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Servizio Pubblico: opinioni di un clown

InPolitica&Società - Politics&Society su gennaio 15, 2013 a 8:03 pm

La vittoria è un dato di fatto, come la perdita, ma ci sono moltissimi modi di vincere e di perdere. Si può correre ed essere in testa fin dall’inizio e stravincere senza troppa sorpresa o affanno; oppure si può partire in svantaggio e rimontare fino alla vittoria finale. Si può vincere anche per un soffio, come perdere.
Ma tagliare il traguardo per primi equivale sempre e comunque ad essere i più bravi o i più forti?

Servizio Pubblico

                        “Quando in tv c’è Berlusconi, nessuno si vuole perdere il circo”

E’ vero per metà: posso affermare, senza tema di smentita, che non mi sognerei mai, sinceramente, di rimanere incollata per due ore e mezzo davanti ad un Vespa qualunque, nelle vesti di ‘servo della gleba’ da seconda serata, che scodinzola all’editore perché c’è ancora l’ennesimo ed inutile libro da sponsorizzare: nemmeno per idea; o peggio ancora, davanti ad una inqualificabile D’Urso, dalla testa che annuisce per contratto, che di fronte a sé ha chi gli paga le tre case di proprietà e il personal trainer privato (e fosse solo questo!). Preferisco fissare i fili d’erba crescere nei prati o i muri bianchi di casa, piuttosto che abbassarmi a simil nefandezze. Ma c’è da ammettere che, Berlusconi da Santoro, sulla carta, era un gran bel boccone prelibato. Per lo meno per chi, come me, è attratto dal giornalismo televisivo svolto con una certa professionalità.

d'urso
Ma B. è la televisione. Lui ci ha ‘regalato’ quiz d’accompagnamento serale, donne in costume anche in inverno, reality, telefilm americani, format di dubbia moralità come ‘Uomini e Donne’ e via discorrendo. Lui conosce le regole del gioco. Lui è quello che le regole le ha scritte e propinate agli altri nel corso di questi lunghi anni di decadenza culturale. Quando B. si siede in uno studio televisivo è come se si fosse appena accomodato sul divano della sua villa di Arcore: sicuro, sereno e privo di agitazione. A casa, insomma; ed è proprio così che è apparso ai nove milioni di telespettatori che l’altra sera, davanti a Servizio Pubblico, hanno assistito all’incontro dell’anno.
La puntata si è sviluppata come tutti sappiamo e i commenti durante, ma soprattutto dopo il talk show, sono stati per me una vera sorpresa.
Sono ben consapevole che l’Italia è, da sempre, un paese di destra; arrivati all’anno 2013 di nostra vita, me ne sono pur fatta una ragione. Non posso dire la stessa cosa però del ‘berlusconismo’, fenomeno ancor oggi decisamente oscuro alla mia comprensione, con picchi di mistero pari a quelli dell’Area 51 negli Stati Uniti. Perché esiste? Da dove si è generato ma soprattutto, dopo tutto quello che è stato, dopo tutte le nefandezze degne del più incivile dei paesi, come può ancora sopravvivere o avere semplicemente un seguito? Come può la gente continuare ad essere “intortata” da quest’uomo ed i suoi inutili atteggiamenti da bar?
Eppure leggo, da penne che non ti aspetti “Ha vinto lui!”. Non sapevo che era una partita. O meglio, non sapevo che c’era da eleggere un vincitore finale. Mi sarei preparata a dovere.
Eppure ascolto, da bocche che non ti aspetti “Occasione persa”. Nonostante non mi azzarderei ad urlarlo con questa nuova sicurezza che parrebbe percorrere l’Italia da nord a sud, per certi versi questa è l’unica affermazione che non mi sento di contestare. La serietà e la preparazione erano le armi taglienti dei giornalisti in studio; la farsa e lo sbeffeggio, quelle del clown. Non bisognerebbe mai – nemmeno per pochi attimi – confondere i ruoli.
Eppure noto che sono tutti d’accordo con il concetto “Santoro e Travaglio hanno rimesso in corsa Berlusconi”. Ma stiamo forse scherzando? Dopo quei simpatici ‘siparietti’ da vecchio bacucco, che non farebbero ridere nemmeno il più superficiale degli uomini; dopo tutte le bugie, i discorsi banali senza entrare nel merito delle argomentazioni, le trappole da “manuale di comunicazione spicciola” con tanto di risatine, ammiccamenti in camera e gesti studiati a tavolino, dovremmo pure sentirci dire che è stato rimesso in corsa da Travaglio, solo perché non lo ha incalzato quando doveva? Al di là di cosa si poteva fare e non si è fatto, credo che la verità sia solo una: se basta così poco a far tornare in alto il Cavaliere significa che il Cavaliere non ha mai perso quota. Con o senza la trasmissione di Santoro.

Berlusconi Santoro
Giornalisticamente parlando si poteva osare di più, visto il livello a cui ci si è abbassati. Si può sempre essere migliori, su questo non ci sono dubbi, ma basta, vi prego basta con la storia del vinto e del vincitore. Se fossimo un paese normale, un paese abituato al confronto politico sano, un paese dove il dibattito fosse all’ordine del giorno, soprattutto in campagna elettorale, nessuno avrebbe vinto questa fantomatica medaglia d’oro immaginaria. Anzi, nessuno sarebbe nemmeno salito su nessun fantomatico podio immaginario, semplicemente perché non sarebbe stata una gara.  Sarebbe stata solo una trasmissione televisiva condotta da un giornalista – forse il migliore che abbiamo – che intervista un politico – forse il peggiore che ci ritroviamo – (quest’ultimi sono solo pareri) e nient’altro . I commenti a caldo avrebbero interessato i contenuti, le proposte (nello specifico, inesistenti), le soluzioni (totalmente assenti) ai problemi (sempre più presenti e vari), accantonando i giudizi sugli atteggiamenti dell’una o dell’altra parte.
Né vinti né vincitori: le opinioni è giusto crearsele e tenersele strette, ma le sentenze senza ragione, aimè, generano mostri.
E infatti…

Marta

Voce del verbo Raschiare

InPolitica&Società - Politics&Society su ottobre 10, 2011 a 8:46 pm

 Il verbo raschiare non viene utilizzato quasi mai nel nostro quotidiano. Alzi la mano chi sente di poter affermare il contrario. Eppure sono settimane che mi gironzola nella testa senza capire da dove diavolo possa arrivare.
Poi succede che, una mattina di autunno – magari domenica – ti alzi dal letto, ciondoli fino alla cucina alla ricerca di una goccia di caffè, ti lavi, ti vesti, esci a buttare la spazzatura e coincidenza il camioncino che la ritira è già li, sotto casa, rombante e pronto per ripartire. Con la mano libera fai un gesto nell’aria e il tizio abbandona il volante, ti viene incontro senza espressione, prende il tuo sacco e lo lancia nel mucchio.
Poi succede che ti chiedi se è tutta plastica quella che vedi nel retro del furgoncino; no, perché sono cinque giorni – con oggi – che te la tieni in casa e la domenica è il giorno corretto per liberartene, lo dice anche il memorandum di quattro colori del comune attaccato con tanta cura sul muro del palazzo. Ma quello che vedi con la coda dell’occhio sembra tutto tranne plastica e allora la domanda, come diceva un noto conduttore, nasce spontanea.

‘Scusi è il giorno della plastica questo, vero?’
‘Che?’
‘….no dico, stai raccogliendo la plastica adesso, giusto? E’ plastica quella?!’
‘Mica me metto a controllà i sacchi uno per uno’
‘Si, però è giorno di plastica oggi’
‘E allora sarà plastica’.

Il verbo raschiare è onomatopeico. Lo pronunci e puoi sentirne il rumore. Ma il perché io ci pensi da giorni, devo dire, proprio non lo so.
Poi succede che una sera torni a casa dal lavoro, stanca e affamata. Lanci la borsa da un lato, le scarpe dall’altro, e – tra la lavatrice che centrifuga e una padella che sfrigola – il relax prende il sopravvento. Però poi succede che la soglia di attenzione si alzi un po’ ascoltando un telegiornale: e le parole che riesci ad ‘acciuffare’, nel marasma delle notizie e dei gesti quotidiani che fai, sono poi quelle che creano il senso reale delle cose accadute.
Muore Steve Jobs / Forza Gnocca / crolla una palazzina, cinque donne muoiono sul posto di lavoro / lavoravano in nero / manifestazione contro la Legge Bavaglio  / Berlusconi va in Russia per il compleanno di Putin / processo Mediaset / processo Ruby / i due tizi di Perugia, per la giustizia italiana, sono innocenti e vengono scarcerati / vogliono i danni morali / saranno soldi nostri / l’assassino di Novi Ligure è ospite in una trasmissione televisiva / a dir cosa, non saprei / il fallimento della Grecia / i tagli alla scuola pubblica / la crisi / le banche / Berlusconi è sempre al compleanno di Putin / culona inchiavabile / neutrini che viaggiano in tunnel inesistenti / borse in calo / Palazzo Grazioli, festini e minorenni / pensione parlamentare di 3000€ ad una pornostar / IVA al 21% / Giuliano Ferrara su RAI 1 per mezz’ora al giorno / per non parlare di Bruno Vespa / o di Minzolini / la Dandini non tornerà in televisione.
In tutto questo tripudio di scelleratezze, cerchi Michele Santoro, perché in fin dei conti è Giovedì e sei abituata così, di Giovedì. Ma al suo posto c’è un programma di gente sconosciuta che canta e stona e viene giudicata dalla Cuccarini, la sola che riesci a riconoscere prima di spegnere tutto e schiantare il telecomando contro il muro.

Il verbo raschiare è in disuso. Sfido io a trovare qualcuno che per strada lo inserisca in una conversazione. Eppure, chissà come, non posso fare a meno di pensarci.
Poi succede che ti chiama un amico e ti dice che l’azienda per cui ha lavorato l’ultimo anno e mezzo non gli rinnova il contratto e allora tra brevissimo se ne andrà all’estero a fare quel dottorato che ha sempre rimandato; non rimane in Italia perché  non lo pagherebbero. Si è già informato. Poi ti chiama un’amica e ti dice che, visto che il suo contratto era di sostituzione maternità, a fine ottobre torna la collega e lei dovrà andar via. Non c’è possibilità di rimanere, non ci sono soldi per pagare due persone e non sa proprio dove sbattere la testa. Era brava nel suo lavoro.

Allora ritorno con il pensiero a Mr. B. e al suo viaggio in Russia per il compleanno di Putin. Penso che saranno più di vent’anni che in Italia non si fa politica – quella vera - e il risultato di questo mal governo si riversa inesorabile sulle nostre vite, anche se ci vogliono far credere che tutto sia sotto controllo.

Ed ecco quell’attimo di lucidità, dove tutti i tasselli tornano al proprio posto e la parola raschiare finalmente acquista il suo senso. Raschiare il fondo. Ecco cos’era. Ecco da dove arriva. Perché è quello che vedo, quello che mi circonda tutti i santi giorni; mentre chi dovrebbe rimanere qui – per quel senso di responsabilità che fa di un capo un buon capo – è lontano mille mila kilometri, a festeggiare l’unico ‘comunista’ che non fa comodo chiamare così.

 

Marta

La strana scomparsa della vita privata di Berlusconi: storia triste di una autodistruzione.

InPolitica&Società - Politics&Society su gennaio 23, 2011 a 3:18 pm

Tutta questa strana storia di via Olgettina, festine private con donne avvenenti diffonde in tutti noi profonda tristezza. Non entro nel merito delle questioni giudiziarie, pubbliche o private. Di tutto questo rimane solo un unico assurdo messaggio: Silvio Berlusconi ha una vita triste, non invidiabile in nessun modo, distrutta, stressante, paranoica, ambigua, non lineare, uno sfascio insomma. Io non lo invidio proprio. Non vorrei mai essere come lui, ne avere il suo lavoro, ne avere il suo strano ‘successo’, ne essere noto al modo suo, ne avere le sue donne, i suoi soldi, i suoi dipendenti o ‘amici’, la sua casa, la sua barca, il suo sorriso, i suoi ‘capelli’, il suo stomaco gonfio, la sua prostata, la sua statura, il suo naso, le sue giacche laccate, le sue guardie del corpo, le non sue auto blu, la sua condizione familiare, la sua salute mentale in genere….Io non invidio nulla di questo.

Mettiamo pure che il suoi festini siano regolari. Senza prostituzione, toccatine o atti sessuali. Ma che siano semplicemente incontri a casa sua con delle ragazzine. Beh, questo rivela una vita tutto fuorché normale. Quanti di voi fanno feste, blindati a casa propria, e invitano tante ragazzine, che non si conoscono, che non brillano o non hanno mai brillato per particolare ‘abilità’ di pensiero, considerazioni sulla vita, sull’esistenza, capacità culinarie, artistiche, retoriche…ne tanto meno per bellezza (sempre che per bellezza non si intendi un bel sedere…)? beh io no. Io invito amici, parenti, compagni di scuola, amici di amici, e con loro mi diverto. Ci conosciamo, impariamo a conoscerci, con la speranza che si formi un’amicizia, o almeno che si continui a stare insieme. Fede dice: ‘abbiamo anche visto Bahaaria’ a casa di Silvio. Beh, io non credo che invitare decine di ragazze a casa mia per vedermi Baaharia o una partita di calcio sia completamente ‘normale’.  Questo vuol dire che il nostro premier ha fondamentalmente una vita distrutta. Distrutta dalla sua smania di potere, derivata dalla sua paura di affrontare la giustizia, di affrontare la vita come tanta gente normale fa tutti i giorni. Lui deve circondarsi di ragazzine per guardarsi i film. Deve crearsi un pubblico fittizio per i suoi aneddoti (cosa ne può fragare a Ruby dei viaggi fatti da berlusconi in Russia! forse non li capisce neanche)! Mettiamo pure che non le abbia pagate queste ragazze….beh, le ha invece pagate con la notorietà che ora quelle signorine stanno sfruttando….a loro piace nascondersi, essere tutte mascherate perché puntate dalle telecamere. A loro piace perché vivono per questo: per apparire, per essere qualcuno nel mondo fittizio della televisione dal momento che non trovano (per varie ragioni anche molto tristi e me ne dispiaccio) un posto nella vita reale. Cercano un ‘papi’ in un panzerottone sorridente per sentirsi qualcuno, ‘amate’ artificialmente da un surrogato di affetto paterno.

Questo è: una vita autodistruttasi negli ultimi anni. Una vita che non può più essere privata (purtroppo per lui e per noi) dato che non ha la libertà di andarsene, come tutti noi, in un bar a vedersi una partita, in un pub a bersi delle birre, in un ristorantino in centro a lume di candela, al teatro passando dalla biglietteria come tutti noi, o magari, provare il semplice piacere di guidare la propria auto con lo stereo acceso sulle colline che portano ad una spiaggia, e magari fermarsi lungo la strada a raccogliere un fiore, darlo alla propria compagna che ti sorride, e che ti ricorda i fantastici momenti passati assieme in tutti quegli anni….tutto questo silvio non ce l’ha ora, l’ha perso. Se l’è giocato d’azzardo nel casinò della politica italiana….

…bella cavolata che ha fatto. Ma forse, ognuno ha quello che si merita.

Cari amici, rimanete tutti normali per favore.

A presto

federico

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