Cari Amici
Sono contento che il nostro governo abbia deciso di sospendere la candidatura ai giochi olimpici di Roma 2020. Che sarebbe stata una scelta avventata e velenosa per le condizioni economiche della città di Roma e di tutta l’Italia probabilmente era nell’aria. Tale incertezza non è esclusivamente legata al solito vecchio timore che ‘noi italiani’ tendiamo a mal gestire anche grandiose opportunità di profitto. Ma si tratta di un ragionamento molto concreto, che si basa sua una semplice analisi dei sistemi di finanziamento ai giochi olimpici e a come questi si intrecciano con il circolo vizioso del sostentamento alle amministrazioni locali di oggi.
Quando un comune, come Roma o Amsterdam, che sta redigendo in questi mesi la proposta di candidatura ai giochi olimpici 2028, riceve l’onore di ospitare il più grande evento sportivo mondiale, entra in un processo di trasformazione urbana, social ed economica che farebbe invidia a qualsiasi altra amministrazione imprenditrice del mondo. I giochi olimpici di fatto stimolano un percorso di riflessione sulla struttura della città ospitante e sulla sua relazione con i centri vicini, sulle possibilità di estensione delle reti infrastrutturali, sulla dotazione di servizi, principalmente ricettivi, turistici, e soprattutto sulle opportunità di lavoro che si vengono a creare sin dai 4 anni precendenti ai giochi. Inoltre, si avvia una macchina burocratica per la gestione, implementazione, organizzazione dei giochi che impatta direttamente sul funzionamento dell’amministrazione locale. Un grande impegno per pochi mesi di sport. Perché allora i comuni scelgono di candidarsi?

Gli studi sui vantaggi e svantaggi economici, sociali e politici dei giochi olimpici non sono pochi. Io non sono un esperto in materia ma questi sono i motivi più evidenti. Primo, con i giochi olimpici il comune entra nella cerchia delle città ‘ di importanza strategica nazionale’. Lo Stato, la Regione nonché i privati iniziano a concentrare l’attenzione e molte risorse verso un solo nodo, a volte una sola area. Risorse organizzative, economiche e finanziarie vengono ulteriormente allocate al comune ospitante. Si creano contatti istituzionali diretti tra amministratori locali e nazionali, con trasferimenti pressoché automatici di autorità e denaro per la realizzazione tempistica dell’evento. Una condizione appetibile per le amministrazioni locali, che se ben organizzate, riescono a catalizzare risorse speciali per la gestione della città. I nostri comuni, poveri, isolati e senza soldi, ambiscono avidamente ad una tale posizione negli equilibri geopolitici nazionali, per poter racimolare pochi spiccioli aggiuntivi da investire in progetti urbanistici ed economici. Secondo, i giochi olimpici sono visti come una grande opportunità per potenziare le infrastrutture. Vero e falso allo stesso tempo. I fondi allocati dal governo centrale per i giochi devono essere suddivisi in tante piccole voci, e alla fine dei conti molti di questi vengono spesi per la realizzazione di funzioni utili ai giochi stessi (grandi impianti sportivi a volte inutili, come le cattedrali nel deserto). Il vantaggio sta nella nuova discrezionalità che lo status di ‘strategicità’ dona a quelle opere infrastrutturali. I soldi non aumentano esponenzialmente ed il comune deve comunque coprire i propri investimenti. Lo fa tuttavia in un quadro normativo e amministrativo molto più flessibile e rapido, che gli permette tramite formule conosciute (accordi di programma etc…) di modificare piani regolatori, traffico e quant’altro per accelerarne la realizzazione. Come ben sappiamo l’Italia ‘si muove’ per grandi eventi. Terzo, c’è una convinzione generale che i giochi olimpici portino prestigio politico ed economico al comune ospitante, e che di conseguenza attiri investitori internazionali. Questo si riflette sia sulla gestione dei giochi, che prevede una serie di partner internazionali per l’organizzazione dell’evento (ACER, Coca Cola, MacDonald Panasonic etc..) ma soprattutto gli investitori nelle società per azioni che vengono create per la gestione ed implementazione dei giochi. Queste società (tipo Expo2015 per capirci) sono particolari strutture finanziarie che includono importanti componenti di capitale pubblico. I giochi olimpici rendono possibile la ‘cartolarizzazione’ e la collocazione nel mercato di titoli di origine pubblica. Se parte del profitto viene reinvestito nella gestione dei giochi, il resto viene rigirato entro le casse comunali. Quarto, i giochi olimpici forniscono una bella storiella per la trasformazione radicali di grandi pezzi di città. La legacy del parco Olimpico Londinese (costo totale previsto dei giochi 24 miliardi!) dimostra come sia possibile avviare un difficilissimo percorso di riconversione di aree socialmente problematiche come l’East End di Londra. Certamente, il successo di questo tipo di operazione (appunto una vera legacy, diversamente dal rinomato expo di Siviglia, ormai un deserto post-nucleare di edifici avveniristici) dipende dalle capacità tecniche, politiche ed organizzative della città stessa.
Ospitare i giochi non attrae invece grant speciali da comitati olimpici nazionali, non prevede una copertura Europea o internazionale (a meno che si aggancino specifici progetti corollario dell’olimpiade a programmi EU) degli investimenti locali. Il comitato olimpionico internazione gestisce esclusivamente la diffusione, il marketing dell’evento, la gestione delle licenze (radiotelevisive ad es.), e i partenariati internazionali, e si finanzia attraverso la gestione dei biglietti e delle licenze appunto. Questi fondi vengono distribuiti ai vari Comitati Olimpionici Nazionali (gestione degli atleti e delle società sportive) e ai Comitati di Organizzazione dei Giochi Olimpici (per la gestione dei servizi). Questi soldi rimangono entro il limite dei giochi, e difficilmente generano ricadute positive su altri aspetti.
Tanti costi, tanto impegno, per far muovere una macchina complessa e pesante. Meglio lavorare sulla semplificazione ordinaria (e non straordinaria legata ad eventi) delle procedure e finanziamento, sull’autonomia finanziaria dei comuni, sull’immagine del paese Italia tutto, a prescindere da eventi di vetrina.
A presto
Federico