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InCostume&Società - Customs&Society su gennaio 27, 2010 a 1:24 pm

Kyle McDonald, ragazzo canadese di Kipling Saskatchewan è riuscito a scambiare una graffetta rossa per una casa. Dopo 14 scambi ha realizzato il suo sogno, ed ha pubblicato la storia sul suo blog dove vengono raccontati i quattordici passaggi che gli hanno permesso di approdare alla sua nuova dimora, descritti nei dettagli e corredati di un’ampia documentazione fotografica.

Nel Luglio del 2005 venne pubblicato un annuncio su Craiglist: «Mi chiamo Kyle, sono un disoccupato canadese di 26 anni, voglio una casa in baratto, inizio lo scambio offrendo la graffetta rossa che c’è sulla mia scrivania». Rhawnie e Corinna, due signore di Vancouver, gli proposero una penna a sfera in legno, a forma di pesce. Kyle si recò da loro per lo scambio e decise di aprire un blog dove avrebbe documentato la sua impresa passo per passo. A Seattle la penna venne scambiata con una maniglia in ceramica realizzata dalla signora Annie. La maniglia divenne un barbecue, poi un generatore elettrico a benzina. Nel giro di poche settimane, internet fece conoscere l’idea del giovane ai media:Cnn e Bbc si contesero le sue interviste.

Il generatore elettrico divenne un barile per la birra, un gatto delle nevi, un viaggio per due persone a Yak, nella British Columbia fino ad arrivare a un furgoncino e a un contratto discografico con la Metal Works. La vera svolta arrivò quando Kyle poté scambiare il contratto per un anno di soggiorno gratuito in una casa di Phoenix.

L’attore Corbin Bernsen stava scrivendo Donna on demand, un film a basso costo, e lo contattò per offrirgli una parte. Kyle, seppur  felicissimo, temette che la casa a Phoenix non potesse essere un buono scambio per Bernsen, e decise di tenere la cosa in sospeso. Il cantante Alice Cooper che vive a Phoenix volle prendere la casa di Kyle per una sua dipendente in cambio di un pomeriggio in sua compagnia, che il 26 maggio del 2006 venne scambiato per un globo luminoso con dipinti i Kiss. Corbin Bernsen è un vero appassionato di questo genere di cose, ne possiede ben 6500. A questo punto si fece avanti il comune di Kipling che offrì a McDonald una casa appena ristrutturata in cambio del suo ruolo nel film di Bernsen.

È il 5 luglio del 2006, è passato un anno. Kyle si trasferisce nella sua nuova casa con la fidanzata Dupuis. C’è l’ha fatta, e nel prato della sua casa c’è una grande graffetta rossa in metallo. Kyle ad oggi continua ad essere disoccupato e a proporre scambi (la casa deve essere arredata), ha già pubblicato un libro sulla sua storia che gli ha consentito di girare il mondo e gli ha regalato molte cose da raccontare. Hollywood sta contrattando con lui per un film su One Red Paperclip.

L’obiettivo dello scambio è quello di aggiudicarsi oggetti di maggior valore ogni volta, Kyle sostiene infatti di essersi ispirato ad un popolare gioco per bambini, Bigger And Better, che consisterebbe nello scambiare un oggetto per qualcosa di valore più alto, andando avanti finchè non si ottiene quanto si desidera. Questa storia in questo periodo di crisi fa pensare che si possa ritornare all’economia del baratto, su internet si sta vivendo un nuovo boom, basta digitare la parola “baratto” per avere una lunga lista di siti che propongono di pubblicare gratuitamente i propri annunci. Il più famoso in Italia è ZeroRelativo: gli utenti pubblicano le foto e la descrizione delle loro offerte e possono anche inserire un elenco di cosa vorrebbero avere in cambio. Ci si scambia di tutto:mobili, vestiti, dai biglietti per concerti e teatri a libri, telefoni e automobili…

L.S.

Noi, bianchi morti

InCostume&Società - Customs&Society, Recensioni e Cinema su gennaio 23, 2010 a 2:13 pm

The second hand road è la storia di dove finiscono gli indumenti usati degli europei che vengono affidati ai cassonetti della solidarietà. Il film racconta il viaggio della maglietta n.10 del Football Club di Maschen (vicino ad Amburgo) appartenente a Felix , bambino tedesco di 10 anni , che finisce nel cassonetto per la raccolta di abiti usati. Contrariamente a quanto si pensa , i vestiti ricevuti dalle popolazioni africane  non sono donazioni. Gli abiti che depositiamo  nei cassonetti di Caritas , Croce Rossa e altre organizzazioni entrano in un ciclo commerciale molto lungo. Si inizia con l’azienda tedesca che raccoglie e smista gli abiti dei cassonetti arrivando a Lello , commerciante di Ercolano che fa da tramite con 21 paesi africani e che cerca di salvaguardare la sua attività dalle ingerenze della mafia. Ma la merce , una volta arrivata in Africa passa di mano in mano , comprata e rivenduta ancora molte volte arrivando in paesi sempre più piccoli e venduta all’asta. E’ così che la maglietta arriva a Lucky , bambino di 9 anni di uno sperduto villaggio della Tanzania. In alcuni paesi africani i vestiti usati costituiscono la prima voce di importazione ,  infatti il 90% della popolazione si veste di seconda mano. Li chiamano “I vestiti dei bianchi morti” perché in Africa é inconcepibile pensare di disfarsi di cose ancora utilizzabili a meno che non appartengano a un morto. Tutti indossano “mitumba”, abiti usati , perché sono di qualità superiore a quella che il paese può offrire. Tutto ciò avviene mentre i produttori cinesi tentano di ribaltare questa situazione introducendo sempre più vestiti nuovi a bassissimo costo , facendo concorrenza anche all’usato. Il film ha vinto il premio Legambiente e Cinemambiente 2006 , Globo d’oro 2004-2005.

L.S.

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