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Precarietà e lavoro: Giovani, Carini e Disoccupati…

InPolitica&Società - Politics&Society su agosto 30, 2011 a 3:39 pm

Roma, Domenica ore 12,00.

Apro la finestra e guardo giù in strada: tre ragazzi mangiano seduti su una panchina. Pane, prosciutto e una bottiglia d’acqua. Sono giovani, avranno più o meno la mia età, forse qualcosa più. Tutti i sabati e le domeniche sono li, perché la mensa dei poveri – dove di solito pranzano – è chiusa. Scrollo il tappeto e tiro la tenda su questo mondo.

Ci avevano promesso la realizzazione di tutti i nostri sogni, poi è arrivato il precariato lavorativo e ci siamo dovuti accontentare di quello che c’era. Ci avevano promesso la casa, la proprietà, poi è arrivata la crisi del mercato economico, la recessione, e avere un proprio tetto sopra la testa è diventato un lusso di pochi. Ci avevano promesso una politica giovanile forte, decisa, meritocratica, poi è arrivata questa classe dirigenziale che di noi si è dimenticata dopo pochi minuti. Ci avevano promesso diritti civili, possibilità di crescita, ma ci siamo bloccati davanti ad un muro di indifferenza.

Allora abbiamo cominciato ad alzare la voce, in piazza, sul web, ma siamo sempre stati pochi, troppo pochi e abbiamo fatto poco rumore. Continuano a considerarci buoni a nulla, bamboccioni, mammoni, la parte peggiore dell’Italia e probabilmente su tante cose abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare. Forse sbagliamo quando pretendiamo dal nostro datore di lavoro lo stipendio tutti i mesi, la malattia retribuita, le ferie pagate, l’assistenza sanitaria. Sbagliamo perché adesso è già un lusso lavorare, guadagnare 1000€  al mese – se sei fortunato – con un ‘contratto’ a scadenza e nessun tipo di garanzia.

E’ un lusso trovare uno STAGE NON RETRIBUITO, appena terminata l’Università; con questa farsa dell’esperienza lavorativa hanno mangiato alle nostre spalle per anni e continuano ancora a farlo, indisturbati. Se mi soffermo sulla realtà, vedo sempre più giovani allo sbando totale, infilati in un qualche loculo seminterrato, con le cuffiette alle orecchie e una lista infinita di numeri da chiamare per vendere un qualche assurdo e inutile prodotto.

Sul curriculum vantare una laurea prestigiosa; nella vita vera non sapere a che santo votarsi. Mi indigno perché noi POTEVAMO TUTTO. Con i mezzi che abbiamo a nostra disposizione potevamo davvero essere migliori della generazione passata. E invece alla generazione passata dobbiamo ancora chiedere il favore di pagarci la bolletta della luce. Ci stanno togliendo la dignità dell’indipendenza, quella che dovrebbe servirci per diventare adulti responsabili. Quella che dovrebbe aiutarci a cambiare in meglio la società in cui viviamo.

Il vento sposta la tenda e riesco ad intravedere la strada; i tre ragazzi sono andati via: buongiorno / buona fortuna.

Marta

Un viaggio in Russia: il fascino inusuale di Mosca…

InTerritorio&Società - Territory&Society su agosto 20, 2011 a 10:52 am

Poitrei scrivere della non-manovra. Di come di fatto non si cambi direzione ad un treno che continua lentamente per la sua strada, ma che si faccia una sosta per rimpinzarlo con un pò di carbone senza aggiustare la locomotiva, che non tira proprio. Ma non lo faccio. Dopo questa pausa estiva voglio parlarvi di viaggi, di luoghi nuovi da scoprire. Della Russia (non pensate che lo faccia per desiderio di bilanciare il nostro sogno neo-liberale con quello meta-sovietico attuale. Lasciamo stare questi discorsi. Lo faccio perché sono stato in Russia e, seppur molti la considerino una vacanza inusuale (e tutt’altro che riposante a dire il vero), è un paese molto molto interessante da scoprire’è chi potrebbe leggere il post come una guida turistica.

Arrivare in Russia non è semplicissimo, ed è per questo che molti, quasi tutti, i turisti ci vanno in gruppi organizzati. Ottenere un visto richiede tanti documenti. Consiglio tutti di rivolgersi ad un’agenzia specializzata in ‘tassazioni inutili’ come i visti. Loro, per una modica somma che varia tra gli 85 e 100 euro vi procureranno tutti i documenti. Tra i quali il voucher d’invito. Si, perché per andare in Russia ci vuole un ‘invito’ da parte di un’organizzazione o persona Russa. La maggior parte delle agenzie ve lo procurerà senza neanche porsi la domanda di chi siate. Fatto il visto (che comprende un’assicurazione sanitaria rigorosamente russa) potete volare al Nord. Io ho preso Air Baltic da Roma, con cambio a Riga. Viaggio totale di 5 ore. che diventano 8 con il fuso (ma dopo si recuperano :) .

Arrivati a mosca sentirete subito l’aria di vecchia capitale mondiale. La metropoli Russa male accoglie il viaggiatore. Non in senso di casino e confusione (come potrebbe essere l’aeroporto di Istanbul o Roma) ma con i suoi sobborghi concreti, grattacieli e rimanenze residenziali pseudo – moderniste degli anni 50. Se prenderete un taxi (contrattate per il passaggio che varia tra i 1500 e i 2000 Rubli) potrete godervi le immense autostrade che dirette arrivano al cremlino. La maestosa radialità della metropoli dove il modernismo e la razionalità hanno dominato il boom urbanistico negli anni 50-60.

Mosca è il luogo del potere politico. Di quello non democratico degli Zar e poi di quello Sovietico. Ed ora di quello pseudo-polizesco di Putin e Medved. I luoghi del potere sono blindatissimi. Il Cremlino è una fortezza che racchiude gli edifici governativi, sfarzosi ed isolati dai luoghi della gente comune. Affiancato da una immensa piazza Rossa che sembra piuttosto la ‘terrazza’ del potere, dove il potere politico dava ordine alle masse, con parate e giochi. La piazza Rossa è veramente impressionante. Un’attrazione che consiste in un immenso spazio vuoto, leggermente reclinato per dare quell’illusione ottica di ampiezza. Circondata da edifici stralunanti, quasi fiabeschi (come la cattedrale di San Basilio) che, soprattutto di notte, diventano quasi surreali. La polizia sorveglia tutto, anche il piccolo cancello. Tanto per capire in che tipo di luogo siamo (diciamo che da noi si sta andando in quella direzione).

A mosca colpisce anche lo sfarzo. Gli straricchi russi risiedono qui, assieme a tanti poveri che non reggono l’altissimo costo della vita. Limousine, SUV, Hammers e macchine Kitsch dominano le strade. Vetri oscurati e guardie del corpo davanti ai luoghi di commercio danno la parvenza di una città sull’attenti. Anche se il turista stupito non nota nulla di strano. Sia chiaro, Russia non è una città pericolosa quanto sembra. Solo una grande metropoli. Niente mafia per strada (ma sulle poltrone si probabilmente) e niente sparatorie. La piccola-grande corruzione che domina la vita quotidiana diventa piuttosto una pratica ‘quotidiana’ ‘normale’ che va messa in conto.

Fondamentalmente, dopo il Cremlino, la vera attrazione di Mosca è la città sovietica stessa. Mosca è una città brutta certamente ma simbolica, con un’aura ideologica fortissima. Strade, ponti, metropolitane e grattacieli hanno nomi che rappresentano la vita politica passata del paese (un modo di indottrinare le masse?).  Le sette sorelle di Stalin (i sette grandi grattacieli che segnano l’orizzonte di Mosca) sono un Landmark importante, che stupisce il viaggiatore, perché reinterpretano la modernità americana e la stravolgono al tempo stesso. Larghissime piante che danno un senso di ‘solidità’ e ‘potere’ non indifferente. La metropolis di Fritz Lang è in loro incarnata.

La metropolitana di mosca segue la stessa logica. La miglio metropolitana che abbia mai visto. Un sistema efficiente (seppur illogico nell’uso) caratterizzato da un’estetica quasi ‘religiosa”monumentale’. Grandi stazioni sotterranee, piene di spazi aperti, dove camminare non è uno stress nonostante i milioni di passeggeri. Decorazioni marmoree, mosaici e bassorilievi che rappresentano le scene della rivoluzione, d’ottobre, quella industriale, le vittorie in guerra, e il progresso sovietico. Stalin diceva (dalla reggia del cremlino…): il popolo deve viaggiare come i re. SI, ma sottoterra comunque. Se riuscite a strappare alcune fotografie (contro il regolamento attenzione!) avrete le migliori cartoline di mosca.

Infine, quello che colpisce di Mosca, ma anche a San Pietroburgo (di cui non ho parlato ma che è molto più europea) è la quantità di opere d’arte Europee. Io non avrei immaginato di trovare rinchiuse nei museu Herminage e Pushkin le più grandi opere del 1900 Europeo. Numerosi Chagall, Van Gogh, Picasso, Cezanne, Miro, Matisse, Guttuso, Gauguin, Renoir, Manet, Monet etc…Con un decimo di queste opere si potrebbe aprire una mostra di 6 mesi a Roma, tutto esaurito ogni giorno. Gli Zar ricchissimi, si circondavano di aristocratici ricchissimi che giravano il modo e acquistavano opere….(napoleone le trafugava cmq…). Ora, questi luoghi sono il fulcro della cultura mondiale, dentro un paese che spesso sembra difficilmente raggiungibile. Ah, il mercato dell’arte…

Un saluto a tutti

Federico

Gli uomini di Lampedusa: Per sempre senza un nome

InTerritorio&Società - Territory&Society su agosto 4, 2011 a 8:39 am

 

Siamo fortunati, non c’è che dire. Possiamo decidere di uscire di casa, di organizzare una serata tra amici, di scegliere il posto dove vivere. Siamo più che fortunati. Tendenzialmente abbiamo quattro mura che ci accolgono, una finestra dove affacciarci e i superfortunati di noi hanno anche qualcuno con cui farlo. Siamo privilegiati. E oggi lo siamo ancora di più.

Nonostante tutti i problemi persistenti nella nostra vita – o che ci piombano davanti giorno per giorno -  facciamo parte di quella fetta di mondo che ancora si salva, che non vive in prima persona l’orrore della fuga, della disperazione, della guerra. Allora mi immagino un barcone, a largo di quella costa frastagliata, in quel mare così azzurro da sembrare disegnato dalla mano di un bambino fantasioso. Me lo immagino ciondolante, un rottame da sfasciacarrozze, stracolmo di silenzio, fame, stanchezza, speranza: sono esseri umani.

I loro occhi verso l’isola, la terra ferma. Lampedusa: geograficamente Africa, politicamente Italia. Smetto di immaginare. La situazione oggi – come tante altre volte, del resto – è tornata ad essere reale. Venticinque corpi senza vita. Venticinque vite senza più un corpo dove stare. Sono lontana, ma soffro incredibilmente, come se questi miei occhi avessero visto tutto quell’orrore mediterraneo.

I migranti, duecentosettantuno in totale, sarebbero partiti il 30 luglio, nel primo pomeriggio, e durante la traversata i membri dell’equipaggio avrebbero costretto, le poi venticinque vittime, a permanere per lungo tempo in una zona dell’imbarcazione normalmente adibita a contenere ghiaccio durante le battute di pesca, che misurava otto metri quadri, per un’altezza non superiore a due metri. Dalle dichiarazioni dei sopravvissuti, gli scafisti avrebbero volontariamente percosso e gettato in mare un nigeriano che voleva uscire da questa stiva, per arrivare ad uccidere di botte due profughi che avrebbero tentato, anche loro con la forza, di uscire dal loculo dove non c’era più ossigeno.

Ho sentito la necessità di raccontare la dinamica di questi fatti per un unico, sostanziale motivo: nonostante la frenesia della nostra fortunata esistenza, nonostante le nostre abitudini e le nostre legittime superficialità, dobbiamo necessariamente trovare uno spazio dove collocare questa ingrata consapevolezza, rendendo così la conoscenza un atto di giustizia verso chi giustizia non avrà mai.

Marta

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