La notizia del sovraffollamento, con annessa demenza di massa, a roma, in zona Nord Ovest, tra corso di Francia e viale tor di Quinto potrebbe sembrare la solita vicenda italiana. http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_27/traffico-tilt-apre-centro-commerciale-1901961469622.shtml
Demenziale ed in effetti non significativa rispetto ai problemi del paese di oggi. Beh, invece no. quello che succede per un TRony o un centro commerciale puó succedere per uno stadio, un museo, una multisala, un polisportivo, una fiera, un mercato, un’IKEA etc… E’ lo specchio di una politica urbana troppo pressapochista, presa alla leggera da parte di molte cittá italiane, soprattutto di quelle storiche, antiche, la cui morfologia e grammatica urbana non possono essere modificate con facilitá. tipo roma.
Io non so molto di quel centro commerciale, e sinceramente me ne frego. Tuttavia mi chiedo, chi lo ha deciso? Cosa prevedeva il piano? quando é stato modificato? chi ha fatto gli studi di fattiblitá e di impatto ambientale? Queste sono tutte domande da farsi ogni qualvolta che un governo locale o nazionale che sia tenta di modificare, completamente e parzialmente il territorio. L’imprevidibiliá del TRONY di roma, é inoltre una manifestazione lampante, chiara perché minuta, delle debolezze della pianificazione urbana Italiana. L’imprevedibilitá di questi progetti é proprio conseguenza dell’imprevedibilitá del territorio, e quindi dell’ASSENZA di pianificazione. LE strade, parchi, parcheggi, marciapiedi che circondano quel benedetto centro commerciale non sono state concepite per un centro commerciale. In urbanistica non funziona come in sartoria. Se c’è un buco non si riempre con qualcosa, qualsiasi cosa, o semplicemente la più remunerativa. Ogni funzione va collocata in base ad un progetto, di medio e lungo periodo, che traduce il tessuto urbano in un sistema di funzioni connesse ma differenziate appositamente (e non intendo zonizzazione dura e pura). I centri commerciali forse è meglio metterli fuori città. 30 anni di storia mondiale lo insegna.
Il punto che voglio sottolineare è che una pianificazione più consapevole porta vantaggi anche ai privati. I gestori di quel supermercato non hanno che da guadagnarci se il loro esercizio è servito da buone infrastrutture e circondato da altri centri commerciali, altre attività di distribuzione. Qualsiasi consulente immobiliare di un’impresa come trony lo saprebbe. Gli unici che ci guadagnano da una costruzione non pianificata sono i soggetti che sviluppano il progetto, quelli che lo finanziano e ricavano dalla vendita. Sono loro che operano oltre il mattone, ma che guadagnano dalle transazioni finanziarie, indipendentemente da dove questi soldi si traducono in edifici. Per evitare tutto questo bisogna mettersi in testa una cosa: possedere un appezzamento di terreno, ovunque sia, non implica libertà assoluta di farne quello che uno vuole. Chi possedeva quel terreno (sicuro non il pubblico) ne voleva fare un centro commerciale. L’amministrazione dovrebbe convincersi di usare la propria autorità sui diritti di edificazione e sulla destinazione d’uso. Non svendere la propria funzione per chissà quale vantaggio. Questo centro commerciale ha probabilmente comportato un ritorno in pochi servizi, magari un pò di verde, forse un metro della metropolitana, certamente gli abitanti di roma non ne comprendono il vantaggio.
Federico








