Cari Amici
La conversazione tra il manifestante No-TAV e il celerino ha fatto il giro del mondo. Il suo successo mediatico non è semplicemente dovuto alla crudeltà verbale esercitata da un individuo su un altro, entrambi impotenti di fronte a quello che sta accadendo, ne è dovuto alla banalità degli insulti espressi, che richiamano alla solita retorica sbollita anarchica ‘anti-sistema’ (le pecorelle sono tutti quelli che seguono un determinato ordine, un regolamento). Il video crea stupore allo spettatore che realizza inconsciamente come questa battaglia No-TAV sia di fatto completamente inutile, e soprattutto destinata a fallire miseramente. Se il manifestante rappresenta il movimento No-TAV (nelle sue componenti più ignoranti e presuntuose) il poliziotto rappresenta la rigidità delle autorità, che hanno ormai deciso, fissato e pagato per una infrastrutture che si farà…indipendentemente dalla sua necessità.
Il movimento no-TAV fallirà. Perché? Purtroppo c’è uno scollamento totale tra le istanze locali, quelle degli agricoltori, proprietari terrieri, sindaci dei piccoli comuni, e quelle dei decisori. Quest’ultimi non sono, come si potrebbe credere, i governi regionali e nazionali (che pagano l’opera per la maggior parte), ma sono le grandi reti di potere, e di interessi, che operano a livello Europeo, transnazionale ed internazionale. C’è una idiosincrasia tra quello che avviene sul territorio e quello che è già avvenuto nelle arene politiche internazionali. Il progetto TAV in Val di Susa è un minuscolo tassello di una visione strutturale complessiva del sistema infrastrutturale Europeo, già approvata nel 1996 con l’avviamento del Trans-European Transport Netowork. Questo progetto, sottoscritto dagli stati membri, è inoltre a sua volta, il prodotto di una politica di sviluppo territoriale Europeo fondata su poli di sviluppo regionale, competitività economica e connettività globale. Il popolo TAV è muto di fronte a questo, e non potrebbe non esserlo. E’ un altro gioco, un altro livello, che richiede altre organizzazioni ed altri interessi, con la capacità di raggiungere opinioni pubbliche di altra entità. Il vero dibattito è quello sull’Europa e sul ruolo delle territorialità nel gioco competitivo inter-regionale. Il popolo TAV, per sua sfortuna, non sembra equipaggiato per questo. Soprattutto, seppur sembri arrivare ‘in anticipo rispetto ai lavori, arriva troppo tardi rispetto alle decisioni, ben 15 anni dopo il raggiungimento delle visioni che hanno fissato le premesse del TEN-T program.
Due importanti autori nel campo dell’urbanistica e pianificazione, Stephen Graham and Simon Marvin, hanno chiamato tale scollamento con il nome di ‘splitering urbanism’. Osservando come la struttura delle città cambiava in relazione allo sviluppo delle reti tecnologiche (telefono, fognature, elettricità, internet, alta velocità), hanno dimostrato come oggi le città, le regioni, ed i sistemi di città, assumano una dimensione pluridimensionale. Non esiste un solo livello di città, ma una sovrapposizione di strati, ed ognuno di essi ha velocità particolari, dinamiche specifiche, e rapporti di potere differenti. Il problema sorge nelle aree di ‘conflitto’ tra questi livelli, in quegli interstizi in cui gli abitanti soffriranno le conseguenze di questo scollamento tra ‘piani socio-spaziali’. Tai scollamenti sono particolarmente evidenti nelle metropoli odierne, dove storici quartieri residenziali, luogo di comunità radicate, vengono ormai attraversati con velocità da airport express, strade. Oppure, pensate alle zone intorno alle stazioni ferroviarie, non luoghi per molti, ma quartieri di vita e consumo per tante comunità etniche. La Val di Susa è uno di questi luoghi. E’ un territorio ‘attraversato’, che soffre gli impatti di un sistema territoriale che non le appartiene per nulla. Quello che collega i grandi centri economici (Lione, Torino. Etc……) e che invece usa lo spazio intermedio come ‘di passaggio’. Il problema della TAV è appunto che il treno ad alta velocità non beneficia in alcun modo la val di susa, in quanto è stata concepita per un livello socio-spaziale ed economico completamente diverso.
Quando si passa alla politica, al dibattito e alla protesta queste considerazioni diventano fondamentali. Perché la democrazia e la politica, seppure a volte ci provi, non è ancora riuscita a ristrutturare se stessa in modo da poter creare collegamenti tra i vari livelli (globale e locale in estremo). La politica si suddivide chiaramente in quella partecipativa e attivista del popolo No-TAV e quella istituzionale e tecnica della commissione europea. Le due non si toccano a proposito della TAV in italia. Per poterlo fare ci devono essere canali collaudati, su livelli differenti, partendo dalle Regioni, gli organi predisposti all’assegnazione dei fondi Europei in italia. Cosa dice la regione in Val di Susa?
A presto
Federico


Ciao Federico,
grazie mille per aver condiviso in maniera semplice strumenti concettuali e informazioni
necessarie su questo tema, sempre più drammatico.
A presto
Quali sono le vere ragioni per cui il Governo dichiara di voler riconfermare la Torino Lione come opera strategica?
E’ vero che l’Unione Europea ritiene che il progetto prioritario n. 6, ex Corridoio 5, “Lione-Trieste/Koper-Lubiana-Budapest-frontiera ucraina” faccia parte dei 30 progetti prioritari della Rete di Trasporto Transeuropea (TEN-T), ma è altrettanto vero che l’Europa non ha mai chiesto all’Italia di realizzare una linea ad Alta Velocità su questa direttrice, ma al contrario ha chiesto di intervenire sulle linee ordinarie…
La decisione n. 884/2004 quindi non impone che sia realizzata su questa direttrice una nuova linea ad AV ma chiede interventi che favoriscano i collegamenti tra i vari Paesi d’Europa e garantiscano l’interoperabilità dei vari sistemi di trasporto, che questo avvenga con la costruzione di nuove linee (di valico o no) o con il potenziamento delle linee esistenti è assolutamente indifferente per l’Europa che, anzi, avendo calcolato il costo complessivo per la realizzazione dei 30 progetti in ben 600 miliardi di euro ha raccomandato sin dall’inizio che la priorità dei singoli progetti fosse valutata sulla base di serie verifiche di carattere economico-finanziario, tecnico e ambientale.
L’alibi della riduzione delle emissioni di CO2 e del protocollo di Kyoto è smentito dal bilancio energetico realizzato da esperti italiani ed internazionali su questa colossale opera.
Nessuna strozzatura, né a Torino né a Chambery verrebbe eliminata con il progetto attuale della Torino Lyon, al contrario si arrecherebbe un danno colossale e duraturo (almeno 25 anni) agli investimenti turistici dell’alta valle di Susa. Da annotare poi che il costo previsto per la manutenzione di una simile galleria, si parla di oltre 400 milioni annui, costituirebbe un onere suppletivo che non viene mai citato.
Per ciò che riguarda le merci è facilmente reperibile su qualsiasi analisi ufficiale di traffici un dato che il Governo ed il signor Virano dimenticano: I valichi alpini italiani sono tutti utilizzati sotto la soglia del 40%, eccetto il Brennero. Ciò accade perché il flusso di merci prevalente utilizza gli assi di collegamento Nord Sud, ovvero dai porti italiani, verso il centro Europa e viceversa. Solo il 12 % dei traffici italiani si dirigono verso Est, mentre meno del 20% prende la direzione Ovest.
Una Nuova ferrovia merci Est Ovest nella pianura Padana non è necessaria esistendo alternative come la “Medio Padana” e non essendo possibile far transitare i treni merci sulla linea veloce Torino Milano. “Essenziale, irrinunciabile, strategico, tagliati fuori” sono termini propagandistici che un governo serio e soprattutto “tecnico” dovrebbe evitare.
Per ciò che riguarda il “futuro” bisogna dire che il tunnel di Maddalena è geognostico, serve cioè per capire se l’opera sia realizzabile e per sperimentare la fresa, finora mai testata nel massiccio d’Ambin. Non c’è nessun futuro roseo davanti a noi, al contrario è molto vicino il baratro economico e tecnico. Bisognerebbe capire quale sia la ragione per cui il Governo dà credito a Virano che si è dimostrato uno dei veri elementi dirompenti in questa faccenda, operando sostanzialmente la più grande azione di disinformazione lobbistica mai avvenuta e retribuita dallo Stato.
Interporti e basi logistiche sulla linea Torino Lyon esistono già, sono finanziate dalla UE e vengono utilizzati in media al 25% della loro reale potenzialità nonostante ingenti finanziamenti a fondo perduto (18 milioni di euro anno). In particolare lo scalo merci di Orbassano è oggi utilizzato solo al 10% della sua potenzialità. Il gap non è logistico è di mercato. Se la logistica esistente non funziona ciò è imputabile ad un sistema feudale, arretrato, per nulla tecnologico che le ferrovie italiane non hanno interesse economico di migliorare ma piuttosto una capacità riconosciuta di portare alla paralisi. Le ferrovie sono diventate un’impresa privata a capitale pubblico, il più grande sistema appaltante italiano; un’impresa privata finanziata dai contribuenti con beneplacito dello Stato e dei politicanti che si avvantaggiano di questo sistema. Una anomalia denunciata ripetutamente persino dalla Corte dei Conti.
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