Il cast si era ben preparato. Circa un mesetto per impararsi la parte. Ognuno ha un bel testo, di quelli scritti bene, da professionisti del teatro. L’hanno ripassata e ripassata, sapendo che il modo migliore per compiacere l’audience è quello di essere chiari, aggressivi e di fare cose apparentemente inaspettate. Il giorno della prima il pubblico è seduto sulle poltroncine comode del grande teatro. Il teatro più famoso d’Italia, quello fatti di poltrone di pelle messe a semicerchio. Un anfiteatro. Come in ogni rappresentazione che si rispetti, ogni attore conosce bene la successione di eventi, di gesti e di interventi. Sapete come si fa. In caso qualcuno manca la propria battuta non bisogna rimanere inermi, fare scena muta. Bisogna continuare…the show must go on. Tanto il pubblico non se ne accorge mai.
Tutti aspettavamo la prima di questo spettacolo. I giornali ne avevano parlato alla grande, tappezzando di locandine colorate tutte le strade. Le facce sempre quelle degli attori principali. Chi con le maniche alzate, chi con il sorriso stampato sulla maschera di scena (quella di plastica e trucco), chi con la parrucchetta brizzolata, chi con la toga da giudice. Il tutto esaurito. Il pubblico non vede l’ora. E’ stato detto loro che questo è uno spettacolo speciale, diverso, pieno di colpi di scena, con un gran finale a sorpresa imprevedibile. Di quelli che non si sono mai visti. Alcuni mormorano che il protagonista alla fine muoia. Di solito il protagonista non muore mai purtroppo. Il cast è enorme. I protagonisti sono sempre i migliori però, quelli che come i lottatori di wrestling sembrano si stiano scannando mentre si aiutano a vicenda. Le comparse sono tante però. Facce grigie che sulla scena vengono illuminate a malapena. Sapete, le luci fanno sempre il loro effetto. Si può essere sul palco, ma se non si è illuminati, il pubblico non vede. Queste comparse sono tante ma, si dice, che alcune di loro saranno parte del gran finale. Protagonisti di seconda mano li chiamano. Per questo ruolo si è scelto gente sconosciuta, inesperti della scena probabilmente. Attori di seconda mano che fanno sempre la parte del cattivo, dello sciocco o del traditore.
La scena è pronta. Lo spettacolo dura dalle 11 alle 20 di sera. Un tour de force inusuale che mette alla prova il pubblico…ma l’ufficio comunicazione del teatro ha lavorato bene, sa che il pubblico reggerà fino alla fine, per vedere quel gran bel finale che è stato promesso. Si aprono i sipari. Tutti seduti li, gli attori ed il pubblico (capita spesso che non tutti gli attori siano seduti). La scenografia è di quelle spettacolari, di quelle che fanno spettacolo da se, di quelle che creano sacralità ad eventi che spesso sono troppo squallidi. Camere puntate e si parte. Ogni attore la dice giusta la sua parte. Il bello e cattivo cerca di difendersi dagli attacchi del buono ed ignorante e del saggio e moderato. Le comparse creano suoni di sottofondo. La tensione cresce ed il pubblico non fa pause. La scena è trasmessa in tutte le televisioni, uno spettacolo dove il biglietto lo si paga indirettamente, sottoforma di contributo, mica al botteghino.
….the end. Il grande applauso dell’audience. o forse no. Lo spettacolo è un fallimento. Il gran finale non c’è. Ma il botteghino ha fatto un mucchio di soldi. C’è chi chiama alla truffa, chi se ne è già andato a metà, e chi, dopotutto, se n’era fregato. Tutti si chiedono per, guardandosi allo specchio, ‘ma quale cavolo di regista ha potuto inscenare una cosa del genere??’. Guardiamoci allo specchio.
a presto
Federico




