Concettualmente interessante, praticamente un’ammucchiata di idiozia. Arrivati all’undicesima edizione, mi chiedo perplessa chi è l’eroe instancabile che dà seguito a questo circo.

Non voglio stare qui a raccontare cose che già conosciamo alla perfezione, ma solo far presente che la sua fantomatica uscita di scena è tutta una mera illusione. Potrà sembrare una minaccia, ma lui c’è ancora e ci sarà sempre. Tutte le volte che guarderemo un programma Mediaset, che ci soffermeremo su una pubblicità, che rideremo con Zelig o penseremo di essere informati da un servizio delle Iene. Volenti o nolenti lui è la televisione, e la televisione resta, senza concorrenza, il mezzo di comunicazione più diffuso, in questa Italia tanto vecchia quanto ingenua.
Si dimette da Presidente del Consiglio, facendoci credere di essere un politico responsabile che ama il suo paese. In realtà è sempre stato solo un imprenditore legato al soldo, che oggi esce dalla porta sul retro – per non sentire i fischi di quella parte di popolo che ha capito il suo trucco – pronto però a rientrare dalla finestra, per continuare a condizionare la massa. E la massa, per definizione, è sempre in maggioranza.

Marta

Voce del verbo Raschiare

InPolitica&Società - Politics&Society su ottobre 10, 2011 a 8:46 pm

 Il verbo raschiare non viene utilizzato quasi mai nel nostro quotidiano. Alzi la mano chi sente di poter affermare il contrario. Eppure sono settimane che mi gironzola nella testa senza capire da dove diavolo possa arrivare.
Poi succede che, una mattina di autunno – magari domenica – ti alzi dal letto, ciondoli fino alla cucina alla ricerca di una goccia di caffè, ti lavi, ti vesti, esci a buttare la spazzatura e coincidenza il camioncino che la ritira è già li, sotto casa, rombante e pronto per ripartire. Con la mano libera fai un gesto nell’aria e il tizio abbandona il volante, ti viene incontro senza espressione, prende il tuo sacco e lo lancia nel mucchio.
Poi succede che ti chiedi se è tutta plastica quella che vedi nel retro del furgoncino; no, perché sono cinque giorni – con oggi – che te la tieni in casa e la domenica è il giorno corretto per liberartene, lo dice anche il memorandum di quattro colori del comune attaccato con tanta cura sul muro del palazzo. Ma quello che vedi con la coda dell’occhio sembra tutto tranne plastica e allora la domanda, come diceva un noto conduttore, nasce spontanea.

‘Scusi è il giorno della plastica questo, vero?’
‘Che?’
‘….no dico, stai raccogliendo la plastica adesso, giusto? E’ plastica quella?!’
‘Mica me metto a controllà i sacchi uno per uno’
‘Si, però è giorno di plastica oggi’
‘E allora sarà plastica’.

Il verbo raschiare è onomatopeico. Lo pronunci e puoi sentirne il rumore. Ma il perché io ci pensi da giorni, devo dire, proprio non lo so.
Poi succede che una sera torni a casa dal lavoro, stanca e affamata. Lanci la borsa da un lato, le scarpe dall’altro, e – tra la lavatrice che centrifuga e una padella che sfrigola – il relax prende il sopravvento. Però poi succede che la soglia di attenzione si alzi un po’ ascoltando un telegiornale: e le parole che riesci ad ‘acciuffare’, nel marasma delle notizie e dei gesti quotidiani che fai, sono poi quelle che creano il senso reale delle cose accadute.
Muore Steve Jobs / Forza Gnocca / crolla una palazzina, cinque donne muoiono sul posto di lavoro / lavoravano in nero / manifestazione contro la Legge Bavaglio  / Berlusconi va in Russia per il compleanno di Putin / processo Mediaset / processo Ruby / i due tizi di Perugia, per la giustizia italiana, sono innocenti e vengono scarcerati / vogliono i danni morali / saranno soldi nostri / l’assassino di Novi Ligure è ospite in una trasmissione televisiva / a dir cosa, non saprei / il fallimento della Grecia / i tagli alla scuola pubblica / la crisi / le banche / Berlusconi è sempre al compleanno di Putin / culona inchiavabile / neutrini che viaggiano in tunnel inesistenti / borse in calo / Palazzo Grazioli, festini e minorenni / pensione parlamentare di 3000€ ad una pornostar / IVA al 21% / Giuliano Ferrara su RAI 1 per mezz’ora al giorno / per non parlare di Bruno Vespa / o di Minzolini / la Dandini non tornerà in televisione.
In tutto questo tripudio di scelleratezze, cerchi Michele Santoro, perché in fin dei conti è Giovedì e sei abituata così, di Giovedì. Ma al suo posto c’è un programma di gente sconosciuta che canta e stona e viene giudicata dalla Cuccarini, la sola che riesci a riconoscere prima di spegnere tutto e schiantare il telecomando contro il muro.

Il verbo raschiare è in disuso. Sfido io a trovare qualcuno che per strada lo inserisca in una conversazione. Eppure, chissà come, non posso fare a meno di pensarci.
Poi succede che ti chiama un amico e ti dice che l’azienda per cui ha lavorato l’ultimo anno e mezzo non gli rinnova il contratto e allora tra brevissimo se ne andrà all’estero a fare quel dottorato che ha sempre rimandato; non rimane in Italia perché  non lo pagherebbero. Si è già informato. Poi ti chiama un’amica e ti dice che, visto che il suo contratto era di sostituzione maternità, a fine ottobre torna la collega e lei dovrà andar via. Non c’è possibilità di rimanere, non ci sono soldi per pagare due persone e non sa proprio dove sbattere la testa. Era brava nel suo lavoro.

Allora ritorno con il pensiero a Mr. B. e al suo viaggio in Russia per il compleanno di Putin. Penso che saranno più di vent’anni che in Italia non si fa politica – quella vera - e il risultato di questo mal governo si riversa inesorabile sulle nostre vite, anche se ci vogliono far credere che tutto sia sotto controllo.

Ed ecco quell’attimo di lucidità, dove tutti i tasselli tornano al proprio posto e la parola raschiare finalmente acquista il suo senso. Raschiare il fondo. Ecco cos’era. Ecco da dove arriva. Perché è quello che vedo, quello che mi circonda tutti i santi giorni; mentre chi dovrebbe rimanere qui – per quel senso di responsabilità che fa di un capo un buon capo – è lontano mille mila kilometri, a festeggiare l’unico ‘comunista’ che non fa comodo chiamare così.

 

Marta

12 e 13 giugno: il passato ha già perso.

InCostume&Società - Customs&Society su giugno 8, 2011 a 9:29 am

Il sorprendente divario tra media tradizionali e strumenti del web 2.0, sta negli ultimi tempi caratterizzando la politica italiana.

Quasi che il termine « media tradizionali  » sia divenuto per certi versi obsoleto e fuorviante giacché non è la tradizione né la storicità che lo differenzia, bensi la realtà dei fatti.

E la realtà dei fatti non é né tradizionale, né innovativa. E’ il presente.

Lo scandoloso silenzio delle televisoni sul referendum del 12 e 13 Giugno rappresenta un passato (in senso tradizionale) che si vorrebbe continuare a perpetuare.

Invece c’é Internet. Il web 2.0, i social media, la rete, il network, gli user generated content, il citizen journalism, rapidità nella diffusione delle notizie, contenuti che si basano sull’esperienza, interattività, multimedialità, trasparenza, persistenza, viralità. Si agisce attraverso quello che si scrive. Si scrive per far agire. Presente.

Il tormentone Pisapia ha fatto scuola. Una campagna elettorale completamente stravolta da un pubblico attivo, volenteroso che si mobilita e crea seguito, che diventa esso stesso realtà dei fatti. Presente.

Per il referendum del 12 e 13 giugno, a dispetto del silenzio “tradizionale”, il web si riempie di iniziative di informazione, provocazione, adesione, promozione finalizzate a trasformare un’opinione in azioni concrete. Capacità dei social network. Realtà dei fatti.

Centinaia di video, loghi, articoli, gruppi, associazioni, foto più o meno divertenti, eventi, testimonianze di personaggi noti… Presente.

In ogni caso il passato ha già perso.

 

L. S.

La televisione non guarda gli italiani: notiziabilità delle informazioni

InCostume&Società - Customs&Society su giugno 9, 2010 a 7:22 pm

La televisione non ascolta gli italiani. Non li guarda non li capta. Il rapporto è inverso. Questa la conclusione dell’ultima indagine Demos, pubblicata pochi giorni fa e reperibile su questo sito: http://www.demos.it/a00463.php.

I risultati sono molto interessanti. Il sondaggio, rappresentativo come tutti quelli che valgono, fornisce una istantanea della copertura televisiva da parte dei maggiori telegiornali delle questioni che riguardano il paese, confrontandole con le percezioni di che i cittadini hanno dell’importanza di temi specifici. Si legge che gli italiani sono maggiormente sensibili e preoccupati allo stato della sanità pubblica nella loro regione (47%), alle questioni relative all’ occupazione e alla situazione economica in generale (45% disoccupazione, 31% aumento dei prezzi, 15% fisco e tasse). Circa il 90% degli intervistati concentra l’attenzione su questioni relative all’economia in senso lato, mentre solo uno scarso 28% è preoccupato di questioni che ‘potrebbero’ essere collegate alla criminalità (18% criminalità in specifico e 10% immigrazione, tra i quali vanno considerati coloro che vedono l’immigrazione come una questione di tutela dei diritti umani invece che puramente come ‘irregolarità’ di accesso ad un territorio).

Non stupisce (chissà perché) che il telegiornale di RAI1 (sondata solo l’edizione serale) trasmetta per l’82% servizi che riguardano la questione criminalità e dedichi solo un 4,1% a questioni come ‘perdere il lavoro’, ‘perdere i propri risparmi’, ‘peggioramento condizioni di vita’. Questi dati sono proprio interessanti. Perché? Con una buona dose di fantasia cerco di dare spiegazioni.

La crisi economica non esiste ed è tutta una invenzione. Questa l’opinione professata dal governo fino a pochissimi giorni fa. Si potrebbe aggiungere anche la riforma e la manovra finanziaria che porterà cambiamenti drastici negli stili di vita della popolazione: questa una delle cose di cui il governo non vorrebbe parlare probabilmente. E’ risaputo che l’insicurezza e la paura sono stati d’animo che rendono le masse controllabili, malleabili a piacimento dei potenti. La paura rende cechi. Meglio parlare di insicurezza e cavalcarne l’onda.

Una televisione nel disordine, che non informa e che non riesce a sentire il ‘polso’ dell’opinione pubblica. Perchè forse è dipendente dalle agende politiche o piuttosto semplicemente e disperatamente dipendente dalla banalità della paura invece che dalla complessità di una contingenza economica. Fatto sta che guardare la televisione, RAI 1 in particolare (ma aggiungerei anche Tg come studio aperto e canale 5), non sarà più un esercizio esplorativo dei fatti quotidiani (cosa succede di importante nel mondo di oggi?) ma piuttosto un processo manipolativo. Qualcuno sceglie per noi quello che è veramente ‘importante’ senza spesso avere un minimo collegamento con la realtà. La famosa invenzione della realtà.

a presto

Federico

Un contributo da una lettrice

InCostume&Società - Customs&Society su maggio 27, 2010 a 10:07 am
Da poco sono tornata in Patria, dopo 5 anni passati in Spagna e gli ultimi 6 mesi in Olanda. Ovviamente ogni tanto torno a “casa”( quella di mia mamma….la mia cambia di tanto in tanto…).
Questa volta mi sono fermata un po’ di più e ho avuto anche il tempo di guardare la tv.  Mi sono ritrovata verso le 23.30 guardando iniziare su RAI3 “Parla con me”  della Dandini . Senza pensare ho detto a voce alta… ” i programmi interessanti li danno solo dopo mezzanotte!”
E’ strano quando nel resto del mondo dopo mezzanotte si vedono in tv solo programmi erotici o televendite in Italia si trovano i programmi di satira o di cultura…..mi ha fatto pensare….
Vi allego anche il link della trasmissione che ho visto.
Inizia con una ragazza italiana che parla della precarietà  e della fuga di cervelli …vale la pena ascoltarla!
Betta

TG1 Lunedì, xx (gg) xxxx (mm) 2006 –>2010 ed oltre…

InCostume&Società - Customs&Society su aprile 26, 2010 a 7:40 pm

Cari Amici

L’avrei potuto scrivere un qualsiasi giorno dell’anno questo articolo, purtroppo per tutti noi. La TV pagata con i soldi degli italiani che non fa il suo lavoro. Un telegiornale quotidiano che non ‘quotidianizza’. Un telegiornale che non ‘giornalizza’. Un telegiornale la cui una essenza rimane la televisione. Il TG1 è uno spettacolo indecente secondo me. Uno ritorna a casa il Lunedì sera, magari dopo una giornata di lavoro nella quale non ha sfogliato alcun quotidiano, dopo un finesettimana (magari) passato in montagna, isolato dalle news, e rimane profondamente deluso dal telegiornale. Il TG di oggi ore 20.00 esemplifica un processo incessante di decadenza del momento più importante del media televisivo, l’informazione per tutti i cittadini. Ma non le informazioni ‘a caso’, quelle quotidiane, quelle che cambiano ogni giorno, le NEWS nelle quali, secondo la manualistica, si spiegano le cinque W: who, what, why, where and when. Le news di oggi (con l’eccezione di una news e della cronaca) non hanno veramente nulla di quotidiano. Perché allora non fare una rubrica settimanale, che ne so, il solito ‘costume e società’, nella quale si fornisce una cornice più adatta agli approfondimenti su salute, moda, e tecnologie. Una soluzione che fornirebbe uno spazio più appropriato per discutere di temi come quelli che ho citato. In tal modo si suddivide il target, si adottano modalità comunicative che ‘valorizzano’ le informazioni a seconda del loro tipo con tutti i vantaggi in termini di efficacia ed ascolti. Invece, si fa una grande macedonia di fatti che sembrano così messi sullo stesso piano, confondendo lo spettatore ed impedendo una vera comprensione dell’accaduto, in mancanza di contesto.

Questo quello che ho visto oggi cari amici:

1) Berlusconi continua la diplomazia sul nucleare con Putin. Una notizia importante se non fosse per il fatto che ne viene illustrata solo la sua dimensione politica. Non se ne discute di nucleare purtroppo, non si discute o menziona il fatto che c’è stato un referendum, non si menzionano i dettagli di questi contratti politici e puramente simbolici, non si parla delle tempistiche e soprattutto si menzionano balle dicendo che la Russia sarebbe disposta non solo a fornire expertise ma anche a fornire l’uranio e a riprendersi le scorie (come se ai russi piacessero le scorie!). Si faranno pagare di brutto.

2) dopo l’unica notizia del giorno inizia la parata dei politici (tutti di destra tranne il poretto Franceschini) che ci ripropone il solito bla bla bla sulla necessità di dialogare per le riforme. Una pantomima sentita miliardi di volte nella quale i nostri eletti (Schifani tra gli intervistati) si esercitano nel loro ruolo di attori melodrammatici.

3) Brutta strage in cronaca. Ci pensa però la famosissima dottoressa Roberta Bruzzone (famosissima per alcuni fedelissimi) a spiegare l’arcano del serial killer. Il TG finalizza il suo obbiettivo di intellettualità soddisfatto di aver ‘spiegato’ qualcosa.

4) Il disastro nel golfo del Messico apre e conclude la politica estera e poi inizia il disastro. Una successione di news da far rizzare i capelli anche a Scalfari: il pianto dei bambini che fa male al cervello ci aiuterà a chiedere il giusto psicofarmaco al pediatra di fiducia. I turisti persi a Firenze (??? non mi ricordo bene dove) perché i numeri sono rossi e neri: beati i daltonici che forse saranno gli unici a guardarsi attorno mentre gli altri saranno persi nei GPS che impazziti li condurranno dritti contro un palo. Un intermezzo sulla mafia e sui brogli elettorali che sarebbe stato notato solo in moviola aggancia la notizia sulla pericolosità dei giochi al luna park. Immagini terribili devo dire e tragedia quella della signora ma forse lo sapevamo già (secondo me un omicidio di mafia si trovava pure). L’auto che si guida con gli occhi è una news super attuale, sarà prodotta da domani a condizione che Calderoli semplifichi le minigonne delle signorine, altrimenti sai che incidenti a causa di distrazioni oculistiche! Il poni più piccolo del mondo è una perla. Il poni NANO, una satira al nostro premier per dire che, dopotutto, anche piccolo è bello, amoroso e affettuoso. L’esposizione della Sindone da la pillola a tutti i vari fedeli spettatori così da evitare crisi di astinenza da cattolicesimo (da noi servono tre pillole al giorno, durante i pasti, sui vari canali, neanche dal farmacista). Mi dimenticavo della posta email certificata, che salverà tutti noi dalle trappole burocratiche che il federalismo porterà. Presto l’antispam dal ministero che impedirà a posta ‘rossa’ di raggiungere il nostro account.

TG 1 delle 20.00, lunedì 27 aprile. Un’opera d’arte.

A presto

Federico

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