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Amsterdam e spazzatura: lo sciopero d’impatto

InTerritorio&Società - Territory&Society su maggio 18, 2010 a 8:09 pm

Cari Amici

dopo questo silenzio settimanale una news fresca fresca. Chi di voi sia capitato ad Amsterdam in questa settimana avrà pensato ‘ma quanto è sporca questa città! quale modello olandese, o nordico, in questo paese, siamo ai livelli di Napoli!’. Beh, nonostante non si vedano rifiuti ingombranti (come frighi e divani) per strada e nessun falò vandalistico, qui ad Amsterdam la pulizia urbana è stata un disastro negli ultimi sette giorni. I dipendenti della provincia e dei comuni olandesi hanno indetto uno sciopero lungo dieci giorni, che però si è concluso entro la settimana, visto l’accoglimento delle richieste da parte delle amministrazioni, disgustate da questa inusuale sporcizia (anche perché gli standard quassù sono molto alti direi).

Lo sciopero olandese, che ha investito principalmente le strade di Amsterdam e Utrecht è interessante per vari aspetti: primo, è lo sciopero più grande e significativo in termini di partecipazione (150.000 dipendenti per dieci giorni) che si sia visto in olanda dal 1933. Cosa da far impallidire i sindacalisti più accaniti della Francia o dell’Italia. Secondo, perché gli scioperanti reclamavano un aumento del circa 2 % totale sul loro stipendio, un contratto di lavoro collettivo per il settore della nettezza urbana nonché una riduzione dell’intensità di lavoro (in termini di ore e territorio da coprire), che stava crescendo velocemente in questo periodo di crisi e di risparmio pubblico. Tre rivendicazioni più che legittime e niente male.

Una delle cose più interessanti però, è che lo scioperò è stato molto efficace nel modo in cui è stato condotto. Diciamo che è stato adottato il modello dello sciopero ‘d’impatto, nel quale si gioca il tutto per tutto, si sospende il servizio per molti giorni, e per tutta la durata nessuno, proprio nessuno, lavora. E soprattutto, quando gli scioperi vengono fatti sporadicamente non si inflazionano, mantenendo il valore dell’azione sempre alto. Non a caso di scioperi non se ne vedono molti, e quelli che vengono indetti, appunto, durano meno del previsto. (napoli nella foto in alto)

A presto

federico

Antanas Mockus e Bogotà: sulla cultura, legge e morale.

InTerritorio&Società - Territory&Society su aprile 19, 2010 a 8:56 pm

Cari amici

Non molti conosco Antanas Mockus. Neanche io fino a ieri sera. Vi consiglio di guardare questo documentario:

Bogotà: fine anni ottanta. Una città in degrado. Strade criminali, pericolose. Incidenti stradali, un livello di insicurezza percepita e reale altissimo. Una società frammentata, una città sporca senza regole, ne stradali ne civili. Una realtà da terzo mondo.  Questo il punto di partenza dell’avventura politica ritratta ottimamente dal documentario. Una fotografia veloce che, a tratti, ricorda la spazzatura a Napoli, i ripetuti assassini stradali nelle strade d’Italia, l’insicurezza sbandierata dai Leghisti e il disordine socio-culturale che, a volte, sembra pervadere anche il nostro paese. Il film racconta però una storia a lieto fine, in cui la buona politica trasforma lo spazio e la società. Viste le similitudini, forse un po’ forzate, cercherò di trarre delle lezioni, di politica.

La politica che trasforma è quella nuova, dei volti nuovi, che di politica ne hanno fatta poca nella loro vita. Degli intellettuali, se vogliamo, che decidono di segnare una discontinuità con la politica dei partiti, che seppur innovativa, rimane ancorata alle ortodossie della gerarchia interna e agli anacronismi delle ideologie. La politica trasforma anche lo spazio. La città, come luogo di vita e di produzione, contiene il potere, e le decisioni che da esso scaturiscono. Gli uomini al potere disegnano e costruiscono lo spazio in cui viviamo, e così facendo influenzano il nostro modo di vita, il nostro benessere. La politica buona è quella degli spazi pubblici, della città che respira e che restituisce il territorio alla cittadinanza, che ne può fare un uso libero. I servizi sociali dove non ce ne sono e le biblioteche che diventano motori di cultura.

La cosa che più mi ha interessato però è la teoria che Antanas Mockus esprime in una conferenza stampa dopo la sua elezione (terzo frammento su youtube). La frammentazione sociale, dalla quale scaturiscono insicurezza e violenza quotidiana, è la conseguenza di uno scollamento tra cultura, legge e morale. Queste parole contengono un mondo. E secondo me si adattano naturalmente anche a casi come quello italiano. La nostra società non sembra riuscire a creare una continuità coerente tra la sua cultura, le leggi che produce e la morale che governa. La prima esprime i valori tipici di una società, il modo in cui tutti noi interpretiamo continuamente ciò che è giusto o sbagliato, ciò che è bello e brutto. La seconda è la struttura legislativa che sanziona o incentiva determinati comportamenti e che agisce tramite strumenti artificiali, come le istituzioni (esecutive e legislative per esempio) e l’uso legittimo della forza (polizia e carabinieri ed es.). La terza guida i comportamenti individuali e collettivi. Ciò che per esempio spinge ogni individuo a non uccidere o a non rubare.

Spesso accade che nonostante una cultura esprima valori importanti come l’altruismo, la famiglia, la solidarietà verso il prossimo (etc.), i nostri comportamenti non esprimono valori morali analoghi. Breve e semplice: sappiamo che passare con il rosso è sbagliato ma se abbiamo fretta (o siamo ubriachi) passiamo ugualmente. Come potrete immaginare, la legge non riesce con facilità ad influire sui valori morali, pur riflettendo una determinata cultura. Antanas Mockus agisce sulla moralità, consapevole che la cultura colombiana possiede le fondamenta per una convivenza civile e consapevole che una pura riforma legislativa (magari in senso ancora più punitivo) non avrebbe alcun effetto. Opera sulla moralità, sul fatto che la morale è ciò che va appreso vivendo assieme, e che ogni cittadino a volte gioca il ruolo di ‘moralizzatore’. E ci riesce.

Come concludere: il nostro governo non è nuovo. Il nostro governo non investe nello spazio di vita (il quartiere, l’edilizia residenziale pubblica, le aree verdi etc.) per risolvere problemi come la criminalità e l’insicurezza. Il nostro governo è ancora e troppo partitico. Il nostro governo opera sulle leggi, rinforzando la nostra cultura (ok) ma non agendo sulla morale. Anzi, sembra mostrarne una sbagliata, basata sull’apparire, desideri materiali e la legge del più furbo. Il nostro governo non sembra adottare politiche innovative, interattive. Il nostro governo non sembra avere un progetto a lungo termine, una visione sulla moralità, invece che una visione sulla ‘elettoralità’ delle riforme.

A presto

Federico

Quanto costa la spazzatura

InTerritorio&Società - Territory&Society su gennaio 11, 2010 a 9:10 pm

Cari amici

oggi mi è successa una cosa sconvolgente. Sconvolgente per la semplicità con cui è stata fatta. Ho preso una multa. Circa 60 euro. Ho imparato molto da questa multa, molto più del semplice rispetto della legge. Questa è la storia:

Domenica pomeriggio ore 14: esco da casa per gettare la spazzatura. I cestini ad Amsterdam hanno una meccanica particolare. Il sacco scompare sotto terra per mezzo di un carrello sopra il quale si posa il sacco e che viene fatto scorrere verso il basso. Niente sacchi in vista e tutto pulito come prima. Purtroppo il carrello era pieno, e spazzatura era sparsa attorno. Lascio il sacchettino a fianco del ‘cassonetto’ e me ne vado. Torno il pomeriggio a casa (dopo circa 5 ore) e trovo un biglietto sotto la porta che mi dice ‘chiami il comune domani tra le 12 e le 13 perché potrebbe aver fatto qualcosa (notare la formula). Nessun’altra spiegazione. Il giorno dopo chiamo e il signore xxxx (segnalato nel foglietto oltretutto) mi chiede una dichiarazione da dover allegare alla multa di 60 euro per aver lasciato il sacchetto fuori dal cestino. I netturbini (operatori ecologici) hanno aperto il sacchetto misterioso e scovato una lettera con il mio indirizzo capendo chi fosse il criminale a compiere tale gesto. Dopo circa un’ora di discussione non sono riuscito ad annullare la multa, per il fatto che io avrei dovuto dopotutto camminare per altri 50 metri verso un altro cassonetto. Unica possibilità, fare ricorso dopo il pagamento con lettera diretta ad una apposita ‘commissione’ (commissie).

NAPOLI. Questo ho pensato immediatamente. Una cosa del genere non potrebbe mai accadere in nessuna città medio grande italiana. Forse non esiste neanche una regolamentazione. Pensate alla complessità della cosa. Per un’azione tale abbiamo bisogno delle seguenti condizioni: a) un netturbino pagato e motivato per aprire e mettere le mani all’interno del cassonetto b) una pratica normativa che predilige la pulizia dello spazio pubblico rispetto alla privacy (poteva leggermi la posta). c) un ufficio predisposto alla compilazione di multe. d) una volontà politica chiara per prendere decisioni impopolari (dopotutto non era colpa mia visto che il cassonetto era pieno) fissando norme restrittive e) un approccio che contrasta ogni forma di pigrizia o pressapochismo, visto che prevede la ‘ricerca del cassonetto disponibile’ f) e dulcis in fundo, una macchina burocratica ben funzionante che possa elaborare tutte le possibili sanzioni di questo tipo (e ce ne sono credetemi).

Secondo me, avere tutte queste condizioni presenti è una cosa rara. Adottare una politica simile comporta un processo di costruzione profonda di basi socio-politiche precise all’interno della comunità. Prima fra tutte, una concezione consolidata dello spazio pubblico come ‘bene di tutti’ invece che ‘bene di nessuno’.

a presto

federico

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