‘…per problemi di ordine pubblico, la fermata Cairoli della Linea 1 della metropolitana, solo per oggi 13 Febbraio 2011, verrà saltata. Per raggiungere Piazza Cairoli, scendere alle fermate limitrofe’.
Dentro quel vagone della metropolitana di Milano, un brivido mi passa lungo la schiena appena sento questo messaggio registrato:
‘Siamo tanti, siamo sicuramente tantissimi!’
E infatti…
Chi mi conosce lo sa molto bene: io sono lontanissima dall’essere moralista o ‘bigotta’: e non sono nemmeno una finta-moralista, che si nasconde dietro un’ideologia politica come polvere sotto il tappeto, ma poi chissà che combina…
Da piccola mi è stato insegnato ad accettare tutti, indiscriminatamente; quando sono diventata più matura e in grado di scegliere da me, ho comunque continuato su quella linea, perché l’ho sempre ritenuta più che esatta.
In piazza a gridare ‘Se non ora, quando?’ non sono scesa perché contro le prostitute (escort?): questa condizione della donna esiste da quando esiste il mondo e non l’ha certo inventata questa nostra ‘politichetta’.
E dirò la verità: non ci sono andata nemmeno per me stessa, perché quello è un modo di vivere così lontano dalla mia essenza, che non posso sentirmi svalutata personalmente come donna, perché io, a prescindere da tutto questo, non sono così.
In piazza a gridare ci sono andata perché, invece, questo modus operandi offende il mio passato e il mio futuro.
Il mio passato è mia madre, che per quarant’anni si è alzata alle 06.45 del mattino e ha passato più di metà della sua vita a lavorare come impiegata in un’azienda e nonostante tutto, nonostante la noia, l’alienazione, le preoccupazioni di dover crescere due figli avuti a vent’anni, è sempre tornata a casa – dopo una giornata di lavoro – con un sorriso così grande da far risplendere tutta la periferia Nord di Milano.
Mia mamma non è un eroe, è una donna normale ed è il mio modello, e per questo sentivo la necessità di difenderlo.
Il mio futuro, inutile dirlo, sarà la mia famiglia, i miei figli o i figli delle persone che amo: perché possano vivere in una società che non prenda l’abitudine di giustificare certi tipi di comportamento.
Volevo poter raccontare, un giorno, di quella volta che mi sono battuta per la meritocrazia – sia femminile che maschile – e mi piacerebbe vedere le persone intorno a me continuare a battersi, se questa non dovesse ancora essere legge imprescindibile della nostra terra.
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S u e r t e
Marta


