In questi giorni è stata ripresa da molti giornali la notizia di uno studio realizzato dalla Scuola di Medicina di Harvard sulle conseguenze di un’alimentazione di carne rossa, basato su un campione di 120.000 persone seguite per 28 anni. Le conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori è che l’uso continuo di carne rossa aumenta del 13% la probabilità di avere un cancro e che si passa al 20% nel caso di carne trattata, come pancetta, salsicce o hamburger.
I risultati di questo studio non fanno altro che confermare quanto detto da altri ricercatori che sostenevano come i vegetariani rischiassero meno, oppure dei problemi vascolari connessi all’uso di carne. Gli studiosi di Harvard sottolineano come una dieta più equilibrata, con pesce, carni bianche e legumi, possa ridurre tale probabilità. Non è quindi un caso che, verso la metà del secolo scorso, lo studioso americano Ancel Keys notasse la bassa incidenza di malattie vascolari nei popoli mediterranei, e diede il merito all’alimentazione variegata priva di grassi saturi (di cui sono ricchi carni rosse, latte e derivati) passata alla storia col nome di ‘dieta mediterranea’. Nella dieta mediterranea cereali, frutta, verdura e legumi sono alla base. Seguono poi latte, pesce e animali da cortile, ad esempio pollame e conigli, e solo alla fine, nella punta della piramide, troviamo le carni rosse. Keys in seguito si trasferì a Pioppi, provincia di Salerno, dove campò per 100 anni.
A chi si interessa di problematiche ambientali la notizia della presunta pericolosità delle carni potrebbe risultare una bella notizia pur riconoscendo la drammaticità di tali studi. Gli allevamenti rappresentano uno dei settori con più alta produzione di gas serra (18% di gas serra prodotti al mondo, fonte FAO). Sembrerà curioso ma i bovini con la bocca e col sedere producono grosse quantità metano. Letame e urine sono poi una grossa fonte di metano e ammoniaca, e se applicati in quantità considerevoli sul terreno, possono provocare problemi al terreno e contaminare risorse d’acqua.
Se qualcuno pensi che l’elenco finisca qui rimarrà purtroppo deluso. Una delle maggiori cause del disboscamento in atto nei polmoni verdi del mondo, vedi la foresta amazzonica, è dovuta alla necessità di coltivare foraggi (17% delle emissioni mondiali di gas serra sono dovuti a cambi nell’uso della terra, fonte IPCC). Un bovino è infatti un vero e proprio esempio di improduttività, ci vogliono dieci razioni di cibo per avere una razione di carne. In pratica potremmo sfamare dieci persone al prezzo di un pasto di carne rossa (per il maiale il fattore di conversione è circa la metà, per il pollame circa un quinto). Tutto questo perché la domanda di carne è ormai alle stelle e gli allevamenti sono diventati fabbriche di carne, dove mangimi, importati da paesi lontani, hanno sostituito l’erba dei pascoli. Per tanti anni le mucche hanno trasformato l’erba, l’unica cosa che cresceva in regioni piovose e in terre incolte, in latte e carne, ma oggi l’abuso di carne, in aggiunta alla sfrenata cementificazione, rendono i paesi non più autosufficienti, e quindi sterminate pianure sono dedicate alla coltivazione di mangimi quali soia e mais. Il risultato è una preoccupante riduzione della biodiversità, un aumento delle emissioni di gas serra, un eccessivo inquinamento di terreni e acque.
Con questo non vorrei spingervi a consumare meno carne o a diventare vegetariani (notare che anche il consumo massiccio di latte e formaggi andrebbe ridotto), ognuno fa ciò che si sente di fare. Ma forse ora, dopo l’ennesimo studio realizzato ad Harvard, atteggiamenti più virtuosi non saranno dettati da scelte altruistiche ma da puro e semplice amor proprio. Non è che di ciò ci si debba rallegrare, anzi, ma forse pian piano capiremo che il benessere nostro passa per il benessere dell’ambiente circostante.
Stefano


Molto interessante!
A me piace l’approccio proposto in questo TED video:
http://www.ted.com/talks/graham_hill_weekday_vegetarian.html
“weekday vegetarian” é una bella idea semplice e alla portata di tutti!