Sul treno di ritorno da Zurigo ripenso alla Svizzera. Un paese così vicino e così sconosciuto all’Italia. Un paese che però si interessa molto dell’Italia, ne accoglie la popolazione e ne parla la lingua. Grandi chiacchierate con i pianificatori ed architetti di Zurigo, che mi spiegano il loro sistema di governo del territorio con la tranquillità che caratterizza coloro che sanno che le cose vanno bene e miglioreranno con l’impegno. La Svizzera è spesso dipinta con un posto pulito, calmo, laborioso, lussuoso, straricco, isolato e neutrale. E di fatto lo è. L’ordine e la tranquillità che caratterizzano le strade della città sono evidenti, la sinergia di una rete di ben 15 tram, 66 autobus (urbani ed interurbani), e una decina di treni urbani per una città che ha 380.000 abitanti. Una città lineare, estesa sulle rive dello Zurichzee, il grande lago. La città ricca, troppo ricca, dei tassi di disoccupazione inferiori al 2% e dove il mercato della casa è saturo. La città che, purtroppo, non da spazio ai poveri, inesistenti, con un mercato immobiliare residenziale praticamente saturo (impossibile trovare una casa in vendita a Zurigo) e dai prezzi esorbitanti, circa 16.000 euro al metro quadro in centro o nel ‘Goldside’, la ricca sponda Sud del lago, dove batte sempre il sole. Dopotutto non tanto di più di milano……
Tale città è il risultato di un sistema di pianificazione del territorio che sulla carta risulta molto simile a quello italiano. Il piano regolatore è lo stesso, seppur di durata quindicennale. La gestione delle trasformazioni della città è la stessa, tramite i piani particolareggiati e la gestione di varianti al piano regolatore. Ma allora quali le differenze. Ce ne sono alcune molto importanti, tralasciando quelle più ‘culturali’ e di ‘etica amministrativa’ che troppo spesso e con leggerezza vengono citate per giustificare l’inefficienza italiana. Gli aspetti più interessanti sono: 1) un sistema estremamente federale, dove i cantoni sono il primo livello di governo delle questioni territoriali (e anche di molte altre, come per esempio la sanità). La Svizzera ha due camere, un parlamento e un ‘senato federale’ composto dai rappresentanti dei Cantoni proporzionalmente al numero di abitanti. Tuttavia, ogni decisione che deve essere presa dal senato viene approvata solo ed esclusivamente se c’è l’unanimità (!) di tutti i cantoni (non di tutti i rappresentanti) ma della maggioranza tra i vari gruppi cantonali. Questo ha permesso per esempio di bilanciare le risorse tra i cantoni, visto che se uno vuole, per esempio, aprire un tunnel sotto le alpi, deve comunque operarsi per convincere gli altri ad accettarlo, magari offrendo un altro tunnel nel loro territorio. Ogni cantone è dipendente dagli altri. 2) un governo unico nel suo genere. Non esiste una vera opposizione e una vera maggioranza in svizzera. Ogni partito (quelli principali, che sono 5) elegge un ministro. Il consiglio dei ministri di conseguenza ospita figure provenienti da partiti differenti che comunque operano in sinergia. Se i rapporti di potere politico cambiano, si rinegoziano i singoli ministeri. Come è possibile questa sinergia ?? 3) una democrazia diretta referendaria unica nel suo genere: ci sono due tipi di referendum. Quelli abrogativi che come in italia richiedono un certo numero di firme (non molte cmq) per essere indetti, e quelli di approvazione di una legge. Ci sono infatti tutta una serie di questioni per le quali è necessario passare per un referendum popolare in caso di proposta di legge (per esempio le moschee di recente). Gli svizzeri sono chiamati a votare direttamente circa tre-quattro volte all’anno su una decina di questioni ogni volta. Il governo, eterogeneo politicamente, deve appunto operarsi e trovare accordi con le varie fazioni politiche per garantire il superamento del referendum, che comunque prevede un certo quorum (e la partecipazione di tutti i cantoni).
Questa spinta democrazia diretta raggiunge i suoi estremi a livello cittadino e cantonale. Possono essere indetti referendum a livello del cantone, municipale o anche di quartiere. E’ il caso delle trasformazioni urbane. Ogni variante al piano regolatore (ed il piano regolatore stesso) deve superare il test del referendum. Quando un quartiere deve subire operazioni (tipo la costruzione di un grattacielo), tutti i livelli istituzionali, ed anche gli operatori privati, si opereranno per promuovere la partecipazione dei cittadini al referendum, aprendo campagne d’informazione e incontri con il pubblico. Va detta un’ultima cosa non da poco: solo i cittadini che hanno il passaporto possono partecipare al referendum e questo esclude quasi il 40% della popolazione svizzera.




