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Penati sulle aree Falck: La Sesto industriale che non c’era più.

InTerritorio&Società - Territory&Society su luglio 22, 2011 a 8:37 am

L’indagine su Penati e altri amministratori di Sesto San Giovanni è una faccenda interessante. Non solo perché Sesto San Giovanni era, ed è tuttora, associata alla forza, sociale e produttiva, del partito Comunista (la Stalingrado d’Italia), ma anche perché è uno dei comuni con più aree dismesse in Europa. E tutto questo, in una regione metropolitana tra le più ad alto rischio di speculazione edilizia. Le aree Falck sono il territorio per le quali la giunta Penati è indagata. Il periodo 2000-2002, è la fase in cui i presunti atti illeciti sarebbero stati compiuti. Giuseppe Pasini, imprenditore lombardo di adozione (proviene dal Veneto) è sempre stato una sorta di imprenditore (piccolo Berlusconi) locale. Tanto che fu uno dei primi ad essere stato arruolato nelle liste di Forza Italia al momento della sua nascita. Pasini sgancia, grazie alle Banche, circa 400 miliardi di lireper i 150 ettari dismessi dell’industria Falck. Questo nel 2000.

Sesto era una città particolare. Dove politica, partiti, lavoro, sindacati, costruttori ed immobiliaristi formavano un triangolo solido, potente per governare la città. Il modello neo-corporativista è noto a tutti. A Sesto questo modello era fortemente territorializzato. Sesto, piccolo villaggio agli inizi del 20mo secolo, subisce (letteralmente all’inizio data la collocazione privilegiata vicino a milano e i prezzi del terreno relativamente più bassi) una industrializzazione incredibile. La Breda, Marelli, Falck sono grandi industrie che impiegavano il 90 percento di tutta la popolazione (più una grandissima percentuale di lavoratori da tutto il nord milano). La città era attiva 24 ore su 24, i turni inframezzati da i vari ristoranti, prostituzione, servizi per lavoratori etc….un ambiente urbano e sociale completamente in simbiosi con i ritmi della produzione. La politica non era da meno. LE varie giunte dialogavano direttamente con Falck per stabilire i possibili sviluppi del territorio. L’accordo politico era limpido: noi diamo spazio all’industria (sacrifichiamo anche un pò di servizi per questo), l’industria porta lavoro, così si ottiene il benestare dei sindacati, il comune risponde alle domande sociali dei sindacati con la ricchezza prodotta dall’industria. La città va senza sosta in questo modo.

Tra il 1985 e il 1996 (quando Breda e Falck chiudono) cosa succede? beh, il lavoro viene a mancare, i proprietari terrieri, le famiglie industriali, capiscono che il nuovo mercato è quello immobiliare e il meccanismo che aveva sempre funzionato si spezza. dal 90% della popolazione solo il 45% rimane impiegata in manifattura e l’industria pesante non ha più bisogno. Politiche EU e nazionali iniziano a lavorare su eventuale reindustrializzazione, orientata alle piccole e medie imprese. L’amministrazione si ritrova a dover fronteggiare povertà, mancanza di servizi, di lavoro, e quindi di servizi e soprattutto a dover capire che nuova identità dare alla città. Allora si mette in moto una macchina orientata a gestire l’emergenza. Una agenzia di sviluppo viene creata sulle ceneri di un organo di negoziazione tra Falck, provincia e Città di Sesto, con la competenza di espropriare piccole aree per riabilitarle in senso produttivo. La Breda viene recuperata (grazie anche al fatto che era proprietà IRI) ma la Falck, troppo grande e rilevante viene venduta ad un privato. Un grande pezzo di città in mano ad un imprenditore (locale) che dopotutto voleva fare soldi, case, mattone su mattone.

Il partito perde forza. L’elettorato sta cambiando. Al posto degli operai abbiamo i colletti bianchi (l’ABB sulla Marelli per esempio), l’università, i ragazzi immigrati dai paesi in in via di sviluppo che aprono ristorantini, tanti tanti anziani, spesso poveri, ed un territorio lacerato, spesso vista come terra di nessuno. Nel 2000 i lavoratori sono stati ricollocati quasi tutti e pre-pensionati. La città rimane senza futuro. Nel 2000 le aree Falck erano un patrimonio inestimabile. Non esisteva un vero piano regolatore, e la libertà di progettazione era molto ampia (la dico semplice of course). Le basi economiche, politiche, elettorali del vecchio governo industriale sono cadute. Penati, prima di lasciare il posto ad Oldrini ha sicuramente agito nell’interesse del comune, e del partito di cui faceva parte che lo governava. Come ogni politico avrebbe fatto. Sta ai magistrati capire se c’è margine di illegalità.

A presto

Federico

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