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Furbacchioni, Berlusconi e manifestazioni: la politica del ‘guardie e ladri’

InPolitica&Società - Politics&Society su marzo 14, 2010 a 1:05 pm

Berlusconi ed i suoi cari amici governanti sono proprio proprio furbi. E’ chiaro a tutti. Nessuno come loro sarebbe ancora al governo, vincendo puntualmente ogni tornata elettorale se non avesse escogitato un piano mdetiatico-politico geniale ed elaborato. Mi fa quasi piacere, diciamo, sapere che dopotutto non parliamo di un’organizzazione (perchè Berlusconi è di fatto a capo di un’organizzazione governativa nella quale ogni individuo è un pezzo preciso all’interno di un complesso ingranaggio) sprovveduta che ci governa.  D’altro canto questo mi rende ancora più triste, sapendo che tante risorse, mediatiche, economiche e politiche vengono spese per interessi devianti e particolaristici, assolutamente estranei a tutto ciò che può riguardare una collettività (e quando parlo di collettività non parlo esclusivamente della maggioranza).

Questa è secondo me la sua strategia furbissima, che puntualmente si realizza ogni giorno. Ultimo caso esemplare la manifestazione della sinistra (delle sinistre) a Roma di ieri pomeriggio. Vi prego di tener presente che nonostante la mia visione critica sono un convinto sostenitore della piazza, e della suddetta manifestazione in favore della legalità. Il nostro Governo non ha contenuti politici. Questo è il punto di partenza. Non esiste un programma di governo, o meglio dire di sviluppo, di progresso o cambiamento. Non esiste una ideologia (il liberismo economico è piuttosto uno strumento retorico) o una visione complessa della realtà tutta. Non esiste una idea fondante una politica di governo. Si ‘opera’ tramite azioni specifiche non inserite in un discorso generale di progresso. Il governo dei provvedimenti e dei decreti e non quello della riforma. Ogni azione non è altro che una ‘toppa’ in un buco che presto si riaprirà. Lo sfruttamento spropositato di strumenti d’urgenza, di norme ad personam, e di decisioni particolaristiche enuncia una logica del ‘vivere alla giornata’, a seconda di come tira il vento elettorale dell’opinione pubblica. Dietro questa valanga di provvedimenti e decreti non rimane nulla.

L’attuale campagna elettorale è la realizzazione esemplare di questo disegno. La politica abbandona il livello dei contenuti e si perde nei dibattiti della forma. Non abbiamo visto alcuna riflessione sul futuro di questo paese, nessun confronto su temi importanti. Uno tra tutti il nucleare, questione di importanza fondamentale a livello regionale che non è discussa in alcun modo in nessun media. Ma potrei citare anche le grandi opere, l’abusivismo, la tutela dell’ambiente, gli incentivi all’energia pulita etc… tutte questioni sulle quali i nostri governatori regionali saranno chiamati a decidere. Assurdo. La politica ha completamente abdicato il suo ruolo di riflessione (e decisione) lasciando spazio al litigio e al battibecco; al gossip. Questa è la grande strategia del nostro governo: non parlare delle questioni importanti del nostro paese manipolando il confronto politico e trasformandolo in un gioco alla  ‘guardie e ladri’.

La manifestazione di ieri non fa altro che riprodurre queste dinamiche. I manifestanti sono tanti, sembrano uniti, ma sono uniti contro Berlusconi, contro le sue trovate mediatiche, contro il fatto che non vengono rispettate le regole. Non come i sindacati e movimenti studenteschi ‘vecchio stile’ che protestavano per far valere una visione del mondo, delle istituzioni (su temi specifici come scuola, lavoro etc…). Il ‘generalismo’  di queste manifestazione da potere al nostro governo, che può facilmente sminuire le proteste di piazza reclamando il giustizialismo e l’accanimento contro Berlusconi. In questo modo si mantiene il dibattito politico sulle questioni di forma. Berlusconi o no-berlusconi (ecco i viola) invece che progresso tipo-1 o progresso tipo-2. Nessun confronto di alternative, solo tanti battibecchi. Lo stesso avviene nei talk show, dove i nostri ‘decisori’ (altolocati) sfoggiano i loro animi più infantili nel litigare ed insultarsi (spesso neanche con eleganza).

Fede

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