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De Magistris, Beppe Grillo e i Meetup: chi sono, da dove vengono e che fanno (parte I)

InPolitica&Società - Politics&Society su maggio 17, 2012 a 4:40 pm

Cari Amici, oggi uno speciale su Grillo e i movimenti di quello che qualcuno ha definito antipolitica. Ringrazio il caro amico Mattia per aver pubblicato parte della sua tesi sull’argomento. Per chi volesse citarlo vi prego di usare il seguente riferimento: Fadda M. (2012) “Abbiamo scassato. L’antipolitica alle urne. Il caso di Luigi de Magistris” Tesi di Master in “Relazioni istituzionali, lobby e comunicazione d’impresa” .

L’incontro di de Magistris con Beppe Grillo ed il movimento che si raduna intorno al suo blog, nasce proprio dalla periferia, grazie alla mobilitazione del Meetup catanzarese a sostegno del pm nei giorni del minacciato trasferimento da Catanzaro. Il primo incontro pubblico fra il magistrato napoletano e il comico genovese avverrà solo in seguito, a Strasburgo, il 13 Novembre 2007, al Parlamento europeo. Insieme a Marco Travaglio e Beppe Grillo, ospiti del parlamentare europeo Idv Giulietto Chiesa, il magistrato terrà il suo primo incontro pubblico. Il fatto che un tale incontro avvenga proprio in quel luogo ed in compagnia di Grillo, Travaglio e un parlamentare Idv non può certamente apparire un caso, se pensiamo, infatti, che saranno questi i compagni di viaggio (e quello il luogo) che accompagneranno de Magistris fino alla sua candidatura a sindaco di Napoli.

L’incontro con Beppe Grillo nasce dalla periferia ma si consolida in una conoscenza personale. E’ lo stesso de Magistris a parlare della sua amicizia con Grillo e della loro frequentazione. L’incontro politico, invece, si estrinseca nella solidarietà del comico genovese per il pm e le sue battaglie. Un legame che esprime proprio sui temi della giustizia e soprattutto sull’attacco (e l’insulto) alla casta. Infatti Il 28 Gennaio 2009 in piazza Farnese a Roma, avrà luogo la “manifestazione per la giustizia”, a cui parteciperà lo stesso Grillo, oltre a Marco Travaglio e Antonio Di Pietro (ma non de Magistris). Un presidio indetto per opporsi alla minaccia di trasferimento del Csm nei confronti del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella e dei suoi sostituti, a seguito della cosiddetta “guerra fra procure”.

Perciò Grillo sosterrà de Magistris attraverso la sua presenza a manifestazioni pubbliche, mettendogli poi a disposizione spazi filmati ed interviste all’interno del suo frequentatissimo blog. De Magistris diverrà in poco tempo uno dei beniamini del “popolo” che utilizza il portale di Beppe Grillo come piattaforma di discussione e di coordinamento delle numerose iniziative locali di protesta. Ma l’apice del sodalizio si tocca già il 25 Aprile 2008, quando a Torino, si terrà il V2-Day e de Magistris si collegherà via Skype con la piazza festosa. Grillo presenterà de Magistris come “un combattente” e lo ringrazierà semplicemente per il fatto “di esistere”. Il pm ricambierà ringraziando il comico, “un amico”, per l’opera che compie e le battaglie che fa. Un legame, quello fra i due tribuni dell’antipolitica, che si esprimerà nell’appoggio  di Grillo e del suo movimento (allora il blog e i Meetup) alla candidatura a parlamentare europeo di Luigi de Magistris nel 2009. L’affermazione elettorale di de Magistris, entrato in lista come “candidato indipendente della società civile”, sarà incredibile. Candidato in ogni circoscrizione otterrà 415 mila preferenze (135 mila nella circoscrizione Sud, superato solo da alcuni candidati di Pd e Pdl) e, secondo solo a Berlusconi e davanti allo stesso Antonio Di Pietro (fermo poco sotto le 400 mila). Il contributo elettorale di Grillo e del suo movimento sarà, se non determinate, comunque piuttosto significativo. Sarà lo stesso de Magistris nel ringraziare Beppe Grillo  (attraverso un video postato sul suo blog) a riconoscere l’importanza del ruolo giocato dalla rete, da facebook e dal blog stesso nel rendere possibile la propria elezione. Ringrazierà i Meetup e “anche quelle persone che all’interno dei Meetup non hanno avuto l’elasticità mentale di comprendere come questo fosse un progetto che può cambiare l’Italia”. Il legame di de Magistris con Grillo sembra davvero solido. Lo stesso de Magistris attribuirà anche al numero altissimo di preferenze ricevute, la sua stessa elezione a presidente della Commissione Controllo Bilancio del Parlamento europeo.

De Magistris, Beppe Grillo e i Meetup: chi sono, da dove vengono e che fanno (parte II)

InPolitica&Società - Politics&Society su maggio 17, 2012 a 4:31 pm

Contro ogni pronostico il sodalizio fra i due durerà meno di un anno. Infatti il primo aprile del 2010 sul blog del comico genovese compare un post molto critico nei confronti del parlamentare europeo. L’affondo di Grillo è sintetizzato bene dalle sue parole: “Luigi de Magistris è stato eletto con i voti dell’Italia dei Valori e del blog. L’obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione. (…) E’ stato eletto come indipendente e poi ha preso la tessera IDV. Parla a nome del MoVimento 5 Stelle senza averne l’autorità (…)“. L’attacco di Grillo – che forse origina da indiscrezioni sul mal celato desiderio del’ex-pm di porsi a capo del movimento grillino – è violento e diretto. Grillo ripudia de Magistris, ne stigmatizza l’assenteismo da Strasburgo e Bruxelles, ne sottolinea il presenzialismo televisivo, mentre chiarisce l’assoluta autonomia del movimento (soprattutto il MoVimento 5 Stelle, neonata costola politico-elettorale del blog) contro il tentativo di farsene interprete nella dialettica politica. La lacerazione è tanto profonda quanto inaspettata. Il disorientamento dei tanti frequentatori del blog è totale. Chi tanto aveva sperato nel magistrato napoletano e nella sua capacità di rappresentarne le istanze legalitarie e palingenetiche anche dentro le istituzioni così vituperate, ora è costretto (da Grillo) a ricredersi. Per comprendere il disorientamento è sufficiente leggere i numerosissimi commenti (2058!) dei frequentatori del blog al post incriminato. C’è chi asseconda immediatamente il leader  e scarica de Magistris e chi, invece, ne critica l’aggressività e l’isolazionismo, parteggiando per l’ex-pm, ricordandone il valore e la rappresentatività.

La risposta di de Magistris non si farà attendere e arriverà attraverso un’intervista concessa ad AP-com. Rinnovando ironicamente la sua amicizia e la sua stima per Beppe Grillo, il parlamentare europeo Idv accusa il comico di agire in modo elitario per rimanere confinato in una nicchia e potersi ricavare un posto al sole, invoca rispetto per il suo “elettorato” e per il popolo viola. Infine richiama tutti, movimenti, società civile e la parte sana dei partiti a fare fronte comune contro il sistema corrotto ed il berlusconismo.

Assistiamo perciò ad una nuova rottura, ancora più sensazionale della precedente. Ma a differenza di quella con Pecora e AT, da questa lacerazione derivano implicazioni politiche più rilevanti.  La radicalità dei toni con cui Beppe Grillo attacca de Magistris sottende sicuramente una mal cela una ferita narcisistica del comico genovese nei confronti del parlamentare europeo. Ma sbaglieremmo se intendessimo ricondurre la lacerazione ad un semplice screzio fra “prime donne”. La critica è mirata, e riguarda l’atteggiamento con cui de Magistris brandisce il consenso ricevuto (cioè la legittimità) per svolgere “solo” l’attività specifica si parlamentare europeo per partecipare, invece, al “teatrino” politico nazionale. Grillo intende così dare un avvertimento, per riaffermare l’irriducibilità del suo movimento alle pratiche e alle logiche partitiche e, in vero, a tutte quelle traiettorie evolutive e forme organizzative che non originino dalla sua stessa visione e si allontanino così dal suo controllo. Tra l’altro è probabile che Grillo proprio in quel frangente temporale stesse pensando alle elezioni politiche del 2013 come approdo per le proprie liste a 5 stelle. Progetto che per ragioni strategiche ed elettoralistiche non può in alcun modo contemplare annacquamenti o concorrenza tematica e organizzativa con gli altri attori della sinistra politica.

Ciò che intendiamo qui sostenere è che Beppe Grillo è stato il primo ad accorgersi, e quindi ad opporsi, alle velleità politiche e alle ambizioni personali di de Magistris. Progetti e ambizioni che, allora come oggi, vanno ben al di là di un ruolo da gregario da giocare in periferia o all’ombra di altri leader. Come già avvenne in occasione dello scontro con Aldo Pecora, de Magistris si batte per screditare l’accusatore al fine di affermare la propria autonomia. La rottura con Grillo segna la seconda repentina svolta politica in una carriera nata da appena due anni.

Luigi de Magistris brucia le tappe. In poco meno di due anni assistiamo al secondo riposizionamento politico e all’ennesima ridefinizione nella sua immagine complessiva di uomo politico. Viene ora messa in secondo piano la battaglia culturale a favore della legalità, mentre il tema principale diventa la costruzione dell’alternativa al berlusconismo. Lo spazio in cui giocare le proprie carte non è più la rete (che ora diventa strumento del consenso e non rifermento costante dell’azione politica); e neanche le istituzioni europee sembrano interessare granché Luigi de Magistris. Ora l’attenzione è rivolta alla politica nazionale e al circuito dei media tradizionali, forse perché più inclini alla personalizzazione e alla spettacolarizzazione della competizione politica. Gli strumenti utilizzati sono quelli più classici: il partito, le alleanze e i media mainstream. Il cambiamento è quindi radicale e repentino, troppo evidente perché Beppe Grillo non se ne accorga e se ne risenta. A questo punto resta solo da domandarci cosa sia rimasto a Luigi de Magistris dell’incontro con Beppe Grillo. Innanzitutto il legame con quel popolo del blog che almeno in una certa misura si era schierato in sua difesa al tempo della rottura. Militanti che sapranno appoggiarlo al secondo turno delle elezioni napoletane nonostante il duro affondo di Grillo alla vigilia delle elezioni.Rimane poi una particolare attenzione alle potenzialità della rete e dei social media. Un know how e una sensibilità che de Magistris utilizzerà con grande profitto nella campagna elettorale per diventare sindaco di Napoli. Infine, ad accumunare i due leader rimane la feroce retorica antipolitica, caratterizzata da un forte spirito polemico e dalla costruzione manichea del nemico politico.

Mattia

Il Movimento a cinque stelle: la politica dell’anti-politica fatta da non-politici.

InPolitica&Società - Politics&Society su maggio 9, 2012 a 10:24 am

Cari Amici

non sono un tecnico e non sono neanche in possesso di una panoramica complessiva dei risultati elettorali dielle amministrative dello scorso fine settimana. Ma vorrei comunque condividere la mia opinione su quello che é appena successo. I media sono giá pieni di dichiarazioni che acclamano alla ‘rottura’ politica che si é appena creata, con solotti e talk show che come al solito inventano teorie politiche istantanee sulla base di dati essenzialmente parziali (non tutti i comuni hanno votato) raccolti in circostanze particolari (la crisi economica). Tali conclusion sono essenziali: tendenza negativa della partecipazione al voto, caduta della Lega, incertezza e a tratti disfatta del PDL, timida perdita di voti del PD e soprattutto una grande vittoria dei Grillini. Il movimento a cinque stelle é il protagonista di queste elezioni amministrative, con una risultato che per molti era inaspettato.

Due sono i punti interessanti secondo me. Primo, il movimento a cinque stelle rappresenta una forma di partecipazione politica a mio parare transitoria. E’ espressione di una confusione totale dell’elettorato di fronte ad una contingenza storico-economica per la quale non ci sono soluzioni chiare. I Grillini non sono un partito e difficilmente potranno prendere decisioni valide per sostenere le nostre cittá. Sono un movimento politico ‘di processo’ piuttosto che di contenuto. Si organizzano attorno ad una critica valoriale ed etica della democrazia e dei suoi strumenti diretti, i partiti. Una critica imperniata su un’ipotesi specifica, quella che il buon processo possa inevitabilmente generare buone decisioni. Il civismo di cui si fanno paladini i Grillini é quello dell’uomo comune, quello della strada, il precario e il giovane, attento alla vita quotidiana. Importanti valori ma che purtroppo non si differenziano nella loro logica dalla forma piú tradizionale dei partiti che conosciamo. La Lega é nata da una simile matrice (il movimento Lombardo dei piccoli e medi imprenditori). Il PdL reclama simili origini nel tessuto delle piccole e medie ‘partite iva’ dell’itala e dell’uomo che si è fatto da solo. I partiti che chiamiamo classici sono il precipiptato di questi movimenti, come se la loro evoluzione fosse determinata da un processo che dal ‘movimento’ porta successivamente al ‘partito’. La componente transitoria dei Grillini é proprio in questo processo, ed é per questo insostenibile nel lungo periodo. In altre parole, Grillo dovrá fare i conti con la questione organizzativa del movimento molto presto, a meno che siamo tutti cosí ingenui da pensare che le cittá siano una questione puramente ‘locale’ (non mi dilungo su questo punto).

In secondo luogo, il movimento a cinque stelle rappresenta un paradosso interessante. Da un lato la partecipazione rilevata al voto cala, proporzionalmente alla disaffezione politica generale della gente. Dall’altro, il movimento dei Grillini rappresenta un desiderio di elettorato passivo impressionante. Guardando il manifesto elettorale del movimento a 5 stelle di Jesi (17% al momento) notavo che sono tutti ragazzi visti per strada, persone che conosco, che avrei potuto incontrarev al bar il giorno prima. I miei simili. Sembra ci sia una corsa alle liste, in cui tutti i cittadini vogliono essere direttamente coinvolti in politica. L’aspetto piú interessante é per me questo: il fatto che i cittadini vogliano essere direttamente partecipi alla ‘politica’ invece di partecipare alla ‘scelta dei politici’ o anche invece di partecipare alle ‘decisioni politiche’. La retorica di Grillo si arricchisce di riferimenti alla democrazia deliberativa, alla partecipazione e alla consultazione degli abitanti. Ma va tenuto presente che queste forme di ‘inclusione politica’ non si riferiscono originariamente alla traduzione della societá civile in movimenti politici eletti. La partecipazione é uno strumento (che dovrebbe essere imposto a volte) della politica per il raggiungimento di decisioni migliori, ma non si deve confondere con l’elettorato passivo. Il rischio teorico é la confusione tra emozioni, desideri e localismi della societá civile con la politica del governo delle cittá. Un’esperienza dai risvolti ideologici imprevisti, soprattutto in periodi di crisi.

Ultimo interessante punto: l’Italia si conferma un paese diviso. Eravamo divisi territorialmente, poi lo fummo elettoralmente e ideologicamente  (tra i partiti), poi economicamente (tra regioni). Ora lo siamo anche amministrativamente, sballotatti tra una politica incomprensibile dei tecnocrati a livello nazionale e uin’amministrazione popolare dei non-tecnici a livello locale. Intermezzata dalle incrostazioni partitiche regionali di stampo tradizionale, molto piú forti secondo me di quelle nazionali (un allenamento al federalismo?). Sono curioso di vedere come l’ANCI si porrá di fronte ai tecnici, e come (e se) la politica locale e processuale dei grillini si possa strutturare in politica di rinnovamento nazionale. Perdonatemi lo scetticismo di questi mesi, ma non credo purtroppo.

Federico

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