Cari Amici
buon anno a tutti voi. Dopo una piuttosto lunga pausa natalizia, il Social Mirror riapre con un programma ricchissimo (che non esiste di fatto). Non è possibile anticipare il contenuto degli articoli datati 2012, ma sono sicuro che conterranno critiche ed opinioni interessanti sulla manovra Monti, e che trasmetteranno quelle strane sensazioni che oggi pervadono le opinioni pubbliche d’europa: crisi, incertezza, ma anche quella voglia matta di ricominciare. Un economista (illustre? di cui non ricordo il nome) disse: ‘il 2011 non sarà ricordato per la grande crisi, anzi, ce lo ricorderemo perchè fu meglio del 2012′. Lungi dal condividere un simile pessimismo, non posso negare che molti degli articoli qui proposti dipingeranno i risvolti sociali della manovra Monti, tutt’altro che positivi.
Detto questo, vorrei iniziare il 2012 con un concetto, che potrebbe suonare come un auspicio per qualcuno, o come una minaccia per altri: decrescita. Serge Latouche, in un testo che mi ha accompagnato in un recente viaggio tra Salerno, Napoli e Roma, mi ha delucidato su un concetto che sembrerebbe ovvio ma non lo è poi così tanto. L’autore, prendendo le fila dalla crisi attuale e citando lavori d’inizio secolo, discute nel testo intitolato ‘come si esce dalla società dei consumi’ (ma anche ‘la scommessa della descrescita’) molto più di un semplice concetto. Un programma politico e sociale, che si fonda sulla consapevolezza che la ‘crescita’ non può più essere intesa come la logica del progresso. Senza entrare nel merito etimologico del termine, voglio semplicemente sottolineare come tale termine contenga una nuova natura della società, che purtroppo o per fortuna, sta diventando sempre più reale in questi ultimi anni. Ridurre il fabbisogno dei consumi, razionalizzare le spese e ricalibrare gli investimenti verso i così detti beni relazionali, agire secondo logiche di sostenibilità ambientale, rilocalizzare le attività produttive secondo quel principio, e ridurre gli sprechi in genere (di energia naturale, umana, economica). Questi sono i punti fondamentali del manifesto della decrescita.
Volendo essere ipercritici, si potrebbe accusare Latouche di utopismo. Di fatto, per decrescita non si può intendere un ritorno alle origine della sussistenza umana, ne un ritorno alla vita comunitaria nel senso discusso da Durkheim per intenderci. Tutt’al più nelle forme reali di autogoverno locale e di democrazia associazionistica. Il 2012 non potrebbe mai essere l’anno del ritorno ad una economia locale, all’autogestione del sistema economico e politico. Tuttavia, la decrescita contiene un messaggio importante: quello della riduzione del fabbisogno. Cioè, del rescaling dei nostri desideri e bisogni e della nostra economia di conseguenza. Il natale non potrebbe essere un periodo migliore per imparare questi principi. Passeggiando nei centri commerciali di tutte le città è impossibile non notare come il futile, l’accessorio, sia ormai diventato un bisogno dominante. Mi chiedo: abbiamo bisogno di 2000 modelli di orologi personalizzabili? di 3500 formine diverse per biscotti da forno? di miliardi di tipologie di portachiavi, svuota-tasche, astucci, custodie per ogni tipo di accessorio hi-tech, di 4000 modelli di cellulari?
Decrescita vuol dire molto di pià certamente. Vuol dire riformare tutto il sistema economico, incluso quello finanziario, al fine di renderlo meno dipendente dal concetto di ‘indebitamento’, si cui ‘crescita’ ne è divenuto sinonimo. Però, non posso non affermare che il cambiamento deve è può partire dal comportamento individuale. Dal riscoprire quali sono le vere cose di cui abbiamo bisogno. Quelle che ci permettono di riscoprire il lato umano del ‘consumo’ (che comunque esisterà sempre) ma lasciando quello disumano del ‘consumismo’. Per capirci, consumo di emozioni, di socialità e di cultura piuttosto che consumismo di merci.
Potrei dilungarmi molto di più con la retorica. Era per me importante iniziare questo nuovo anno con un tale concetto. Con la speranza che la particolare e critica contingenza economica diventa un’opportunità per un cambiamento umano vero.
A presto
Federico

