Oggi Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia dichiara che a causa della mancanza di fondi le regioni potrebbero rimanere senza servizi regionali. Sopprimere i treni pendolari, quelli che seppure in condizioni pessime, permettono a molte persone di poter lavorare, dove di lavoro ce ne pure poco. E a molti poveri passeggeri il diritto alla mobilità, anzi a quello dell’accessibilità, diritto molto più importante da dover ribadire e sottolineare nella costituzione.
Potrei esimermi dal commentare. Potrei farlo per decenza. Anche perché credo che chiunque abbia sentito queste parole si sia chiesto quale sia la strategia aziendale o politica che le sottende. Che sia una sorta di insofferenza infantile quella che muove l’amministratore delegato? Che sia una sorta di spinta al ricatto verso il governo che non finanzia? Che sia un invito al privato al ribasso dei prezzi? fatto sta che si tratta di parole che, seppur sottili e non rumorose, sono come una bomba nella situazione in cui la nostra economia ed il nostro territorio si trova.
Lo sanno anche i bambini. Un trasporto pubblico che produca utili è praticamente impossibile. Non esiste rete ferroviaria che renda utili, questo è un dato di fatto. Nel caso in cui una linea porti profitto, allora vuol dire che qualcosa non va, data la natura dell’investimento. Unico modo per generate utili è quello della concessione a privati, una scelta che spesso schizza i prezzi verso l’alto, o riduce la qualità del servizio. Gli utili del trasporto pubblico esistono ma non sono calcolabili nel breve termine, non sono tangibili secondo modelli di economia neo-classica. Si trovano nella capacità di accessibilità (un concetto non calcolabile come la mobilità) verso i nodi produttivi del territorio, che di fatto ne traggono vantaggio. Una nozione essenziale, da non spiegare.
I treni regionali sono i più importanti. Le regioni sono la territorialità urbana del nostro tempo. A tale livello si strutturano relazioni produttive e sociali, attraverso una configurazione a rete delle città. Alcuni la chiamano glocalizzazione, un processo che rafforza le dimensioni intermedie del territorio, quelle che interfacciano tra tendenze globali (finanzia ad esempio) e quelle locali (urbane e di quartiere). La ‘regione’ è un costrutto territoriale che unisce le due, che permette il trasferimento dei vantaggi di uno all’altro. Senza una capacità di trasporto regionale efficiente questo non è possibile. Polarizzazione economica ne è la conseguenza naturale. Disagio sociale ne è il prodotto nel lungo termine.
Da notare: in tale scenario i treni regionali divengono molto ma molto più importanti della TAV.
Non mi spiego proprio quale sia il fine di una tale dichiarazione.
A presto

