Sabato sera vado a letto alle 3, ma domenica mattina alle 9.30 sono già in piedi. Ci sono in programma la prima gara di Coppa del Mondo di Sci Alpino maschile ed il Gran Premio della Malesia di Motogp, gara di per sé inutile perché Stoner ha già vinto il titolo, ma che a me interessa per motivi fantasportivi.
Il gigante di Solden parte alle 9.45, alle 10 le moto. Faccio un po’ di zapping passando da un evento all’altro: nello sci i migliori sono già scesi, ma manca ancora qualche atleta interessante. Passo alla motogp, che parte con grandi emozioni: dietro alle tre Honda ufficiali c’è una grande lotta fra Marco Simoncelli ed Alvaro Bautista per il quarto posto. Torno allo sci, ma l’intermedio di Raich è alto, allora torno alla motogp. Vedo Valentino Rossi per prati che scuote la testa e si mette le mani sul casco, l’inquadratura successiva riprende Colin Edwards a terra che si dispera ed un pilota della Honda Gresini disteso in mezzo alla pista; penso (e non mi vergogno di dire spero, visto che l’altro è Simoncelli) che sia Hiroshi Aoyama, che lottava con Rossi ed Edwards per il settimo posto, mentre Simoncelli era davanti. Nessun replay, nessuna immagine sul pilota ferito. Bandiera rossa, gara sospesa. Bruttissimo segno.
Mi si gela il sangue perché capisco subito quello che è successo pur non avendolo visto per pochi secondi in diretta: Aoyama è caduto e Edwards l’ha investito. E penso: che sfiga sti giapponesi, dopo Katoh nel 2003 e Tomizawa l’anno scorso stanno rischiando di perdere anche lui, che tra l’altro è al penultimo gran premio della carriera in motogp. Sì perché anche se la sicurezza ha fatto passi da gigante, se un pilota viene investito a 250 all’ora non ci sono santi che tengano.
Poi inquadrano la moto che viene spostata dai commissari di gara. Ha il numero 58, quello di Simoncelli. Resto basito: com’è possibile, era nettamente davanti a Rossi ed Edwards. Ho un impegno e devo uscire, ma lo faccio con il magone, perché quando accadono cose simili soffro come se fosse capitato ad un mio amico. Faccio in tempo a leggere un’altra notizia terribile: nell’impatto Simoncelli ha perso il casco. Le speranze si aggrappano al ricordo di Franco Uncini, che nel 1983 subì un incidente analogo dal quale si salvò passando “solamente” una giornata in coma.
Quando rientro a casa qualche ora dopo leggo la tragica quanto purtroppo immaginabile notizia. Marco Simoncelli è morto: dopo aver perso il controllo della sua moto ed essere scivolato via, per uno scherzo del destino invece di prendere la tangente la sua moto è tornata verso il centro della pista e sia Edwards che Valentino lo hanno colpito in pieno, facendogli addirittura perdere il casco.
Era uno forte Simoncelli. Non aveva ancora vinto in motogp, ma era stato campione del mondo 2008 in 250 e aveva conquistato soltanto sette giorni fa il miglior piazzamento in carriera nella classe regina, un secondo posto alle spalle del marziano Stoner nel Gran Premio d’Australia, al termine di uno splendido duello con Andrea Dovizioso. Aveva 24 anni e tutta una carriera ancora a disposizione per diventare quello che in molti pronosticavano, l’erede di Valentino Rossi.
Era simpatico Simoncelli. Sorriso stampato sulle labbra 24 ore su 24, disponibilità con tifosi e giornalisti, una parlata da cartone animato con quell’inconfondibile accento romagnolo ed un casco di capelli ricci che erano diventati un po’ il suo simbolo.
Era un duro Simoncelli. Quando vinse il titolo 250 lo fece dopo lotte senza esclusione di colpi che mandarono all’ospedale Hector Barbera, uno dei suoi rivali più accreditati. E anche quest’anno si era reso protagonista di episodi ai limiti della correttezza, mandando per terra Pedrosa e Lorenzo in un paio di occasioni.
Era amato Simoncelli. Dai familiari, ovviamente, dalla fidanzata in lacrime ai box, dai giornalisti, dai tifosi. Solo a qualche collega risultava antipatico, forse per paura che potesse diventare il più forte; Valentino Rossi invece era un suo grande amico, ed è ancora più terribile sapere che è stato proprio lui ad avergli dato il “colpo di grazia” durante la tragica carambola.
Ora Simoncelli sfiderà Jaarno Saarinen, Renzo Pasolini, Daijiro Katoh, Shoya Tomizawa e tutti gli altri campioni di motociclismo morti mentre facevano il loro lavoro e coltivavano la loro passione nei Gran Premi che si disputano in Cielo. Addio SuperSic!
“Marco, non hai paura di ammazzarti se fai un incidente?”
”No. Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera”. Marco Simoncelli.
Jacopo

