Cari amici
Non molti conosco Antanas Mockus. Neanche io fino a ieri sera. Vi consiglio di guardare questo documentario:
Bogotà: fine anni ottanta. Una città in degrado. Strade criminali, pericolose. Incidenti stradali, un livello di insicurezza percepita e reale altissimo. Una società frammentata, una città sporca senza regole, ne stradali ne civili. Una realtà da terzo mondo. Questo il punto di partenza dell’avventura politica ritratta ottimamente dal documentario. Una fotografia veloce che, a tratti, ricorda la spazzatura a Napoli, i ripetuti assassini stradali nelle strade d’Italia, l’insicurezza sbandierata dai Leghisti e il disordine socio-culturale che, a volte, sembra pervadere anche il nostro paese. Il film racconta però una storia a lieto fine, in cui la buona politica trasforma lo spazio e la società. Viste le similitudini, forse un po’ forzate, cercherò di trarre delle lezioni, di politica.
La politica che trasforma è quella nuova, dei volti nuovi, che di politica ne hanno fatta poca nella loro vita. Degli intellettuali, se vogliamo, che decidono di segnare una discontinuità con la politica dei partiti, che seppur innovativa, rimane ancorata alle ortodossie della gerarchia interna e agli anacronismi delle ideologie. La politica trasforma anche lo spazio. La città, come luogo di vita e di produzione, contiene il potere, e le decisioni che da esso scaturiscono. Gli uomini al potere disegnano e costruiscono lo spazio in cui viviamo, e così facendo influenzano il nostro modo di vita, il nostro benessere. La politica buona è quella degli spazi pubblici, della città che respira e che restituisce il territorio alla cittadinanza, che ne può fare un uso libero. I servizi sociali dove non ce ne sono e le biblioteche che diventano motori di cultura.
La cosa che più mi ha interessato però è la teoria che Antanas Mockus esprime in una conferenza stampa dopo la sua elezione (terzo frammento su youtube). La frammentazione sociale, dalla quale scaturiscono insicurezza e violenza quotidiana, è la conseguenza di uno scollamento tra cultura, legge e morale. Queste parole contengono un mondo. E secondo me si adattano naturalmente anche a casi come quello italiano. La nostra società non sembra riuscire a creare una continuità coerente tra la sua cultura, le leggi che produce e la morale che governa. La prima esprime i valori tipici di una società, il modo in cui tutti noi interpretiamo continuamente ciò che è giusto o sbagliato, ciò che è bello e brutto. La seconda è la struttura legislativa che sanziona o incentiva determinati comportamenti e che agisce tramite strumenti artificiali, come le istituzioni (esecutive e legislative per esempio) e l’uso legittimo della forza (polizia e carabinieri ed es.). La terza guida i comportamenti individuali e collettivi. Ciò che per esempio spinge ogni individuo a non uccidere o a non rubare.
Spesso accade che nonostante una cultura esprima valori importanti come l’altruismo, la famiglia, la solidarietà verso il prossimo (etc.), i nostri comportamenti non esprimono valori morali analoghi. Breve e semplice: sappiamo che passare con il rosso è sbagliato ma se abbiamo fretta (o siamo ubriachi) passiamo ugualmente. Come potrete immaginare, la legge non riesce con facilità ad influire sui valori morali, pur riflettendo una determinata cultura. Antanas Mockus agisce sulla moralità, consapevole che la cultura colombiana possiede le fondamenta per una convivenza civile e consapevole che una pura riforma legislativa (magari in senso ancora più punitivo) non avrebbe alcun effetto. Opera sulla moralità, sul fatto che la morale è ciò che va appreso vivendo assieme, e che ogni cittadino a volte gioca il ruolo di ‘moralizzatore’. E ci riesce.
Come concludere: il nostro governo non è nuovo. Il nostro governo non investe nello spazio di vita (il quartiere, l’edilizia residenziale pubblica, le aree verdi etc.) per risolvere problemi come la criminalità e l’insicurezza. Il nostro governo è ancora e troppo partitico. Il nostro governo opera sulle leggi, rinforzando la nostra cultura (ok) ma non agendo sulla morale. Anzi, sembra mostrarne una sbagliata, basata sull’apparire, desideri materiali e la legge del più furbo. Il nostro governo non sembra adottare politiche innovative, interattive. Il nostro governo non sembra avere un progetto a lungo termine, una visione sulla moralità, invece che una visione sulla ‘elettoralità’ delle riforme.
A presto
Federico

