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Votare a Milano: è ora di un vero progetto di città

InTerritorio&Società - Territory&Society su maggio 14, 2011 a 12:38 pm

Io non voto a Milano. Ma ci vivo e ci lavoro. Mi sono fatto un’idea di come e perché si dovrebbe votare per queste elezioni amministrative. Ne presenterò qui le ragioni essenziali, per quanto riguarda le questioni a me più affini, quelle urbanistiche e di costruzione e gestione della città e dello spazio urbano. Milano è stata per 20 anni il luogo dell’innovazione liberale e liberista. Nulla in contrario. Anche in Inghilterra è così. La città non è il prodotto di un governo forte, proprietario fondiario e proattivo nella progettazione. Il mercato è il motore della trasformazione. In principio nulla in contrario. Non è detto che questo sistema, che vede un ruolo del comune come regolatore di iniziative private, sia sbagliato a priori. La realtà dei fatti dimostra però che un cambiamento è necessario. Milano è stata governata secondo questo principio da ormai 20 anni, senza soluzione di continuità.

Ed i risultati si vedono. Sono segni permanenti sul territorio (quello comunale e metropolitano) che rimarranno. Parlo del cemento e bitume che domina i colori delle città, dei parcheggi incompleti e già venduti, dei grandi grattacieli che schiacciano tessuti urbani storici (isola-garibaldi per esempio), tutti vuoti, di uffici dentro le città. Ma anche delle periferie, quelle solo parzialmente popolari dato che la percentuale di edilizia residenziale pubblica diminuisce esponenzialmente. Degli stabili vuoti, inutilizzati, anche pubblici, che rimangono come buchi, vuoti, della vita quotidiana. La città del verde frammentato e poco attrezzato, poco accessibile e corollario di metri quadrati di cemento, vetro e acciaio.

Questi 20 anni hanno prodotto questa città. Si sono fatte scelte precise. Lasciare spazio al mercato, quello immobiliare e dei latifondisti del cemento, nella speranza cieca che il mercato sia l’attore che meglio sa quello di cui una città ha bisogno. Sono 20 anni in cui i pochi progetti di cambiamento, come piste ciclabili, riconversione dei navigli e un EXPO pubblico non sono stati realizzati. L’inerzia di questa tendenza e di questo governo è la prima ragione per cui bisogna provare con qualcosa di nuovo. La sinistra, Pisapia in primo luogo, sembra avere un’agenda di politica urbana decentemente elaborata (non è che sia il massimo però!). Non nascondo i miei dubbi sulla sua realizzabilità nel corso di un mandato, ma non importa. Meglio iniziare un nuovo progetto di città. Il primo, vero cambiamento è quello del ruolo del governo locale nella definizione e realizzazione dello spazio di vita. Il mercato deve essere uno strumento del pubblico, non il suo timone. E’ il comune che decide dove, quando costruire. Soprattutto quando costruire. Ma lo deve fare con un’idea di città forte. Perché sono le idee, le visioni e i progetti a lungo termine che legittimano i decisori a dire NO a varianti selvagge e richieste di diritti edificatori. Senza ledere la libertà individuale, e santa, di investimento e impresa.

Federico

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