La riforma della giustizia l’aveva cercata disperatamente da quando è entrato in politica. Forse perchè la giustizia è diventata un problema da quando è entrato in politica lui. O no? Purtroppo non sono abbastanza competente per entrare in merito alla riforma costituzionale. Leggendola sul Sole24Ore, sembra un fascio di provvedimenti che non fanno ne bene ne male. E’ tutto da decidere. Questa riforma migliora o no il sistema giudiziario italiano? Alleggerisce il sistema? Sono risposte che purtroppo, a noi comuni cittadini, che la giustizia la rispettiamo e usiamo, non ci è dato sapere in modo chiaro. Ma neanche agli esperti purtroppo. Leggo, ascolto, vedo i media. Un pò tutti. E sento parole su parole sulle possibili conseguenze di questa riforma. Ma anche su tante altre iniziative di questo tipo. E’ mai possibile che non sia mai chiaro cosa si ottiene o si perde con un provvedimento, specialmente se costituzionale? Io credo che questa sia uno dei difetti, e forse patologie, del sistema politico italiano tutto. Il fatto che la retorica politica si sviluppa quotidianamente ‘in merito’ a conseguenze e fatti oggettivi piuttosto che su le modalità, i provvedimenti e le azioni da intraprendere per cambiare uno stato presente.
Mi spiego. Se siamo falegnami e dobbiamo discutere di come fare un tavolo (per esempio), ci deve essere ‘almeno’ un’idea condivisa di tavolo (quattro o tre gambe e un piano orizzontale d’appoggio). Poi discutiamo su che tipologia di tavolo vogliamo. Ecco, la società e l’economia non possono ovviamente essere riducibili a un oggetto predefinito. Ma questo dimostra come da noi non ci sia la volontà politica di poter delineare un problema. Di poterlo definire il meglio possibile per poi discutere pluralisticamente sul fine e sulle azioni da intraprendere. Da noi si agisce, e poi si pensa. La politica del fare. Agendo senza scopo predefinito, l’azione in sé perde valore e diventa oggetto di discussione. Io credo che il dibattito sulle ‘azioni’ (i.e. il provvedimento costituzionale sulla giustizia) sia un processo potenzialmente infinito se non si è d’accordo sul problema (sono veramente le carriere separate il problema? e per chi lo sarebbe?). Anche in questo caso non si riuscirà a comprendere cosa sta succedendo. E così, non si saprà cosa votare. E così tutto sarà opinabile. Parole su parole. Non chiamo la tecnocrazia, lo stato sinottico, dove problema=soluzione. Ci mancherebbe. Ma chiedo che il dibattito politico segua un percorso logico che parta dalla formulazione del problema, proceda verso la discussione, per arrivare alla soluzione e poi, speriamo, terminare nella valutazione delle politiche.
Federico

