La riforma Gelmini non va purtroppo. Anzi, non è una riforma. Non da nuova forma. Ma spezzetta, ricuce, amputa e disassembla un sistema universitario italiano che è già carcassa morente. Gli studenti vengono additati come coloro il cui senso d’esistenza è quello di manifestare contro tutto e tutti, anzi contro il governo. Gli studenti non lo sanno forse, ma chi manifesta nell’università italiana lo fa da tanti anni perché l’università italiana è indietro le atre da tanti anni. Ipocriti coloro che richiamano alle classifiche internazionali. Se facciamo 80 con 50 di risorse non vuol dire che facciamo bene…anzi vuol dire che potremmo fare 100 con 70 di risorse. In Italia si fa sempre così: si spende di più per ottenere quello che altri ottengono con meno. Il nostro sistema universitario spende di più per raggiungere i risultati (medio-buoni) dei ranking. Troppi atenei, frammentati, e studenti dipendenti. Precari, che vanno avanti con tanto ‘cuore’, l’unica risorsa che possono utilizzare. Ma chi diamine lo ha detto che per andare avanti l’università italiana deve affidarsi ai ‘cuori’ e alle passioni dei ricercatori? perché i ricercatori non possono avere un lavoro normale come tanti altri; di otto ore al giorno per 5 giorni alla settimana, senza pensare in continuazione al futuro. Beh, la salute mentale dei ricercatori precari purtroppo non viene calcolata dalle classifiche….
Gli studenti ed i ricercatori (escludo i criminali, violenti) vengono strumentalizzati dal governo che li accusa di difendere i Baroni. E’ il governo che non ha invece il coraggio o l’indipendenza di riformare il sistema baronale purtroppo. Si taglia, si gestiscono le entrate, ma non si riforma il sistema di valutazione, nazionale ed internazionale, il sistema di allocazione di risorse ne il sistema pensionistico, ne un controllo sui contenuti, ne le strutture….si riforma la parte più semplice, quella che se subisce e si ribella può essere additata come ‘stupida’ e ‘cieca’. Ed infine si taglia, quando invece il problema è duplicemente opposto. Bisogna gestire meglio quello che già c’è e investire nel lungo termine in un sistema profondamente cambiato.
Forse dobbiamo aspettare che l’università italiana tocchi il fondo.
In bocca al lupo a tutti i buoni manifestanti (riescludo i violenti, aggressivi). Del resto, mi chiedo, c’è altra via?
Fede

