ll “paradosso dell’amicizia”
L’aveva teorizzato Scott Feld nel 1991 e oggi trova riscontro anche sul Social Network più diffuso. E’ il paradosso dell’amicizia, ovvero il fenomeno per cui le persone cercano di stringere amicizia con chi ha già molti amici. Chi inoltra una richiesta d’amicizia su Facebook ha sempre meno amici di chi la riceve. Il mistero è racchiuso proprio nel paradosso dell’amicizia: i solitari tendono a rimanere soli e i popolari tendono a diventare ancora più popolari, suscitando curiosità e voglia di aggregazione. La popolarità poi è direttamente proporzionale al numero e all’interesse che suscitano i suoi aggiornamenti di stato. E in questo sono più brave le donne: l’utente donna aggiorna in media il suo stato 11 volte al mese, mentre l’uomo solo 6.
La forza dei legami deboli
Alcuni sostengono che i social networks servano per condividere le informazioni degli amici con cui abbiamo legami forti, soffocando la diffusione di informazioni diverse. Invece, anche se le persone sono più propense a consumare e condividere le informazioni che provengono dai contatti stretti, la stragrande maggioranza delle informazioni proviene dai contatti dai legami deboli. Questo dimostra che i social network possono agire come un potente mezzo per la condivisione di nuove idee. Come aveva teorizzato il sociologo ed economista Granovetter nel 1973, si ha più probabilità di trovare un posto di lavoro tramite le reti sociali fatte di legami deboli, piuttosto che con le reti sociali fatte da legami forti. Poiché i legami deboli facilitano un flusso di informazioni da gruppi diversi di persone. Gli individui che interagiscono meno spesso tendono ad essere diversi e possono consumare le informazioni più eterogenee, aprendosi a nuove prospettive. Una ragione è che i contatti forti hanno maggiori probabilità di essere simili e quindi trovare contenuti condivisi dai loro amici più stretti. Si consideri un esempio ipotetico. Una persona ha100 contatti che sono amici con legami deboli, e 10 che sono amici con legami forti. Supponiamo che la probabilità che si condivide qualcosa è molto alta per gli amici dal legame forte, diciamo il 50%, ma gli amici con legami deboli tendono a condividere le cose meno interessanti, quindi anche la probabilità di condivisione è solo il 15%. Pertanto la quantità di informazioni diffuse a causa di legami deboli e forti sarebbero 100 * 0,15 = 15,e 10 * 0,50 = 5, rispettivamente, quindi in totale, la diffusione delle notizie passerebbe per la condivisione degli amici con legami deboli. La maggior parte delle informazioni che “consumiamo” su Facebook proviene da persone con prospettive, idee, interessi diversi. Questo può essere di conforto a coloro che pensano che i social network sono una semplice cassa di risonanza della vita reale, o peggio un pericolo per i rapporti umani “web 2.0 free”
Fig.1: L’impatto della condivisione tramite le amicizie con legami forti e deboli.
Facebook crea lavoro
In Italia Facebook genera un volume di affari di 2,5 miliardi di euro e col passare degli anni ha creato 35mila posti di lavoro. Deloitte, nel suo recente rapporto, dichiara che sarebbero 232 mila i posti di lavoro fra aziende e indotto che Facebook avrebbe creato in Europa, con una ricchezza di 15 miliardi di euro. Il mondo Facebook è un microcosmo popolato da consumatori finali, partner commerciali, broker pubblicitari e consulenti. La socialità 2.0 ha portato con sé molti vantaggi sia per le persone sia per le aziende:
- maggiore visibilità
- maggiore condivisione di informazioni
- maggiore velocità di condivisione
Fig.2: Facebook in Europa
Facebook in borsa
E’ prevista per maggio la quotazione in borsa di Facebook. Verrano messe in vendita azioni per un valore di 10 miliardi di dollari (Google che nel 2004 lanciò un’offerta pubblica iniziale di “soli” 1,9 miliardi di dollar). Nel giro di 8 anni, Facebook ha raggiunto una dimensione mondiale sorretta da numeri incredibili: quasi 845 milioni di utenti che ne fanno la terza “nazione” al mondo per numero di abitanti, 483 milioni di utenti attivi al giorno; una probabile capitalizzazione di mercato che si aggira tra i 90 e i 100 miliardi di dollari; 3,711 miliardi di entrate nel 2011 (1,974 miliardi di dollari nel 2010) con utile netto di 1 miliardo di dollari (606 milioni di dollari nel 2010).
Ma oltre ai dati finanziari ci sono anche altri numeri che fanno riflettere: 2,7 miliardi di “Mi piace” e di commenti giornalieri; 250 milioni di foto caricate ogni giorno; 100 miliardi di “amicizie” che intercorrono tra i suoi 845 milioni di utenti.
Questi numeri sono il vero capitale del social network . Il valore economico-finanziario di Facebook sono una conseguenza del suo successo sociale.
Quale sarà il mutamento che Facebook subirà per venire incontro alle esigenze degli investitori?
L.S.




come si dice, ha avvicinato il ‘lontano’ e ha allontanato il ‘vicino’
no, al contrario penso che i legami forti non vengano intaccati appannaggio di quelli deboli tramite Facebook, ma che continuino ad essere forti e quindi vicini proprio perchè c’è una condivisione (di interessi, esperienze, etc..).