I Giochi Olimpici di Londra si sono conclusi da pochi giorni. È tempo di bilanci, positivo quello dell’Italia che chiude all’ottavo posto del medagliere con otto ori, nove argenti e undici bronzi. In questo pezzo però voglio parlare di tre campioni, perché nonostante tutto di campioni si tratta, che hanno perso in maniera incredibile una medaglia d’oro già vinta: il cilcista Rigoberto Uran, e i tiratori Michael Diamond e Young Rae Choi.
Uran lo sveglione. La prova in linea di ciclismo maschile su strada sembrava disegnata apposta per Mark Cavendish, l’idolo di casa nonché il più forte velocista del mondo. La gara però non va come tutta la Gran Bretagna pensa, e negli ultimi chilometri si trova davanti un folto gruppo di una trentina di atleti dei quali nessuno sulla carta era fra i grandi protagonisti della vigilia. A poche centinaia di metri dall’arrivo si avvantaggiano in due: il colombiano Rigoberto Uran ed il kazako Alexandre Vinokourov. Uran è un giovane scalatore che si è messo in luce al Giro d’Italia, chiudendo settimo e vincendo la maglia bianca riservata al miglior under 25. Vinokourov invece è un fuoriclasse affermato di trentanove anni all’ultima gara in carriera. Aveva dichiarato di voler chiudere in bellezza, ma in pochi si aspettavano di vederlo protagonista assoluto. Anche Uran era difficile da pronosticare a medaglia, ma al giro di Polonia disputato pochi giorni prima aveva dimostrato di essere in gran forma anche in arrivi ristretti come quello che va concludendosi davanti a Buckingam Palace. E i quattordici anni di differenza fanno pensare che il colombiano possa fare il colpaccio e vincere la medaglia d’oro. Vinokourov però è una vecchia volpe e sa come si vincono queste gare; il regalo che gli fa Uran però non se lo sarebbe aspettato nemmeno lui. A circa quattrocento metri dal traguardo Uran è sulla sinistra della strada e si volta per controllare che Vinokourov, che lo segue a ruota, non si infili fra lui e le transenne. Lo fa però dalla parte sbagliata e per troppo tempo, quasi dieci secondi voltato come nemmeno un pistard. Vinokourov non sta ad aspettare e scatta dall’altra parte della strada. Quando Uran si sveglia il kazako ha già venti metri di vantaggio e l’oro al collo; per il colombiano arriva una medaglia d’argento tanto inaspettata quanto deludente, perché il modo con cui ha buttato al vento la vittoria è veramente grottesco. Vinokourov chiude così al meglio una carriera fenomenale macchiata soltanto da un caso di doping nel 2007, Uran invece deve accontentarsi di un comunque storico argento per la Colombia ciclistica; è ancora giovane e avrà modo di rifarsi, certo che i rimpianti potrebbero durare a lungo.
Braccino Diamond. Michael Diamond è uno dei più forti tiratori al piattello in circolazione: ha vinto la medaglia d’oro nella fossa olimpica sia ad Atlanta nel 1996 che a Sidney nel 2000, oltre che a tre titoli mondiali sempre in questa specialità. Vien da sé che è un atleta di grande esperienza il cui palmares fa pensare che non senta la pressione come un giovane all’esordio ad un’Olimpiade. Eppure per come è andata la gara è proprio così. Nelle qualificazioni Diamond è una macchina, e centra 125 piattelli su 125, record del mondo eguagliato. Arriva in finale da leader con un colpo di vantaggio sul kuwaitiano Aldeehani, due sullo spagnolo Serrano e sul nostro Massimo Fabbrizzi e tre sui croati Cernogoraz e Glasnovic. Sono questi sei che si giocano le medaglie, anzi, sono in cinque che si giocano l’argento vista la classe e la freddezza di Diamond. Invece succede l’impensabile: l’australiano manca ben cinque bersagli su venticinque, incredibile se si pensa al 125 su 125 delle qualifiche. Anche gli altri sbagliano molto di più rispetto alle qualificazioni, ma meno rispetto a Diamond: il migliore è Cernogoraz, che manca un solo piattello e da sesto chiude primo a pari merito con Fabbrizzi. I due si giocano l’oro allo spareggio, ed il croato conquista un’insperata medaglia d’oro. Fabbrizzi ci regala una comunque splendida medaglia d’argento, che fa coppia con l’oro vinto al femminile da Jessica Rossi (149/150 per lei, record del mondo a 19 anni… il bello è che l’esperienza dovrebbe aiutare). Diamond si gioca il bronzo allo spareggio con Aldeehani, ma butta via anche la medaglia meno pregiata sbagliando per primo e chiudendo quarto. Per lui un dramma sportivo difficilmente pronosticabile ma che dimostra come in uno sport difficile come il tiro al piattello occorra mantenere la concentrazione per tutto l’arco della gara; Diamond come detto ha un palmares invidiabile e non si può certo dire che abbia buttato via la gara della vita, tuttavia per lui e per l’Australia perdere così non solo l’oro ma una qualsiasi medaglia è sicuramente bruciante.
Le lacrime di Choi. Una storia simile a quella di Diamond l’abbiamo vissuta nella pistola da 50 metri, protagonista il coreano Young Rae Choi. Cos’è successo? È successo che Choi si presenta in testa alla finale della pistola da 50 metri con il punteggio di 569, non eccellente (il massimo è 600, il record del mondo 581), ma che gli garantisce un margine importante su tutti gli altri: il secondo è staccato di 3 punti, gli altri di più di 5. Insomma un vantaggio che dovrebbe garantirgli l’oro anche sparando alla cieca in uno sport come il tiro a segno che non consente teoricamente grossi recuperi in soli dieci tiri a disposizione. Choi però non si è mai trovato in una situazione simile, e la mano comincia a tremare: 8.8 al primo tiro in finale è poca roba, ma il suo vantaggio resta comunque abissale. Nei tiri successivi si riprende anche bene, ottenendo un 9.8, un 10.5 e un 9.8. Da dietro chi spara come una macchina è il suo connazionale Jin Jongho, che parte quinto staccato di sette punti da Choi, ma che non scende mai sotto i 9.5 in finale. Al quinto tiro Choi fa 7.4, punteggio non degno di una finale olimpica, ma che comunque non dovrebbe preoccuparlo in quanto ha ancora quattro punti su Jin, salito in seconda posizione, a cinque tiri dal termine. Choi si riprende alla grande facendo 10.5, ma gli ultimi tiri sono un calvario: 9.2, 9.0, 9.4. Va bene l’ampio margine, ma non arrivare mai a 10 è preoccupante, anche perché Jin invece non sbaglia un colpo e si trova a 1.6 punti di distacco prima dell’ultimo tiro. Poiché il massimo è 10.9, a Choi basta un “modesto” 9.3 per garantirsi l’oro, in perfetta media con i suoi ultimi punteggi. Invece la mano del coreano trema ancora e all’ultimo tiro fa registrare un misero 8.1. Jin invece è impeccabile e con il suo 10.2 porta a casa una medaglia d’oro insperata. Per la Corea del Sud è doppietta, ma per Choi scoppia un dramma che gli fa concludere la gara in lacrime difficilmente consolabili. Perdere sette punti in dieci tiri e un oro olimpico così fa malissimo. Chissà se a Rio 2016 avrà un’altra occasione, Choi ha già 30 anni e in carriera non si era mai avvicinato ad un traguardo simile. Noi glielo auguriamo di cuore.
Jacopo










