Since 2010

Archivio per la categoria ‘Politica&Società – Politics&Society’

Servizio Pubblico: opinioni di un clown

InPolitica&Società - Politics&Society su gennaio 15, 2013 a 8:03 pm

La vittoria è un dato di fatto, come la perdita, ma ci sono moltissimi modi di vincere e di perdere. Si può correre ed essere in testa fin dall’inizio e stravincere senza troppa sorpresa o affanno; oppure si può partire in svantaggio e rimontare fino alla vittoria finale. Si può vincere anche per un soffio, come perdere.
Ma tagliare il traguardo per primi equivale sempre e comunque ad essere i più bravi o i più forti?

Servizio Pubblico

                        “Quando in tv c’è Berlusconi, nessuno si vuole perdere il circo”

E’ vero per metà: posso affermare, senza tema di smentita, che non mi sognerei mai, sinceramente, di rimanere incollata per due ore e mezzo davanti ad un Vespa qualunque, nelle vesti di ‘servo della gleba’ da seconda serata, che scodinzola all’editore perché c’è ancora l’ennesimo ed inutile libro da sponsorizzare: nemmeno per idea; o peggio ancora, davanti ad una inqualificabile D’Urso, dalla testa che annuisce per contratto, che di fronte a sé ha chi gli paga le tre case di proprietà e il personal trainer privato (e fosse solo questo!). Preferisco fissare i fili d’erba crescere nei prati o i muri bianchi di casa, piuttosto che abbassarmi a simil nefandezze. Ma c’è da ammettere che, Berlusconi da Santoro, sulla carta, era un gran bel boccone prelibato. Per lo meno per chi, come me, è attratto dal giornalismo televisivo svolto con una certa professionalità.

d'urso
Ma B. è la televisione. Lui ci ha ‘regalato’ quiz d’accompagnamento serale, donne in costume anche in inverno, reality, telefilm americani, format di dubbia moralità come ‘Uomini e Donne’ e via discorrendo. Lui conosce le regole del gioco. Lui è quello che le regole le ha scritte e propinate agli altri nel corso di questi lunghi anni di decadenza culturale. Quando B. si siede in uno studio televisivo è come se si fosse appena accomodato sul divano della sua villa di Arcore: sicuro, sereno e privo di agitazione. A casa, insomma; ed è proprio così che è apparso ai nove milioni di telespettatori che l’altra sera, davanti a Servizio Pubblico, hanno assistito all’incontro dell’anno.
La puntata si è sviluppata come tutti sappiamo e i commenti durante, ma soprattutto dopo il talk show, sono stati per me una vera sorpresa.
Sono ben consapevole che l’Italia è, da sempre, un paese di destra; arrivati all’anno 2013 di nostra vita, me ne sono pur fatta una ragione. Non posso dire la stessa cosa però del ‘berlusconismo’, fenomeno ancor oggi decisamente oscuro alla mia comprensione, con picchi di mistero pari a quelli dell’Area 51 negli Stati Uniti. Perché esiste? Da dove si è generato ma soprattutto, dopo tutto quello che è stato, dopo tutte le nefandezze degne del più incivile dei paesi, come può ancora sopravvivere o avere semplicemente un seguito? Come può la gente continuare ad essere “intortata” da quest’uomo ed i suoi inutili atteggiamenti da bar?
Eppure leggo, da penne che non ti aspetti “Ha vinto lui!”. Non sapevo che era una partita. O meglio, non sapevo che c’era da eleggere un vincitore finale. Mi sarei preparata a dovere.
Eppure ascolto, da bocche che non ti aspetti “Occasione persa”. Nonostante non mi azzarderei ad urlarlo con questa nuova sicurezza che parrebbe percorrere l’Italia da nord a sud, per certi versi questa è l’unica affermazione che non mi sento di contestare. La serietà e la preparazione erano le armi taglienti dei giornalisti in studio; la farsa e lo sbeffeggio, quelle del clown. Non bisognerebbe mai – nemmeno per pochi attimi – confondere i ruoli.
Eppure noto che sono tutti d’accordo con il concetto “Santoro e Travaglio hanno rimesso in corsa Berlusconi”. Ma stiamo forse scherzando? Dopo quei simpatici ‘siparietti’ da vecchio bacucco, che non farebbero ridere nemmeno il più superficiale degli uomini; dopo tutte le bugie, i discorsi banali senza entrare nel merito delle argomentazioni, le trappole da “manuale di comunicazione spicciola” con tanto di risatine, ammiccamenti in camera e gesti studiati a tavolino, dovremmo pure sentirci dire che è stato rimesso in corsa da Travaglio, solo perché non lo ha incalzato quando doveva? Al di là di cosa si poteva fare e non si è fatto, credo che la verità sia solo una: se basta così poco a far tornare in alto il Cavaliere significa che il Cavaliere non ha mai perso quota. Con o senza la trasmissione di Santoro.

Berlusconi Santoro
Giornalisticamente parlando si poteva osare di più, visto il livello a cui ci si è abbassati. Si può sempre essere migliori, su questo non ci sono dubbi, ma basta, vi prego basta con la storia del vinto e del vincitore. Se fossimo un paese normale, un paese abituato al confronto politico sano, un paese dove il dibattito fosse all’ordine del giorno, soprattutto in campagna elettorale, nessuno avrebbe vinto questa fantomatica medaglia d’oro immaginaria. Anzi, nessuno sarebbe nemmeno salito su nessun fantomatico podio immaginario, semplicemente perché non sarebbe stata una gara.  Sarebbe stata solo una trasmissione televisiva condotta da un giornalista – forse il migliore che abbiamo – che intervista un politico – forse il peggiore che ci ritroviamo – (quest’ultimi sono solo pareri) e nient’altro . I commenti a caldo avrebbero interessato i contenuti, le proposte (nello specifico, inesistenti), le soluzioni (totalmente assenti) ai problemi (sempre più presenti e vari), accantonando i giudizi sugli atteggiamenti dell’una o dell’altra parte.
Né vinti né vincitori: le opinioni è giusto crearsele e tenersele strette, ma le sentenze senza ragione, aimè, generano mostri.
E infatti…

Marta

Cosa c’entra Beppe Grillo con la cocaina? Un’altra storia italiana.

InPolitica&Società - Politics&Society su novembre 14, 2012 a 9:44 pm

dal carissimo mattia per il social mirror

Secondo molti, rovistare nella vita privata di Berlusconi era (e sarebbe) lecito, perchè fu lui stesso, sin dal lontano 1993, a darla in pasto al pubblico, attraverso le sue Tv, ma non solo attraverso quelle. Ricordate  l’almanacco “una storia italiana”?

Oggi, invece, sono tanti quelli che si indignano perchè, a loro dire, sarebbe in atto una vile strumentalizzazione della triste vicenda in cui è incorsa la figlia di Grillo, Luna. La ragazza è stata beccata dalla polizia con “due dosi” di cocaina in automobile*.A me non interessa questa povera ragazza, che si trova in questa brutta condizione (vedete voi quale: se pippare cocaina o avere un padre così pazzerello). Vorrei solo cogliere l’occasione per levarmi qualche sassolino. Procederò per punti.

  1. Grillo non ha una tv, ma ha un blog e alcuni account su social network, seguiti da milioni di persone. Su quel Blog si trovano filmati, comunicati politici e mille altre menate. Lui decide dell’organizzazione dei contenuti del suo blog, più di quanto Berlusconi decidesse (o decida oggi) il palinsesto delle sue televisioni.
  2. Chi rilancia, via social media, una notizia, sempre che non si tratti di un  operatore della comunicazione, non ha alcuna responsabilità in merito alla sua veridicità. Se, invece, una volta dimostrata la falsità della notizia, dovesse continuare a rilanciarla, sarebbe un idiota in cattiva fede.
  3. Grillo è un personaggio pubblico. La sua vita fa notizia. Lui stesso ha più volte invitato il pubblico ad occuparsi del suo privato: “ho sei (o cinque, bho) figli”, “guardate, questo è il posto in cui lavoro”, “mia moglie è iraniana, mio cognato traduce Bin Laden meglio di Al Jazeera… “, “mio figlio Ciro…”. Potrei andare avanti per ore. Ritengo, quindi, legittimo che la stampa dia notizie legate alla famiglia di Grillo, soprattutto se date bene, come ha fatto Rimini Today, in modo asciutto e a-valutativo.
  4. Grillo è un leader politico. E’ un “capo politico” , come lui stesso si è definito, di un movimento che partecipa alla contesa elettorale. Sfottere Grillo per le sue disavventure private è, perciò, un’attività che merita lo status di satira. Se non fa ridere è cattiva satira, ma è satira.
  5. Grillo Giuseppe  non fa il comico da più di 3 anni. Oggi fa il ”capo politico”. Certo, usa un registro paradossale, uno stile ironico, etc… Insomma, fa ridere, ma fa politica. Ciò che lui dice da oltre tre anni è finalizzato ad accrescere l’influenza del movimento che egli comanda (!), anche attraverso l’orientamento delle scelte elettorali. Attività legittima, oltre che auspicabile, ma che ha un nome preciso: attività politica.

La domanda è perciò la seguente: è lecito utilizzare un familiare di Grillo per attaccare (io direi sfottere) lui?

Proviamo a rispondere. Beppe Grillo sfotte chiunque. Lo fa senza che si intuisca alcuna remora, limite o tabù. Tutto fa brodo:  genere, orientamenti sessuali, difetti fisici, storia personale, identità territoriali, etniche, linguistiche. Poi, ancora, vicissitudini del passato, scelte di vita, compagnie, amicizie etc… Lui è il maggiore e più fiero interprete di una comunicazione cacofonica, disorganica, contraddittoria e arruffata. Una comunicazione che mette in un mega frullatore fatti e storie di ogni tipo. Alcuni esempi? Eccoli: scie chimiche, raccolta differenziata, morte di Enrico Mattei, Casaleggio e il nuovo ordine mondiale, i debiti di Telecom Italia, i dodo Lerner e Formigli,  Bildelberg (o come caspita si scrive), la casta, la palletta agli ioni per il bucato, la mafia non uccide le sue vittime lo Stato sì, i preti pedofili, lo psiconano, la macchina usata di de Magistris, Fassino che è magro e (scopriamo) sarebbe ladro, Rigor Montis e le banche, i poliziotti-gli studenti e il Pasolini di Valle Giulia, Tavolazzi  Biolè e le epurazioni con via post o con lettera degli avvocati.  Si potrebbe andare avanti per ore.

Bene, lui ci tortura con tutte queste scemenze affastellate alla bell’e meglio, e noi dovremmo farci scrupoli nel raccontare una storia italiana? Cioè la storia della figlia di un leader politico che è stata beccata con la cocaina dalla polizia, com’è già capitato in passato a decine di migliaia di italiani?

La risposta per me è chiara e netta, ed è sì. Dovremmo farci scrupoli e penso che d’ora in poi me li farò.  Ma penso che dopo di  me, che inizierò a armene, dovrebbe farseli proprio chi, grazie a un blog seguito da milioni persone, ha così tanta audience e, di conseguenza, tanta responsabilità. Ah, dimenticavo. Cosa c’entra Beppe Grillo con  la cocaina? Niente, direi. Ma ormai la notizia è nel frullatore, e qualcuno sto frappè dovrà pur berlo.

Mattia

 

* La notizia di Rimini Today a questo link: http://www.riminitoday.it/cronaca/luna-grillo-trovata-cocaina-segnalazione-uso-personale.html

La manovra all’olandese: alcuni punti del nuovo governo Rutte-Samson

InPolitica&Società - Politics&Society su ottobre 31, 2012 a 3:50 pm

Come sapete in olanda sta andando al governo una coalizione di sinsitra-destra, formata dai due piú forti e solidi partiti del paese, il liberale VVD e il social democratico PvdA. Volendo esagerare, si potrebbe fare una similitudine con il nostro governo tecnico sostenuto transversalmente da centro, destra e sinistra in parlamento, con la sola differenza che in Olanda non hanno tralasciato il diritto al voto democratico. Subito dopo l’esito delle elzioni si é aperta una fase di ‘negoziazione’ a porte rigorosamente chiuse (peccato) tra i due leader dei partiti. Il risultato é un regeerakkord (accordo di programma) in cui vengono enunciati i principali punti in agenda. L’accordo non é definitivo e verrá rinegoziato progressivamente sia all’interno dei partiti stessi che in Parlamento per poter poi raggiungere un accordo in breve tempo, coadiuvato da una nuova squadra di ministri.

L’accordo, cosí come é stato proposto l’altro ieri, prevedere riforme incisive, trasversali e drastiche. Ed é espressione di una capacitá di negoziazione tutta olandese, che non prevede il ‘compromesso’ tra due partiti verso un punto ‘comune-mediano’, ma piuttosto uno scambio di riforme. Alcuni punti in agenda esprimono una chiara volontá neo-liberale (VVD) mentre altri l’agenda social democratica. Un pasticcio o un elogio al tecnicismo in tempo di crisi? In totale viene proposta una manovra di 15, 1 miliardi di euro (per un paese piccolo come l’olanda) entro il 2017. Tagli principali riguardano la sanitá, gli aiuti sociali, il sistema assicurativo, la pubblica amministrazione (1.4miliardi), l’insegnamento (0.1 miliardi) e la cooperazione internazionale (1.0miliardi). Ecco i punti principali, ovviamente sintetizzati e semplificati.

- la sanitá: l’olanda mantiene un sistema sanitario nazionale semi-privato, pagato tramite assicurazioni private e dallo stato. Si tagliano aiuti alle malattie croniche e si aggiunge un ticket obbligatorio per uso ‘non giustificato’ (chissá chi decide) del pronto soccorso (50 euro) senza passare dal medico. La parte pubblica dei finanziamenti per la sanitá vengono decentralizzati verso i comuni, solo peró per la componente per gli aiuti sanitari domiciliari, per gli handicappati e per gli anziani. I comuni faranno insomma a gara per avere o non avere questi tipi di pazienti. Molto piú importante é la riforma del sistema assicurativo. Le assicurazioni, che hanno ora un premio di circa 100 (base) indipendentemente dal reddito (con ovviamente un sussidio per i poveri) diventano dipendenti dal reddito. Sopra i 70.000 euro annui (non proprio ricchissimi) si arriverá a pagare fino a 400 euro al mese (!), ed il calcolo é progressivo secondo la situazione familiare. Tale aumento di costo per i ricchi verrá usato per abbassare il premio per i piú poveri che pagheranno ora circa 30 euro al mese. In questo modo lo stato si libera del peso dei sussidi, affidando la redistribuzione al sistema assicurativo.

- gli aiuti sul mutuo per la prima casa verranno ridotti progressivamente per ogni proprietario, fino ad azzerarsi in 25 anni. Inoltre saranno dipendenti dal reddito e dal valore dell’immobile. Fino ad ora chi comprava una casa di 1 milione di euro riceveva un aiuto maggiore dallo stato in quanto i suoi costi erano piú alti. Questo cambia.

- fin qui sembrano vere politiche social-democratiche, ma il trucco sta nella ridefinizione delle soglie di reddito sulle quali le aliquote vengono calcolate. Le quattro soglie vengono ridotte, e la terza social (classi medio-alte) verrá allargata includendo piú individui e riducendo loro le aliquote. Inoltre viene previsto uno sconto sulle tasse (a tutti) di circa 500 euro. In sostanza si prevedono sistemi di compensazione per i redditi piú alti, che poi non se la passeranno tanto male.

- altre riforme riguardano l’obbiettivo programmatico di aumentare del 10% la produzione di energia eolica, l’abolizione della registrazione per i coffeshop, il divieto di uso di alcol per i minori di 18 anni e l’aumento delle accise sugli alcolici, ma anche una politica piú dura per i criminali recidivi. Inolte viene ridotto drasticamente l’aiuto ai paesi in via di sviluppo. Ovviamente si sospende la corsa ai giochi olimpici del 2028, visti come costo inutile (ok). Cambierá inoltre il sistema dell’equo canone, rendendo le abitazioni piú conformi al mercato e rendendo piú facile il trattamento degli inqulini insolventi.

- abolizione di circa 300 comuni, risultante dall’obbligo di ogni comune di avere almeno 100.000 abitanti (circa 390 comuni ne hanno meno).  L’olanda passerá da 415 comuni a circa 120 (calcolo mio) e da 12 a 5 provincie (meglio ma vediamo se ce la fanno).

Questi i punti fondamentali, ma ancora non posso dire se e quando arriveranno i provvedimenti sulle aliquote per le partite iva, sulle tasse per le transazioni finanziarie, per gli speculatori etc.

a presto

fede

 

 

Il lento scorrere della Giovane Italia

InPolitica&Società - Politics&Society su settembre 18, 2012 a 5:36 pm

Da sempre mi piace definire l’estate come una spina staccata, una corrente interrotta per qualche giorno, da rimettere in funzione quando è il momento. Nell’arco degli anni l’estate ha acquistato significati e forme differenti: in principio era la vacanza, poi è diventata il viaggio ed infine, adesso, sono le ferie, quel tempo sospeso tra il quotidiano e lo straordinario, quella via di mezzo tra vacanza e viaggio. Ritornare dalle ferie è, per certi versi, molto traumatico e lo è ancora di più quando il rientro presuppone una ‘terapia d’urto’ al limite del sopportabile. Ma come spesso accade, la terapia palesa la sua utilità solo verso la fine.

Domenica 09 Settembre 2012

Un enorme cartello mi compare davanti agli occhi, appena scendo dal treno alla Stazione Termini di Roma: sembra li ad aspettarmi da secoli e recita più o meno così:

Atreju12 #senzapaura
12 – 16 Settembre Via di San Gregorio, Colosseo, Roma.

Tiro diritto: per me Atreju è sempre stato il protagonista della Storia Infinita.
‘Ci sarà una maratona cinematografica’ penso ‘una sera di queste ci vado!’.
Non avrei potuto nemmeno immaginare, neanche lontanamente, proprio là, tra una valigia ed uno zaino, rilassata dal ricordo splendente di Formentera ed il suo mare, il terrificante risvolto horror  che la mia superficialità e passo troppo svelto, mi avrebbero fatto assaporare di lì a qualche giorno.

Sabato 15 Settembre 2012

Finalmente questa prima settimana di lavoro è terminata. Difficile si, ma adesso è sabato e come ogni sabato pomeriggio da quando vivo a Roma, si esce a fare un giro. Teatro di Marcello – solita coda di turisti per infilare la mano nella Bocca della Verità; Piazza Venezia – imponenza al limite del fastidio;  Fori Imperiali – forse la strada con la vista più bella del mondo; Colosseo – sono minuscola.
Proprio qui, mentre venero l’arena più famosa che esista, la mia attenzione viene interrotta da una voce semi-stridula proveniente da una cassa enorme, posizionata sotto un palco. Mi avvicino, ignara di tutto, e il famigerato cartello intravisto alla Stazione Termini qualche giorno prima, mi dà il benvenuto alla Festa della Giovane Italia, ovvero Atreju12 #senzapaura. Un brivido di freddo mi gela il sangue nelle vene:
‘No!’ penso  ‘quello sul palco, quello che non riesco neanche ad intravedere, quello di cui sento solo la voce, quella voce fastidiosa, no! Non può essere lui, Renato Brunetta, ed io no, non posso essere davvero capitata qui!’. Certo, tutti abbiamo libertà di espressione, siamo in democrazia (?) e lungi da me affermare il contrario, ma giuro che in quel momento avrei preferito essere in qualunque altro punto della città, anche in coda alle poste se necessario, ma non li, non in mezzo a quelle persone; non li, ad ascoltare un giovane di vent’anni chiedere a Brunetta come convincere Berlusconi a ricandidarsi alle elezioni politiche del 2013.


‘E’ troppo, me ne vado!’ penso. Ma il peggio era pronto a palesarsi e avrei dovuto immaginarlo.

Supero l’Arco di Costantino – che Costantino mi protegga! – pronta a fuggire lontano, quando un gruppo di ragazzi, con le magliette che urlano ‘BERLUSCONI PRESIDENTE’ mi allungano un volantino tendente al rosso. Tra lo scioccato e il turbato, lo afferro:

sabato 15 settembre 2011
ore 17:30 Dibattito
I cento passi. L’Italia nella terra di mezzo, tra i protagonisti della lotta alla criminalità e gli speculatori senza onore.
Partecipano: Maurizio Gasparri, presidente gruppo PDL al Senato, Roberto Maroni, segretario della Lega Nord, Nicola La Torre, senatore PD, Luca Telese, direttore di “Pubblico”, Nicola Porro, vicedirettore de “Il Giornale”.
Modera: Andrea Volpi

Domenica 16 settembre 2011

Ore 11.00
Niente paura. ANGELINO ALFANO incontra la Giovane Italia.
Introduce: Giorgia Meloni, deputata PDL.
Moderano: Marco Perissa, presidente nazionale Giovane Italia, Annagrazia Calabria, Coordinatore Nazionale Giovane Italia.

Al di là della paura vera – perché c’è da dirlo, un conto è leggerne o sentirne un servizio alla televisione, ed un conto è essere presenti, con il rischio concreto di incontrare Gasparri – la mia anima da ‘correttrice di bozze’ sottopagata, ritorna in auge e prepotente. Rileggo bene:
SABATO 15 SETTEMBRE 2011
DOMENICA 16 SETTEMBRE 2011
Si, c’è scritto proprio così: 2011! Non faccio in tempo a rifletterci di più che, con uno scatto veloce degno della medaglia d’oro a Londra2012 (e a Londra lo sanno bene in che anno siamo) giro e torno sui miei passi. Accellero la camminata, come quando alla Stazione Termini scendo dal treno per andare verso casa, e picchietto il dito indice sulla schiena del ragazzotto dalla maglietta imbarazzante, che pochi minuti prima mi porse sicuro e fiero il suo volantino.
“Scusami” dissi “prima mi hai fermato per  darmi il volantino di questa manifestazione..”
“Si, dimmi!” accento bergamasco o giù di li.
“Ecco si, volevo solo avvisarti…ehm..avvisarvi, che qui c’è scritto 2011, vedi?! 15 Settembre 2011 / 16 Settembre 2011. Non so chi l’ha scritto eh? Però magari, cioè, forse può interessarvi.”
Nulla. Immobili.
“…vabbè dai, non è un errorone, succede!” Il mio tono ironico cominciava a prendersi il suo spazio, tra il rumore degli applausi in lontananza e il loro silenzio, disturbato soltanto dalla scritta enorme sulle loro magliette.
Dopo alcuni secondi di fermo immagine, ecco l’intelligenza della Giovane Italia palesarsi dinnanzi ai miei occhi:
“Cazzoo daiii, cazzo!! Ma chi cazzo li ha fatti sti cazzo di volantini del cazzo!”
Mi strappano il foglietto di mano, lo accartocciano e lo buttano per terra. Poi, come presi da un raptus di follia, cominciano ad aprire tutti gli zaini, che si trascinavano in spalla da giorni suppongo, per guardare se tutti i mille milioni di volantini stampati erano effettivamente datati 2011.
Inutile dire che la parola ‘cazzo’ sembrava quasi il loro mantra buddista.

Li ho lasciati li, tra il Colosseo e l’Arco di Costantino, a ravanare sotto il sole della Capitale, alla ricerca di non so quale soluzione.
Si sa, la consapevolezza dello scorrere del tempo è qualcosa che arriva prepotente ed arriva per tutti, prima o poi.
Destra o sinistra che sia.

Ah dimenticavo, grazie infinite Costantino, ovunque tu sia.

Marta

Spending Review: studenti fuori corso e le tasse universitarie.

InPolitica&Società - Politics&Society su luglio 31, 2012 a 8:05 pm

Negli anni della triennale in Sociologia ad Urbino ci avevo pensato parecchio. Specialmente nelle riunioni che organizzavamo tra i buoni e pochi studenti attivisti della facoltà, e durante i bei lunghi caffè creativi e argomentativi con i miei amici Mattia e Giorgio. Io ero uno di quelli che purtroppo non era abbastanza povero da beccarsi una borsa di studio, ma non ero neanche uno da potermi mantenere gli studi da solo. Guardavo i miei colleghi borsisti, richiedere bonus annuali di sconto crediti per riuscire a mantenere la borsa ogni anno, nonostante non fosse raggiunta la soglia del 60, limite che segna l’avvenuto raggiungimento di un anno di studi. Il bonus serviva a tutelare gli studenti borsisti contro eventuali ritardi dovuti a fattori non controllabili (come una malattia) ed era di 5 crediti annuali però accumulabili. In alcuni casi diventava uno strumento per autorizzare un ritardo annuale negli studi, che poi accumulatosi diveniva un fuoricorso effettivo, dopo il terzo anno. A quei tempi ci chiedevamo spesso come poter governare questa tendenza, che assieme a tutti gli altri studenti (anche non borsisti) risultava in un gruppo cospicuo di fuoricorso. Per un motivo e per l’altro.

La decisione di aggiungere alla spending review l’aumento (progressivo!) delle tasse universitarie per i fuori corso divide l’opinione pubblica. E divide anche me a dire il vero. Da un lato, riconosco un provvedimento interessante. Importante per il sistema universitario, soprattutto se fosse usato per ridurre le tasse universitarie inizialmente (una sorta di redistribuzione nel tempo) e quindi facilitare l’accesso alle facoltà. Inoltre, un provvedimento ottimo se gli introiti fossero riutilizzati per aumentare borse di studio, servizi e infrastrutture universitarie. Questo è fantascienza in tempo di austerity. Dall’altro lato è un provvedimento che contiene rischi. La penalizzazione degli studenti lavoratori per dirne una. Questo è un rischio che riconosco essere reale. Tuttavia non dovrebbe bloccare ogni provvedimento che preveda una tassazione universitaria progressiva in qualche modo. La prima è una questione di principio: rendendo le tasse uguali per tutti si compie automaticamente una ingiustizia sociale, soprattutto se le borse diminuiscono. Dall’altro c’è una questione più pratica. Gli studenti fuoricorso penalizzano gli atenei e le facoltà, soprattutto se i fondi agli istituti sono allocati secondo criteri di performance che considerano il tempismo delle lauree. Io dico che è giusto penalizzare il fuori corso. Ma…

Rimane il fatto che la penalizzazione del fuori corso non si può fare nelle condizioni in cui verte la didattica odierna. Il fuoricorso non è sempre e solo sintomo di negligenza dello studente. A volte è il risultato di una combinazione di fattori non controllabili dallo studente, come ritardi dei professori, organizzazione caotica dei corsi, sovrapposizioni e ovviamente lavori di tesi particolarmente ambiziosi o difficili. Ma anche grande ambizione degli studenti ad ottenere voti più alti. Secondo me, se si vuole penalizzare economicamente i fuori corso bisogna garantire che i corsi didattici siano ben organizzati, che il tempo dedicato dai professori alle tesi sia ben calcolato e periodicizzato (il periodo tesi deve essere ben definito nel programma), che i corsi siano organizzati in modo da porre scadenze intermedie, paletti e milestones (per usare un gergo Europeo), così da assicurare un accompagnamento didattico dello studente.

Il problema degli studenti lavoratori: se lo studente lavora troppo, cioè più del fine settimana (ven, sab e dom) allora potrebbe permettersi di estendere il periodo di studio. Di fatto lo studio diventa corollario del lavoro. Oppure si elaborano corsi speciali, dedicati (tipo corsi online). Se si lavora solo nel fine settimana, dovremmo essere in grado di garantire la fattibilità del corso di laurea, includendo studio intenso in alcuni periodi. Se lo studente non è abbiente (cioè deve lavorare tanto) allora si dovrebbe dare una borsa di studio (ma per coprire la settimane, prevedendo comunque un weekend di lavoro possibilmente). La borsa dovrebbe essere vincolata al tempismo negli esami, proporzionalmente alla sua entità magari.

Troppo complicato? allora teniamoci le università che abbiamo. Certo è che è sempre l’università ad essere penalizzata, trasformata e riformata per prima quando c’è da tagliare, e non si parla mai di investimenti. Peccato.

A presto

federico

De Magistris, Beppe Grillo e i Meetup: chi sono, da dove vengono e che fanno (parte I)

InPolitica&Società - Politics&Society su maggio 17, 2012 a 4:40 pm

Cari Amici, oggi uno speciale su Grillo e i movimenti di quello che qualcuno ha definito antipolitica. Ringrazio il caro amico Mattia per aver pubblicato parte della sua tesi sull’argomento. Per chi volesse citarlo vi prego di usare il seguente riferimento: Fadda M. (2012) “Abbiamo scassato. L’antipolitica alle urne. Il caso di Luigi de Magistris” Tesi di Master in “Relazioni istituzionali, lobby e comunicazione d’impresa” .

L’incontro di de Magistris con Beppe Grillo ed il movimento che si raduna intorno al suo blog, nasce proprio dalla periferia, grazie alla mobilitazione del Meetup catanzarese a sostegno del pm nei giorni del minacciato trasferimento da Catanzaro. Il primo incontro pubblico fra il magistrato napoletano e il comico genovese avverrà solo in seguito, a Strasburgo, il 13 Novembre 2007, al Parlamento europeo. Insieme a Marco Travaglio e Beppe Grillo, ospiti del parlamentare europeo Idv Giulietto Chiesa, il magistrato terrà il suo primo incontro pubblico. Il fatto che un tale incontro avvenga proprio in quel luogo ed in compagnia di Grillo, Travaglio e un parlamentare Idv non può certamente apparire un caso, se pensiamo, infatti, che saranno questi i compagni di viaggio (e quello il luogo) che accompagneranno de Magistris fino alla sua candidatura a sindaco di Napoli.

L’incontro con Beppe Grillo nasce dalla periferia ma si consolida in una conoscenza personale. E’ lo stesso de Magistris a parlare della sua amicizia con Grillo e della loro frequentazione. L’incontro politico, invece, si estrinseca nella solidarietà del comico genovese per il pm e le sue battaglie. Un legame che esprime proprio sui temi della giustizia e soprattutto sull’attacco (e l’insulto) alla casta. Infatti Il 28 Gennaio 2009 in piazza Farnese a Roma, avrà luogo la “manifestazione per la giustizia”, a cui parteciperà lo stesso Grillo, oltre a Marco Travaglio e Antonio Di Pietro (ma non de Magistris). Un presidio indetto per opporsi alla minaccia di trasferimento del Csm nei confronti del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella e dei suoi sostituti, a seguito della cosiddetta “guerra fra procure”.

Perciò Grillo sosterrà de Magistris attraverso la sua presenza a manifestazioni pubbliche, mettendogli poi a disposizione spazi filmati ed interviste all’interno del suo frequentatissimo blog. De Magistris diverrà in poco tempo uno dei beniamini del “popolo” che utilizza il portale di Beppe Grillo come piattaforma di discussione e di coordinamento delle numerose iniziative locali di protesta. Ma l’apice del sodalizio si tocca già il 25 Aprile 2008, quando a Torino, si terrà il V2-Day e de Magistris si collegherà via Skype con la piazza festosa. Grillo presenterà de Magistris come “un combattente” e lo ringrazierà semplicemente per il fatto “di esistere”. Il pm ricambierà ringraziando il comico, “un amico”, per l’opera che compie e le battaglie che fa. Un legame, quello fra i due tribuni dell’antipolitica, che si esprimerà nell’appoggio  di Grillo e del suo movimento (allora il blog e i Meetup) alla candidatura a parlamentare europeo di Luigi de Magistris nel 2009. L’affermazione elettorale di de Magistris, entrato in lista come “candidato indipendente della società civile”, sarà incredibile. Candidato in ogni circoscrizione otterrà 415 mila preferenze (135 mila nella circoscrizione Sud, superato solo da alcuni candidati di Pd e Pdl) e, secondo solo a Berlusconi e davanti allo stesso Antonio Di Pietro (fermo poco sotto le 400 mila). Il contributo elettorale di Grillo e del suo movimento sarà, se non determinate, comunque piuttosto significativo. Sarà lo stesso de Magistris nel ringraziare Beppe Grillo  (attraverso un video postato sul suo blog) a riconoscere l’importanza del ruolo giocato dalla rete, da facebook e dal blog stesso nel rendere possibile la propria elezione. Ringrazierà i Meetup e “anche quelle persone che all’interno dei Meetup non hanno avuto l’elasticità mentale di comprendere come questo fosse un progetto che può cambiare l’Italia”. Il legame di de Magistris con Grillo sembra davvero solido. Lo stesso de Magistris attribuirà anche al numero altissimo di preferenze ricevute, la sua stessa elezione a presidente della Commissione Controllo Bilancio del Parlamento europeo.

De Magistris, Beppe Grillo e i Meetup: chi sono, da dove vengono e che fanno (parte II)

InPolitica&Società - Politics&Society su maggio 17, 2012 a 4:31 pm

Contro ogni pronostico il sodalizio fra i due durerà meno di un anno. Infatti il primo aprile del 2010 sul blog del comico genovese compare un post molto critico nei confronti del parlamentare europeo. L’affondo di Grillo è sintetizzato bene dalle sue parole: “Luigi de Magistris è stato eletto con i voti dell’Italia dei Valori e del blog. L’obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione. (…) E’ stato eletto come indipendente e poi ha preso la tessera IDV. Parla a nome del MoVimento 5 Stelle senza averne l’autorità (…)“. L’attacco di Grillo – che forse origina da indiscrezioni sul mal celato desiderio del’ex-pm di porsi a capo del movimento grillino – è violento e diretto. Grillo ripudia de Magistris, ne stigmatizza l’assenteismo da Strasburgo e Bruxelles, ne sottolinea il presenzialismo televisivo, mentre chiarisce l’assoluta autonomia del movimento (soprattutto il MoVimento 5 Stelle, neonata costola politico-elettorale del blog) contro il tentativo di farsene interprete nella dialettica politica. La lacerazione è tanto profonda quanto inaspettata. Il disorientamento dei tanti frequentatori del blog è totale. Chi tanto aveva sperato nel magistrato napoletano e nella sua capacità di rappresentarne le istanze legalitarie e palingenetiche anche dentro le istituzioni così vituperate, ora è costretto (da Grillo) a ricredersi. Per comprendere il disorientamento è sufficiente leggere i numerosissimi commenti (2058!) dei frequentatori del blog al post incriminato. C’è chi asseconda immediatamente il leader  e scarica de Magistris e chi, invece, ne critica l’aggressività e l’isolazionismo, parteggiando per l’ex-pm, ricordandone il valore e la rappresentatività.

La risposta di de Magistris non si farà attendere e arriverà attraverso un’intervista concessa ad AP-com. Rinnovando ironicamente la sua amicizia e la sua stima per Beppe Grillo, il parlamentare europeo Idv accusa il comico di agire in modo elitario per rimanere confinato in una nicchia e potersi ricavare un posto al sole, invoca rispetto per il suo “elettorato” e per il popolo viola. Infine richiama tutti, movimenti, società civile e la parte sana dei partiti a fare fronte comune contro il sistema corrotto ed il berlusconismo.

Assistiamo perciò ad una nuova rottura, ancora più sensazionale della precedente. Ma a differenza di quella con Pecora e AT, da questa lacerazione derivano implicazioni politiche più rilevanti.  La radicalità dei toni con cui Beppe Grillo attacca de Magistris sottende sicuramente una mal cela una ferita narcisistica del comico genovese nei confronti del parlamentare europeo. Ma sbaglieremmo se intendessimo ricondurre la lacerazione ad un semplice screzio fra “prime donne”. La critica è mirata, e riguarda l’atteggiamento con cui de Magistris brandisce il consenso ricevuto (cioè la legittimità) per svolgere “solo” l’attività specifica si parlamentare europeo per partecipare, invece, al “teatrino” politico nazionale. Grillo intende così dare un avvertimento, per riaffermare l’irriducibilità del suo movimento alle pratiche e alle logiche partitiche e, in vero, a tutte quelle traiettorie evolutive e forme organizzative che non originino dalla sua stessa visione e si allontanino così dal suo controllo. Tra l’altro è probabile che Grillo proprio in quel frangente temporale stesse pensando alle elezioni politiche del 2013 come approdo per le proprie liste a 5 stelle. Progetto che per ragioni strategiche ed elettoralistiche non può in alcun modo contemplare annacquamenti o concorrenza tematica e organizzativa con gli altri attori della sinistra politica.

Ciò che intendiamo qui sostenere è che Beppe Grillo è stato il primo ad accorgersi, e quindi ad opporsi, alle velleità politiche e alle ambizioni personali di de Magistris. Progetti e ambizioni che, allora come oggi, vanno ben al di là di un ruolo da gregario da giocare in periferia o all’ombra di altri leader. Come già avvenne in occasione dello scontro con Aldo Pecora, de Magistris si batte per screditare l’accusatore al fine di affermare la propria autonomia. La rottura con Grillo segna la seconda repentina svolta politica in una carriera nata da appena due anni.

Luigi de Magistris brucia le tappe. In poco meno di due anni assistiamo al secondo riposizionamento politico e all’ennesima ridefinizione nella sua immagine complessiva di uomo politico. Viene ora messa in secondo piano la battaglia culturale a favore della legalità, mentre il tema principale diventa la costruzione dell’alternativa al berlusconismo. Lo spazio in cui giocare le proprie carte non è più la rete (che ora diventa strumento del consenso e non rifermento costante dell’azione politica); e neanche le istituzioni europee sembrano interessare granché Luigi de Magistris. Ora l’attenzione è rivolta alla politica nazionale e al circuito dei media tradizionali, forse perché più inclini alla personalizzazione e alla spettacolarizzazione della competizione politica. Gli strumenti utilizzati sono quelli più classici: il partito, le alleanze e i media mainstream. Il cambiamento è quindi radicale e repentino, troppo evidente perché Beppe Grillo non se ne accorga e se ne risenta. A questo punto resta solo da domandarci cosa sia rimasto a Luigi de Magistris dell’incontro con Beppe Grillo. Innanzitutto il legame con quel popolo del blog che almeno in una certa misura si era schierato in sua difesa al tempo della rottura. Militanti che sapranno appoggiarlo al secondo turno delle elezioni napoletane nonostante il duro affondo di Grillo alla vigilia delle elezioni.Rimane poi una particolare attenzione alle potenzialità della rete e dei social media. Un know how e una sensibilità che de Magistris utilizzerà con grande profitto nella campagna elettorale per diventare sindaco di Napoli. Infine, ad accumunare i due leader rimane la feroce retorica antipolitica, caratterizzata da un forte spirito polemico e dalla costruzione manichea del nemico politico.

Mattia

Il Movimento a cinque stelle: la politica dell’anti-politica fatta da non-politici.

InPolitica&Società - Politics&Society su maggio 9, 2012 a 10:24 am

Cari Amici

non sono un tecnico e non sono neanche in possesso di una panoramica complessiva dei risultati elettorali dielle amministrative dello scorso fine settimana. Ma vorrei comunque condividere la mia opinione su quello che é appena successo. I media sono giá pieni di dichiarazioni che acclamano alla ‘rottura’ politica che si é appena creata, con solotti e talk show che come al solito inventano teorie politiche istantanee sulla base di dati essenzialmente parziali (non tutti i comuni hanno votato) raccolti in circostanze particolari (la crisi economica). Tali conclusion sono essenziali: tendenza negativa della partecipazione al voto, caduta della Lega, incertezza e a tratti disfatta del PDL, timida perdita di voti del PD e soprattutto una grande vittoria dei Grillini. Il movimento a cinque stelle é il protagonista di queste elezioni amministrative, con una risultato che per molti era inaspettato.

Due sono i punti interessanti secondo me. Primo, il movimento a cinque stelle rappresenta una forma di partecipazione politica a mio parare transitoria. E’ espressione di una confusione totale dell’elettorato di fronte ad una contingenza storico-economica per la quale non ci sono soluzioni chiare. I Grillini non sono un partito e difficilmente potranno prendere decisioni valide per sostenere le nostre cittá. Sono un movimento politico ‘di processo’ piuttosto che di contenuto. Si organizzano attorno ad una critica valoriale ed etica della democrazia e dei suoi strumenti diretti, i partiti. Una critica imperniata su un’ipotesi specifica, quella che il buon processo possa inevitabilmente generare buone decisioni. Il civismo di cui si fanno paladini i Grillini é quello dell’uomo comune, quello della strada, il precario e il giovane, attento alla vita quotidiana. Importanti valori ma che purtroppo non si differenziano nella loro logica dalla forma piú tradizionale dei partiti che conosciamo. La Lega é nata da una simile matrice (il movimento Lombardo dei piccoli e medi imprenditori). Il PdL reclama simili origini nel tessuto delle piccole e medie ‘partite iva’ dell’itala e dell’uomo che si è fatto da solo. I partiti che chiamiamo classici sono il precipiptato di questi movimenti, come se la loro evoluzione fosse determinata da un processo che dal ‘movimento’ porta successivamente al ‘partito’. La componente transitoria dei Grillini é proprio in questo processo, ed é per questo insostenibile nel lungo periodo. In altre parole, Grillo dovrá fare i conti con la questione organizzativa del movimento molto presto, a meno che siamo tutti cosí ingenui da pensare che le cittá siano una questione puramente ‘locale’ (non mi dilungo su questo punto).

In secondo luogo, il movimento a cinque stelle rappresenta un paradosso interessante. Da un lato la partecipazione rilevata al voto cala, proporzionalmente alla disaffezione politica generale della gente. Dall’altro, il movimento dei Grillini rappresenta un desiderio di elettorato passivo impressionante. Guardando il manifesto elettorale del movimento a 5 stelle di Jesi (17% al momento) notavo che sono tutti ragazzi visti per strada, persone che conosco, che avrei potuto incontrarev al bar il giorno prima. I miei simili. Sembra ci sia una corsa alle liste, in cui tutti i cittadini vogliono essere direttamente coinvolti in politica. L’aspetto piú interessante é per me questo: il fatto che i cittadini vogliano essere direttamente partecipi alla ‘politica’ invece di partecipare alla ‘scelta dei politici’ o anche invece di partecipare alle ‘decisioni politiche’. La retorica di Grillo si arricchisce di riferimenti alla democrazia deliberativa, alla partecipazione e alla consultazione degli abitanti. Ma va tenuto presente che queste forme di ‘inclusione politica’ non si riferiscono originariamente alla traduzione della societá civile in movimenti politici eletti. La partecipazione é uno strumento (che dovrebbe essere imposto a volte) della politica per il raggiungimento di decisioni migliori, ma non si deve confondere con l’elettorato passivo. Il rischio teorico é la confusione tra emozioni, desideri e localismi della societá civile con la politica del governo delle cittá. Un’esperienza dai risvolti ideologici imprevisti, soprattutto in periodi di crisi.

Ultimo interessante punto: l’Italia si conferma un paese diviso. Eravamo divisi territorialmente, poi lo fummo elettoralmente e ideologicamente  (tra i partiti), poi economicamente (tra regioni). Ora lo siamo anche amministrativamente, sballotatti tra una politica incomprensibile dei tecnocrati a livello nazionale e uin’amministrazione popolare dei non-tecnici a livello locale. Intermezzata dalle incrostazioni partitiche regionali di stampo tradizionale, molto piú forti secondo me di quelle nazionali (un allenamento al federalismo?). Sono curioso di vedere come l’ANCI si porrá di fronte ai tecnici, e come (e se) la politica locale e processuale dei grillini si possa strutturare in politica di rinnovamento nazionale. Perdonatemi lo scetticismo di questi mesi, ma non credo purtroppo.

Federico

Chi ha coraggio ha un buon sapore

InPolitica&Società - Politics&Society su febbraio 27, 2012 a 8:44 pm

Rossella Urru siamo noi.
Siamo noi che ci alziamo dal letto la mattina, che camminiamo tra la folla, accendiamo la macchina, aspettiamo un autobus.
Siamo noi che viviamo ogni giorno le nostre città e la nostra quotidiana esistenza.

Rossella Urru sono io.
Sono io che ho ventisette anni, che mi impegno più che posso e cerco di essere sempre meglio.
Sono io che mi emoziono con poco, che sbaglio molto e tento di rimediare.

Rossella Urru sei tu.
Sei tu che abbracci un amico, che ami e sorridi ad un passante.
Sei tu che stai leggendo incuriosito.

Rossella Urru è una ragazza sarda di ventinove anni che nella notte tra il 22 e il 23 Ottobre 2011 viene prelevata dal campo profughi di Hassi Rabuni, in Algeria assieme a due cooperanti spagnoli, Ainhoa Fernandez de Rincon ed Enric Gonyalons.
Si trova lì Rossella, perché lì lavora per l’Ong. CISP – Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli, garantendo ai profughi Saharawi viveri, acqua e cure necessarie. Il gruppo estremista che l’ha rapita potrebbe essere il Movimento Monoteista per la Jihad in Africa occidentale, una costola dissidente dell’AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico).
Ma questi, se ci penso bene, sono solo dettagli.

Non so dire perché questa triste storia mi devasta più delle altre, forse perché guardando la foto di Rossella – quel suo sguardo intenso sotto una frangia sbarazzina, sguardo di donna normale e coraggiosa – mi sono ricordata di quanto siamo vulnerabili e soli, di come la vita – in alcuni suoi punti – non conosce davvero giustizia.
Camminiamo, assaporando la primavera che ritorna con le sue straordinarie manifestazioni, ma rimane un piacere a metà se i buoni sono in trappola.
Se dimentichiamo ancora, distratti dal rumore assordante del niente, Rossella Urru sarà per sempre icona di quell’Italia del giusto che non potrà mai sbocciare, soffocata da un inverno senza fine.

Marta

Saving Greece? Saving the Union

InPolitica&Società - Politics&Society su febbraio 17, 2012 a 11:25 am

I live in the Netherlands, one of the countries were the public opinion expresses the most resolute opinions against the financial bailout of Greece. In these days, the German, Dutch and Finnish governments even aired the opinion that Greece should exit the European Monetary Union. It is obvious how catastrophic this would be for Greece itself, but it seems to be less obvious how dramatic the consequences would be for the whole of the European Union. If Greece exits the EMU, it will be clear to all relevant actors that other member states could also be forced out: Portugal, Ireland, Italy… How likely is it the whole of the EMU would collapse?

Would the mutual trust between European countries survive this kind of risks? When would political retaliation start? The Single Market is already under pressure, especially in banking. The free circulation of capitals would immediately stop, the day Greece is out of the Euro. What about the free circulation of goods and people? Increasingly, people are leaving Greece, Italy, Spain, Portugal and moving northwards looking for jobs. When will Dutchmen or Finns start targeting European immigrants with restrictive policies? The PVV opened the way. They have already opened an internet website where citizens can post their complaints against “Central and Eastern Europeans”.

Countries like the Netherlands seem to have forgotten why the EU was founded in the first place. It took the Germans six days to conquer the Netherlands in 1940. Without the Eu, a country like this is condemned to utter international irrelevance. If the single markets collapses, to utter economic irrelevance as well. The economic development of the afterwar period is only due to the beginning of the single market. And the regression to national markets would be even worse for the Netherlands now because much of the generalist industrial base they had built for the national market has been lost to foreign companies, while the country specialized for competing Unionwide.

Finally, a last comment on something different. Massive movements of people within the European Union are difficult to assess. They are badly underestimated by statistics since people have an incentive not to move their official registration from their home country. I would say that Italian statistics capture not more than one half of the emigration directed to other EU country. Unionwide I think there are now millions of citizens who live in other member states. Their (our) life is already difficult enough in terms of bureaucracy and language, yet far easier than that of non-EU migrants. What would happen to all these people if the EU collapses?

Crosscountry companies, and internal migrants are the prove that the EU is much more than its nation states. The EU should probably think more in terms of citizens and less in terms of states.

F. Do.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.