La televisione non ascolta gli italiani. Non li guarda non li capta. Il rapporto è inverso. Questa la conclusione dell’ultima indagine Demos, pubblicata pochi giorni fa e reperibile su questo sito: http://www.demos.it/a00463.php.
I risultati sono molto interessanti. Il sondaggio, rappresentativo come tutti quelli che valgono, fornisce una istantanea della copertura televisiva da parte dei maggiori telegiornali delle questioni che riguardano il paese, confrontandole con le percezioni di che i cittadini hanno dell’importanza di temi specifici. Si legge che gli italiani sono maggiormente sensibili e preoccupati allo stato della sanità pubblica nella loro regione (47%), alle questioni relative all’ occupazione e alla situazione economica in generale (45% disoccupazione, 31% aumento dei prezzi, 15% fisco e tasse). Circa il 90% degli intervistati concentra l’attenzione su questioni relative all’economia in senso lato, mentre solo uno scarso 28% è preoccupato di questioni che ‘potrebbero’ essere collegate alla criminalità (18% criminalità in specifico e 10% immigrazione, tra i quali vanno considerati coloro che vedono l’immigrazione come una questione di tutela dei diritti umani invece che puramente come ‘irregolarità’ di accesso ad un territorio).
Non stupisce (chissà perché) che il telegiornale di RAI1 (sondata solo l’edizione serale) trasmetta per l’82% servizi che riguardano la questione criminalità e dedichi solo un 4,1% a questioni come ‘perdere il lavoro’, ‘perdere i propri risparmi’, ‘peggioramento condizioni di vita’. Questi dati sono proprio interessanti. Perché? Con una buona dose di fantasia cerco di dare spiegazioni.
La crisi economica non esiste ed è tutta una invenzione. Questa l’opinione professata dal governo fino a pochissimi giorni fa. Si potrebbe aggiungere anche la riforma e la manovra finanziaria che porterà cambiamenti drastici negli stili di vita della popolazione: questa una delle cose di cui il governo non vorrebbe parlare probabilmente. E’ risaputo che l’insicurezza e la paura sono stati d’animo che rendono le masse controllabili, malleabili a piacimento dei potenti. La paura rende cechi. Meglio parlare di insicurezza e cavalcarne l’onda.
Una televisione nel disordine, che non informa e che non riesce a sentire il ‘polso’ dell’opinione pubblica. Perchè forse è dipendente dalle agende politiche o piuttosto semplicemente e disperatamente dipendente dalla banalità della paura invece che dalla complessità di una contingenza economica. Fatto sta che guardare la televisione, RAI 1 in particolare (ma aggiungerei anche Tg come studio aperto e canale 5), non sarà più un esercizio esplorativo dei fatti quotidiani (cosa succede di importante nel mondo di oggi?) ma piuttosto un processo manipolativo. Qualcuno sceglie per noi quello che è veramente ‘importante’ senza spesso avere un minimo collegamento con la realtà. La famosa invenzione della realtà.
a presto
Federico

