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Non toccate i treni regionali, miglioriamoli.

InCostume&Società - Customs&Society su giugno 11, 2012 a 10:01 pm

Oggi Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia dichiara che a causa della mancanza di fondi le regioni potrebbero rimanere senza servizi regionali. Sopprimere i treni pendolari, quelli che seppure in condizioni pessime, permettono a molte persone di poter lavorare, dove di lavoro ce ne pure poco. E a molti poveri passeggeri il diritto alla mobilità, anzi a quello dell’accessibilità, diritto molto più importante da dover ribadire e sottolineare nella costituzione.

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Potrei esimermi dal commentare. Potrei farlo per decenza. Anche perché credo che chiunque abbia sentito queste parole si sia chiesto quale sia la strategia aziendale o politica che le sottende. Che sia una sorta di insofferenza infantile quella che muove l’amministratore delegato? Che sia una sorta di spinta al ricatto verso il governo che non finanzia? Che sia un invito al privato al ribasso dei prezzi? fatto sta che si tratta di parole che, seppur sottili e non rumorose, sono come una bomba nella situazione in cui la nostra economia ed il nostro territorio si trova.

Lo sanno anche i bambini. Un trasporto pubblico che produca utili è praticamente impossibile. Non esiste rete ferroviaria che renda utili, questo è un dato di fatto. Nel caso in cui una linea porti profitto, allora vuol dire che qualcosa non va, data la natura dell’investimento. Unico modo per generate utili è quello della concessione a privati, una scelta che spesso schizza i prezzi verso l’alto, o riduce la qualità del servizio. Gli utili del trasporto pubblico esistono ma non sono calcolabili nel breve termine, non sono tangibili secondo modelli di economia neo-classica. Si trovano nella capacità di accessibilità (un concetto non calcolabile come la mobilità) verso i nodi produttivi del territorio, che di fatto ne traggono vantaggio. Una nozione essenziale, da non spiegare.

I treni regionali sono i più importanti. Le regioni sono la territorialità urbana del nostro tempo. A tale livello si strutturano relazioni produttive e sociali, attraverso una configurazione a rete delle città. Alcuni la chiamano glocalizzazione, un processo che rafforza le dimensioni intermedie del territorio, quelle che interfacciano tra tendenze globali (finanzia ad esempio) e quelle locali (urbane e di quartiere). La ‘regione’ è un costrutto territoriale che unisce le due, che permette il trasferimento dei vantaggi di uno all’altro. Senza una capacità di trasporto regionale efficiente questo non è possibile. Polarizzazione economica ne è la conseguenza naturale. Disagio sociale ne è il prodotto nel lungo termine.

Da notare: in tale scenario i treni regionali divengono molto ma molto più importanti della TAV.

Non mi spiego proprio quale sia il fine di  una tale dichiarazione.

A presto

Elezioni Regionali 2010: i risultati spiegati ‘a mio figlio’.

InPolitica&Società - Politics&Society, Territorio&Società - Territory&Society su marzo 29, 2010 a 8:51 pm

Cari cari amici

voglio proporvi una riflessione tutta personale e ‘poco rifinita’ di queste elezioni regionali. Sono consapevole che un’analisi più approfondita può essere fatta solo domani, dopo aver riflettuto un pò sulla questione e dopo aver letto le opinioni degli esperti. Tuttavia, voglio cercare di essere uno dei primi a commentare a caldo la situazione, un po’ sulla linea del mio precedente articolo, un pò sulla base dei miei sentimenti (elettorali) in questo periodo.

Per chi non avesse voglia di leggere tanti siti, di approfondire un tema che dopotutto non è stato approfondito neanche prima delle votazioni, riassumo i risultati più interessanti. Badate bene, possiamo proiettare e parlare molto sulla questione ma i risultati interessanti questi sono:

1) la sinistra perde quattro regioni.

2) un elettore su tre non è andato a votare.

3) i voti si distribuiscono tra tre grandi partiti fondamentalmente: PdL, Pd, Lega con due partiti che rimangono ‘allacciati’ al carro, IdV e UDC

4) Vendola vince in Puglia (vi spiego perché importante).

Questi i risultati. Vi voglio dare la mia per ognuno di questi. La prima e l’ultima sono combinate: la sinistra perde tre regioni? perché purtroppo non esiste. Vendola vince? perché forse sembra di sinistra. Se tralasciamo il cosiddetto cuore rosso dell’Italia (Umbria, Toscana, MArche ed Emilia Romagna) allora rimangono poche regioni dove la sinistra deve presentarsi con forza, dove rischia di perdere la competizione. E purtroppo ha perso in tutte. L’unica eccezione è appunto quella della puglia, nella quale Vendola è riuscito a proporre una immagine coerente e ‘chiara’ di se, incarnando nella sua figura un programma (se non una ideologia). Guarda caso, quello che con mezzi leciti ed illeciti, politici ed imprenditoriali sta facendo il nostro premier. La lega invade il Piemonte? beh, perché appunto, è un partito del nord che assume una linea chiara (e ben comprensibile alle masse). La Campania?? beh, dopo lo scandalo dei rifiuti proprio mal gestito da Bassolino (e oserei dire da tutto il suo partito che ha discusso per mesi sulla sua stabilità) e opportunisticamente gestito dal Premier, il risultato non mi stupisce. Il Lazio è interessante, diciamo che ho i miei dubbi e che se non ci fosse stato lo scandalo liste la cosa si sarebbe risolta in modo peggiore per Bonino.

Un elettore su tre non va a votare? beh, il risultato di una campagna che secondo me ha fatto di tutto per dimostrare che le regole democratica, e ivi comprese quelle elettorali, sono una invenzione. Abbiamo assistito alla delegittimazione di un sistema intero, che va dai partiti (con il partrito-uomo in Berlusconi), alla magistratura (il cancro), alla televisione (i talk show faziosi). Il voto non è stato esente da questo. Chi ha votato ha votato per i partiti più grandi?? beh, certo, se le facce sono sempre le stesse, gli altri non li si conosce neanche. Abbiamo un risultato che dimostra come il votante non va altro che questo ragionamento in cabina “voto lega? se no (perché non razzista o particolarmente preoccupato di immigrazione): voto berlusca o voto qualcun altro? se voto berlusca voto PdL, se voto qualcun altro: voto centro? se no: voto IdV?  la cui risposta è: no sennò il mio voto è sprecato tanto Di Pietro non sa governare e questo non è neanche il suo ruolo. Allora voto PD? e si, rimane questo. Diciamo che ho generalizzato, ma che quei 4-5 milioni di indecisi fanno un ragionamento di questo tipo. Messa semplicemente, la scelta è a cascata e per esclusione. Questo porta automaticamente ad una concentrazione di voti sui ‘carri più grandi’.  condividete?

Cmq, spero riusciremo a scrivere almeno un altro articoletto, magari più ponderato, su questa questione così interessante ed importante.

Buona notte

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