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Politica Europea dell’Energia e Dichiarazione Schumann

In Territorio&Società - Territory&Society on maggio 31, 2010 at 11:20 am

Il 9 Maggio si celebrava (un po’in sordina) il cinquantesimo anniversario della dichiarazione con cui il ministro degli esteri francese di allora dava avvio alla costruzione dell’unità politica europea e della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. A distanza di cinquant’anni vediamo cosa succede in un settore chiave dell’industria europea di oggi, l’energia.

La politica energetica europea ha una molteplicità di attori. Ci sono gli stati nazionali, ovviamente, c’è la commissione, ci sono poi soprattutto le imprese, che posseggono ormai una dimensione multinazionale (si pensi all’Enel che opera in Spagna, Italia, Slovacchia, Belgio etc.) e sono in grado di progettare su scala europea.

Due preoccupazioni principali formano le linee guida della politica europea dell’energia: l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 ed aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili (per cui l’obiettivo fissato dalla commissione è che ogni paese produca il 20% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020) e l’indipendenza energetica. I due obiettivi sono legati ma non necessariamente armonici. In generale, aumentare l’importanza delle rinnovabili diminuisce la dipendenza europea da petrolio e gas importati, ma l’energia nucleare, che diminuisce le emissioni di CO2 fa dipendere gli stati europei dalle fonti di uranio (Australia, Niger, Russia principalmente) e dalla filiera del suo arricchimento (Francia, Stati Uniti, Russia).

I principali progetti portati avanti su scala europea dalle aziende dell’energia hanno anch’essi una duplice finalità: ridurre le emissioni e razionalizzare la distribuzione a livello europeo. I progetti che più degli altri simbolizzano questi obiettivi sono la Supergrid del Mare del Nord e Desertech nell’area mediterranea. Entrambi uniscono energie rinnovabili e grandi reti di distribuzione.

Supergrid è il progetto più avanzato ed è opera di un consorzio di imprese provenienti da Gran Bretagna, Norvegia, Germania, Italia ed altri paesi. Prevede la costruzione di centrali eoliche off-shore nel Mare del Nord e il loro collegamento con tutti i paesi rivieraschi appunto attraverso una “supergriglia” di cavi sottomarini. Il collegamento di numerosi impianti con diversi paesi permetterebbe di razionalizzare l’impiego dell’energia prodotta dagli impianti. Le energie rinnovabili, infatti, difficilmente mantengono livelli costanti e programmabili di produzione. Al contrario delle tecnologie più tradizionali, le rinnovabili sono meno adattabili alle variazioni dei consumi. Collegando i paesi rivieraschi fra loro e con gli impianti dovrebbe essere possibile smistare l’energia in maniera più flessibile fra le varie richieste. Il progetto prevede anche che l’energia prodotta in eccesso nei periodi di picco dalle centrali eoliche sia impiagata per riempire le dighe norvegesi. Nei periodi in cui l’eolico non sopperisse al consumo, queste dighe dovrebbero restituire con l’energia idroelettrica quanto accumulato nei periodi di picco.

Il progetto Supergrid, benché sviluppato da aziende private, richiede investimenti così enormi che richiede il supporto dall’Unione Europea. In cambio, Supergrid, promette passi avanti verso il raggiungimento degli obiettivi sulle rinnovabili e verso l’indipendenza energetica europea.

Desertech è meno avanzato. Opera di un consorzio costituito soprattutto da aziende tedesche (ma recentemente aperto ad aziende francesi), è rivolto al Mediterraneo ed include la costruzione di centrali solari nel Sahara africano e il loro collegamento con le griglie europee. Il progetto si salda in questo a numerosi altri che tendono a trasformare il Mediterraneo in un’area interconnessa energeticamente.

Se queste, razionalizzazione della rete, rinnovabili e indipendenza energetica, sono le linee guida generali, le politiche dei vari governi sono però ambivalenti. L’energia è al centro di operazioni diplomatiche diverse ma generalmente incentrate sull’approvvigionamento di idrocarburi, principalmente gas e petrolio. E qui i governi europei dimostrano tutta la loro debolezza e le loro divisioni. La frattura principale condiziona tutta la strategia dell’Europa ed è quella fra prorussi e anti russi, più o meno coincidente colla famigerata divisione fra “vecchia” e “nuova” Europa.

Da un lato, Germania, Italia e Francia hanno fatto dell’asse con Gazprom uno dei nodi centrali della loro politica estera. Ma questi tre paesi non sono i soli. Attraverso acquisizioni e accordi nei Balcani (Bulgaria, Romania, Serbia), Gazprom si è conquistata un ruolo imprescindibile nell’approvvigionamento europeo di gas, un ruolo destinato a rafforzarsi con le sanzioni all’Iran e forse coronato da un accordo recentemente proposto da Alexei Miller (il presidente di Gazprom) alla Naftogaz ucraina per una fusione delle due società (vedi annuncio su RIAN). In questo modo la dipendenza Europea dalla Russia di Putin e Medvedev è rafforzata dalle questioni energetiche.

D’altro canto, molti stati dell’Europa centrale e orientale temono i russi e ancor più l’ accordo fra russi e ed euroccidentali (famosa la copertina di una rivista polacca contro il gasdotto North Stream, in cui l’ex cancelliere Schroeder e Putin si stringevano mani a forma di tubi del gas al di sopra di della Polonia). Ma sono soprattutto i paesi Baltici ad essere inquieti. Il rifornimento energetico dei tre piccoli paesi dipende in massima parte dalle centrali elettriche russe (fra cui presto probabilmente una partecipata dall‘ENEL), mentre i rapporti politici fra Baltici e Russia non sono sempre semplici.

Queste fratture finiscono per minare la coesione interna dell’UE su una molteplicità di questioni. Inoltre la dipendenza dalla Russia, come si è visto nel corso dello scontro fra Russia e Ucraina, può rivelarsi pericolosa. E la forza degli interessi economici che si muovono all’interno della relazione fra paesi europei e Russia sembra talvolta avere aspetti oscuri (come nel caso di Schroeder, nominato a dirigere il progetto North Stream, non appena lasciata la carica di Cancelliere Federale tedesco) che gettano ombre sulle democrazie europee.

A parte le questioni strategiche della dipendenza dall’esterno, l’unità europea è minata anche da una sorta di ideale autarchico di autonomia energetica sul quale molti stati impostano la propria politica energetica. Così il governo italiano motiva il ritorno al nucleare sostenendo di voler porre fine all’importazione di elettricità dalla Francia, come se la Francia fosse un nostro partner commerciale occasionale. Ma questo tipo di nazionalismo energetico, in realtà, è tutt’altro che ragionevole oltre che risultare incoerente nel momento in cui si rafforzano i legami con la Russia per l’importazione di gas e ci si prepara a dipendere dalla Francia stessa per la gestione delle centrali e l’arricchimento del combustibile. La localizzazione delle centrali elettriche potrebbe essere molto più efficiente se concepita in sede europea.

In questo senso, il rafforzamento della prospettiva europea, nel riconoscimento della pluralità di attori pubblici e privati impegnati, potrebbe portare notevoli vantaggi. In primis in termini di razionalizzazione della rete distributiva e produttiva. In secondo luogo anche in una prospettiva strategica di difesa dell’autonomia dei paesi europei rispetto a minacce e ricatti esterni. Nel caso dei paesi baltici, ad esempio, è stata la Commissione Europea, e in specie l’ex commissario all’energia Andri Pielbags, a promuovere iniziative che favorissero l’interconnessione fra Lituania, Lettonia, Estonia e il resto dell’UE (si veda ad esempio qui), diminuendo la dipendenza di questi paesi dalla Russia.

Nel momento in cui celebriamo i 50 anni della dichiarazione Schumann non possiamo dimenticare che l’avvio del grande progetto politico dell’Unità Europea è stato dato da un esperimento inedito di cooperazione nella gestione razionale delle risorse, la CECA. Una cooperazione che aveva in sé molti elementi della pianificazione razionale. E’ in questo spirito che dovremmo affrontare anche il tema dell’energia.

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