Purtroppo poco tempo per digitare, informandovi delle nostre opinioni…
Il primo (?) passo verso un federalismo falsificato arriva con l’estate. La localizzazione dei beni demaniali, che vengono dati in proprietà agli enti locali. Spiagge, isole, coste, musei, monumenti naturali ed umani che saranno gestiti da regioni e comuni. Cosa di male? perché criticare? non credo che la cosa sia sbagliata a priori personalmente. Si parla del pubblico. Però pensiamo bene. Da una parte lo Stato taglia alle regioni ed i comuni, dall’altra fornisce loro beni immobili, di valore indefinito ed inestimabile, non calcolabile. Fonti di ricchezza a lungo termine. Ma che tutti hanno il timore saranno semplicemente sfruttate nel breve termine. Messe all’angolo, regioni e comuni, soprattutto quelli meno sensibili ai beni paesaggistici e storici, collettivi e pubblici, decideranno di vendere, anzi svendere al primo, migliore forse, offerente privato che massimizzerà le proprie rendite nel lungo periodo, sfruttando beni spesso non esauribili, come la stessa identità di un paese. Non solo, quale strano federalismo quello che riproduce differenze….quasi il 30% dei beni demaniali è localizzato nel Lazio, che detiene uno dei patrimoni storici più ricchi del mondo. Quale i vantaggi per le regioni meno ‘ricche’ in questo senso, come la mia (le Marche). Si taglia allo stesso modo per tutti ma si ridà in modo diverso. Un federalismo imperfetto che piuttosto che riformare sembra tappare buchi istituzionali. Lo stato ridistribuisce la ricchezza. Fa in modo che le esternalità negative prodotte dalla mandria di auto turistiche che dal nord Europa attraversano tutto il paese per andare a, per esempio, Pompei, siano bilanciate dal fatto che le entrate di Pompei (non tutte ovviamente) ritornino nelle casse nazionali, collettive. La storia come bene collettivo…bella storia. Cosa succederà con i beni delle regioni meno virtuose? quelle della Mafia immobiliare e dell’urbanistica corrotta? Quei beni saranno svenduti come succede già con le concessioni regalate a ricchi imprenditori turistici per la gestione delle coste italiane (vedi report). Ed infine, le regioni dell’urbanizzazione sregolata perseguiranno le loro politiche del cemento, libere di gestire le aree naturalistiche come piace a loro.
O magari no
Federico






