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Gli indignados indignati: chi sono? cosa vogliono?

InPolitica&Società - Politics&Society su ottobre 15, 2011 a 8:55 am

Sto per andare davanti alla Borsa di Berlage, Amsterdam, The netherlands. Li ci saranno almeno 2000 persone a manifestare contro il sistema. Il sistema? Non sono sicuro se ho ben capito. MA chi sono ste persone? che ci farò io li e perchè sono li? In origine ci sono gli indignados spagnoli, poi americanizzati in ‘OccupywallStreet’. Un movimento, fluido, volatile e disorganizzato che protesta con la vivacità e creatività che caratterizza gli Spagnoli. In piazza, con le tende e tanti tanti giovani. Io credo che non stiamo assistendo a un movimento politico, del tipo che conosciamo già. Vorrei discutere qui con voi le forze e debolezze di questo fenomeno.

Innanzitutto questo movimento non è ben definito. Non nel senso che conosciamo. Un movimento politico, progressista o reazionario che sia, si caratterizza per una forte carica normativa. Incapsula una visione del mondo che verrà e riflette sul ‘migliore dei mondi possibili’. Ne traccia i tratti fondamentali e poi protesta e agisce per realizzarli. Questa carica normativa, inevitabilmente si manifesta in termini di noi-voi, no-si, contro-a favore. Non stiamo parlando ancora di partiti. Un movimento extra-paralmentare è un’entità non ben organizzata, che non ha ancora accesso alle arene decisionali, che non può, appunto, influenzare direttamente le decisioni politiche li nei luoghi del potere. Gli indignados sembrano un movimento politico da un lato ma non lo sono allo stesso tempo. La loro carica di protesta non sembra caratterizzarsi da una visione normativa della realtà, ma piuttosto da una ‘indignazione’, un rifiuto, di uno stato di fatto. Diciamo che questa è solo una faccia di un movimento politico che sia. Attenzione, se leggiamo i loro manifesti (chi li ha firmati??) si vede che hanno, ovviamente, ambizioni politiche.

Las prioridades de toda sociedad avanzada han de ser la igualdad, el progreso, la solidaridad, el libre acceso a la cultura, la sostenibilidad ecológica y el desarrollo, el bienestar y la felicidad de las personas. Comunicado de prensa de “Democracia real YA” (17/05/2011)

tuttavia, non facciamoci imbambolare: queste sono affermazioni di protesta piuttosto che propositive. Per normativo si intende un’agenda, politica, di cambiamento e di riforma. E la predisposizione dei mezzi per raggiungerla. E’ per questo che il Marxismo, per esempio, ha conquistato siffatto successo nella storia. Perché non solo visionava un punto di ‘arrivo’ (il socialismo), ma delineava e tracciava un percorso, basato sull’interpretazione di logiche precise (le contraddizioni del Capitale)  e su dei mezzi precisi (la dittatura del Proletariato). Tutti i credi politici più importanti (come anche il Socialismo Liberale) mantengono tale struttura. Una delle debolezze degli indignados è secondo me la mancanza di una visione propositiva della realtà. Rischiano insomma di riempirsi la bocca di bei propositi e parole. La protesta mondiale sembra seguire, quindi, una nuova logica. Si diffonde per imitazione di una modalità di protesta (cioè la piazza) piuttosto che come imitazione di un percorso.

Tuttavia questo è quello che dobbiamo aspettarci oggigiorno. Detto questo, io credo allo stesso tempo che un vero movimento politico del tipo anni 60 non sia più possibile. Il fenomeno indignados dimostra che un movimento politico che ambisca a riconoscibilità politica deve per forza essere abbastanza fluido e indefinito da includere gli infiniti profili socio-economici dei nostri tempi. In altre parole, gli indignados non hanno una vera identità perché altrimenti non sarebbero precari, dipendenti pubblici, spazzini, lavoratori dipendenti ed autonomi, insegnanti, disoccupati, operai e tutto di più. La teoria: allarga i ranghi ideologici per includere quanti più individui possibili.

Questo è positivo secondo me, e anche bello. Il fatto che il popolo innanzitutto esprima un disaccordo generale e generico, perché di fatto il sistema politico di oggi è ‘genericamente viziato’. Tuttavia spero tanto che questa ondata di indignazione trovi una traduzione istituzionale prima o poi. Non credo questo possa succedere purtroppo, perché non sembra esserci un rango intellettuale e politico pronto al dibattito ‘nelle’ istituzioni. Come forse succederà, troveremo i soliti politicanti (nascosti dietro le bandiere di nessun colore) che si riproporranno come i rappresentanti politici. Poveri noi, e poveracci i politici in cerca di consensi….

A presto

Federico

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